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2 agosto 1980: cosa accadeva nel mondo dello sport

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2 agosto

Nell’Italia del 2 agosto 1980 straziata dalla strage fascista alla stazione di Bologna – 85 morti e più di 200 feriti – prima e dopo si continua a fare sport, dare calci a un pallone, salire su un ring, correre attorno a una pista, saltare, nuotare. Nello scrigno doloroso degli archivi che conservano verità e segreti di quelle ore, spostare la prospettiva entro i confini del territorio dello sport significa avere contezza del quadro d’insieme dove è stipato il nostro Paese. In quelle ore drammatiche che hanno marcato per sempre la storia dell’Italia, a margine del tragico evento che calamita l’attenzione degli italiani, si muovono campioni destinati a lasciare una traccia di sé e/o ignoti mestieranti che a breve scompariranno, tutti più o meno consapevoli di meritare una riga in cronaca, non di più.

Scontornato da tratti pasoliniani che custodiscono una miseria antica, un pugile di Poggioreale di nome Patrizio Oliva – quel 2 agosto del 1980 – sale sul ring con la morte nel cuore. Gli hanno appena detto cosa è successo a Bologna, sa che la Storia sta virando lontano. Succede alle Olimpiadi di Mosca, quelle del celebre boicottaggio degli Usa. Oliva batte il sovietico Konakbayev e conquista la medaglia d’oro. In Italia si gioisce per le imprese degli azzurri – alla fine sono 8 le medaglie d’oro, 15 quelle totali – e mentre il presidente del CONI Franco Carraro si lamenta perché «l’Italia non ha una mentalità sportiva», da noi si parla di pallone, come d’abitudine.

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Patrizio Oliva oggi, di scena nei teatri di tutta Italia con il suo spettacolo “Patrizio vs Oliva”. (Credits to Anna Camerlingo)

Il 2 agosto l’Inter campione d’Italia ha appena chiuso il ritiro estivo a Montecampione, in Val Camonica. A Eugenio Bersellini – l’allenatore dell’Inter – viene chiesto se è più forte l’austriaco Herbert Prohaska, appena acquistato dai nerazzurri, o l’irlandese Liam Brady, in forza alla Juventus. Bersellini non ha dubbi: Prohaska. «Con lui ci siamo rinforzati», confessa ai cronisti. C’è molto entusiasmo in giro, quella è un’estate storica per il calcio italiano. In pochi mesi è cambiato tutto. Prima lo scandalo delle scommesse – con le volanti e le manette negli stadi del 23 marzo – ha scoperchiato un mondo di corruzione e imbrogli, poi, con la riapertura delle frontiere dopo anni di autarchia, la Serie A si è lanciata verso il futuro. Sono arrivati 11 stranieri, fuoriclasse e bidoni, tra cui Bertoni e Falcao, Juary e Krol, Silvio Danuello ed Eneas. A poche ore dalla strage di Bologna, il calcio italiano cambia il suo padrone: la FIGC passa da Artemio Franchi, il più potente dirigente del mondo, all’avvocato Federico Sordillo, il suo prediletto.

Sono ore – quelle – di morti anche nel mondo dei motori. Il 1 agosto se ne va Patrick Depailler, pilota francese che di lì a pochi giorni avrebbe compiuto 36 anni. Il pilota dell’Alfa si schianta durante una prova libera sul circuito di Hockenheim. Negli stessi momenti Pietro Mennea – con un recupero straordinario – a Mosca regala il bronzo alla staffetta azzurra 4×400, insieme ai compagni i cui nomi oggi sono scivolati nell’oblio: Mauro Zuliani, Stefano Malinverni e Roberto Tozzi. Sono i giorni di gloria del più grande velocista italiano di sempre, già trionfatore in quella Olimpiade nella finale dei 200 metri piani.

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Patrick Depailler. (sfcriga.com)

Tennis a San Benedetto del Tronto: Barazzutti batte Panatta all’ultimo atto, la serata finisce con una gran spaghettata. La Lega basket dirama i calendari. Ci sono nomi che innescano una nostalgia inevitabilmente canaglia. Billy Milano, Hurlingham Trieste, Sinudyne Bologna, Squibb Cantù. Sono passati quarant’anni, eppure sembra ieri, almeno per quanto riguarda le discriminazioni al femminile. Il nuovo presidente del CIO, lo spagnolo Samaranch, annuncia che «anche le donne devono entrare nel CIO». Peccato che in quel 1980, tra gli 86 membri, non ci sia nemmeno una donna.

Va infine registrata la triste vicenda di Tiberio Mitri, l’ex campione europeo dei pesi medi e uno dei più noti pugili italiani negli anni ’50, anche attore e pittore, bello e sfacciato, circondato da donne, rapito di vizi. Mitri viene arrestato a Firenze. L’accusa è pesante: spaccio di stupefacenti. Le cronache di quei giorni – con una narrazione che oggi fa sorridere – raccontano che «Mitri aveva trasformato una roulotte in una discreta “boutique” di paradisi artificiali per facoltosi fiorentini». Mitri morirà più di vent’anni dopo, dopo una vita distratta e disperata. Nel febbraio del 2001 finirà sotto un treno, alla periferia di Roma, solo e in miseria, senza una lira, sconvolto per la morte dei figli, abbandonato da tutti, prigioniero dell’Alzheimer. Camminava in stato confusionale lungo i binari di Porta Maggiore, a due chilometri dalla stazione Termini.

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Tiberio Mitri e il suo gatto. (dartorromeo.com)

 

Foto copertina – I resti dell’Alfa Romeo di Patrick Depailler dopo il tragico incidente di Hockenheim. (the-fastlane.co.uk/GPP/Icon Sport)

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