Dado Lombardi, macchina da canestri e collezionista di promozioni

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«L’Italia sta vivendo un momento storico. Signori, siamo Campioni d’Europa! Un sogno!». Sono queste le parole cariche di entusiasmo e commozione pronunciate in diretta Rai per celebrare il trionfo dell’Italia agli Europei di basket di Francia 1999 da Gianfranco Lombardi, per tutti Dado. Un grande protagonista, un simbolo della pallacanestro italiana, venuto a mancare qualche giorno fa all’età di 79 anni.

Emoziona risentire oggi quella telecronaca, non solo perché ricorda un successo così straordinario e lontano nel tempo, mai più ripetuto, con protagonisti assoluti atleti che non giocavano e vincevano anelli in NBA ma che erano incredibilmente affiatati, una squadra, un gruppo vero, talentuoso e molto tosto. Ma anche perché, accanto al commento tecnico di Lombardi, la voce principale era quella di Franco Lauro, cantore signorile e competente del basket e dello sport italiano, scomparso troppo prematuramente e improvvisamente nell’infausto 2020, appena pochi mesi prima di Dado.

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Dado Lombardi e Franco Lauro. (twitter.com)

Al termine di quella memorabile partita Italia-Spagna disputatasi al palazzo dello sport di Parigi-Bercy, Lombardi, intervistando a caldo Boscia Tanjevic –  l’allenatore di quella Nazionale, artefice e regista di quel successo, amico e ospite di Overtime nel 2018 – non gli chiese alcun banale o scontato commento tecnico o tattico ma semplicemente «io non l’ho mai provato, cosa si sente?», riferendosi a quel successo.  Più di altri lui, che aveva dedicato vita, sudore e ogni energia a quello sport e che non aveva mai avuto la possibilità di allenare squadre di vertice assoluto, poteva comprendere fino in fondo la magia di quel momento, l’importanza di quel traguardo raggiunto da ragazzi che non giocavano solo per sé stessi ma rappresentavano un intero movimento, generazioni di giocatori e allenatori italiani, presenti e passate.

Lombardi è nato e cresciuto cestisticamente a Livorno, una piazza storica della pallacanestro italiana, che ci auguriamo possa tornare presto ai livelli che le competono per tradizione e passione, per rinverdire i fasti di quella indimenticabile e drammatica finale scudetto del 1989 contro Milano.

Nel 1958 venne acquistato giovanissimo, appena diciassettenne, dalla Virtus Bologna con cui disputò ben dodici stagioni. Erano anni in cui le V Nere non riuscivano a dominare la scena italiana, centrando “solo” un secondo posto e la conquista di una Coppa Italia. Dado però non si tirò mai indietro, divenne colonna portante ed emblema di quella squadra, diede spettacolo, sfoggiò grinta e classe, risultando capocannoniere della Serie A nella stagione 1963-64 e poi in quella 1966-67, in un’epoca in cui non esisteva ancora il tiro da 3 punti.

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Dado Lombardi attacca il canestro ai tempi della Virtus. (triesteallnews.it)

Si tolse grandi soddisfazioni anche in azzurro, collezionando 113 presenze e 1408 punti totali, vincendo l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Napoli 1963 e partecipando da protagonista, a 19 anni, alle Olimpiadi di Roma 1960. In quel torneo Dado fu una rivelazione e una macchina da canestri, da ala segnò 15 punti contro il Brasile, giocò una gran partita anche contro l’Urss che sconfisse l’Italia di coach Nello Paratore di soli 8 punti. Si distinse così tanto da essere eletto nel quintetto ideale dei Giochi assieme ai miti americani Jerry West, Oscar Robertson e John Lucas e da venire soprannominato “Mc Lumbard”, tanto assomigliava agli statunitensi. Quel ragazzo così forte e promettente non poteva sfuggire all’attenzione della NBA, con i New York Knicks a proporgli l’ingaggio. Lombardi rifiutò l’irrepetibile offerta semplicemente «perché la Virtus era il massimo».

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Dado Lombardi e Gary “Baron” Schull posano con la canotta della Fortitudo Bologna. (ilrestodelcarlino.it)

Suscitò scalpore nel 1970 il suo passaggio, per 25 milioni di lire, alla Fortitudo Bologna, che si affacciava alla Serie A. Un simbolo della Virtus che finiva a giocare con i cugini rivali. Tra i primi giocatori a trasferirsi da una squadra all’altra di Bologna, “imitato” da Belinelli molti anni dopo.

Concluse la carriera a Rieti, lasciando anche in quel caso un grande ricordo e svolgendo il doppio ruolo di giocatore-allenatore.

Realizzatore puro con grande propensione all’uno contro uno, nella sua trentennale carriera da allenatore fu invece grande cultore della difesa, su cui costruì gran parte dei suoi successi, e collezionista di promozioni ottenendone sei (cinque delle quali in serie A1).

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Dado Lombardi in una delle sue esperienze in panchina. (ilrestodelcarlino.it)

Personaggio sanguigno, carismatico e dall’innata simpatia, quando occorreva non le mandava a dire, distinguendosi sempre per un rapporto molto franco con i giocatori. Sulle panchine di provincia ha sofferto, ottenuto vittorie e reagito prontamente a qualche inevitabile passaggio a vuoto. Si è fatto amare a Trieste, Siena, Cantù, Verona, Reggio Emilia, dove si accomodava in panchina sempre con indosso uno scaramantico giaccone verde. Dal 2007 è nella Italia Basket Hall of Fame. Ha lanciato giocatori come Gianmarco Pozzecco e allenatori come Massimiliano Menetti, suo vice e diplomato chef, che incoraggiava a modo suo: «Male che vada andrai a fare il cuoco».

Tutta quella gavetta, gli schemi disegnati per anni sulle lavagne, gli odori e i suoni dei parquet calpestati, gli saranno venuti in mente mentre quella calda serata di luglio 1999 celebrava dalla postazione Rai la vittoria europea dell’Italia, la sua amata Italia, domandando al collega Tanjevic: «Io non l’ho mai provato, cosa si sente?».

 

Foto copertina – Dado Lombardi con la canotta della Virtus Bologna nel 1968. (ilcittadinomb.it)

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Un commento

  1. […] dalla fine degli anni ’60; i contestati passaggi da una sponda all’altra dell’indimenticato Dado Lombardi, di Alessandro Frosini e degli altri saltafossi. Fino a giungere alla stagione 1997/98, ad una […]

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