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Il telecomando di Trae Young

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È diventato un beniamino degli appassionati NBA per il suo basket estremamente creativo. Sul rettangolo di gioco non è nuovo a spunti e fantasie. Spesso si sente parlare di veri e propri trucchi. No, non quelli alla Harry Keller o alla Harry Houdini. Nel suo bagaglio tecnico solo trucchi sportivi. Leciti, ma antipatici per gli avversari.

Chiedetelo al veterano NBA, Trevor Ariza. Nel marzo del 2020 nel terzo quarto della partita contro gli Atlanta Hawks è un tunnel quello che subisce – o quasi. Un gesto irriverente che manda su tutte le furie l’ala piccola dei Portland Trail Blazers, ma che accende e fa innamorare i suoi supporter.

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Trevor Ariza reagisce spintonando Trae Young dopo il “tunnel” subito nella gara tra Portland Trail Blazers e Atlanta Hawks. (bleacherreport.com)

Trae Young nasce a Lubbock, città degli Stati Uniti, capoluogo della contea omonima nello stato del Texas. È iniziato alla pallacanestro dal padre, giocatore dei Texas Tech Red Raiders. Con la palla non se la cava male. Gioca play o guardia. Bravo a tirare dal palleggio e in penetrazione. Pecca difensivamente, dove paga la poca altezza e il fisico – 185 sono i suoi centimetri.

Si ispira a Steve Nash e Steph Curry. Per il college sceglie l’Oklahoma. La OU – Oklahoma University – è considerata un’ottima scuola per i programmi sportivi. Più per il football e il baseball a dire il vero, ma firma con gli Oklahoma Sooners. Durante la stagione d’esordio si contraddistingue per buone prestazioni, concludendo il campionato con una media di 27.4 punti, 8.7 assist e 3.9 rimbalzi a partita.

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Trae Young con la canotta degli Oklahoma Sooners. (soonersport.com)

Per lui si aprono le porte dell’NBA. Viene scelto dai Dallas Mavericks, poi dagli Atlanta Hawks. L’impatto non è semplice. L’ansia da prestazione e la responsabilità di essere l’erede di Steph Curry non sono cosa da poco. Non si scompone, neanche nei momenti più difficili. Il ragazzo lavora duro e ha stoffa da vendere. Nelle vene c’è il sangue dei cowboy, terra che ha dato i natali a pistoleri del calibro di Robert Clay Allison. Proprio come Clay Allison diventa una minaccia per gli avversari – in area e non al saloon. Gli score di fine partita parlano chiaro: tanti punti e tanti assist.

Trae si impone come stella indiscussa della squadra. Lentamente si affievoliscono i dubbi sul suo conto. Finalmente basta paragoni, basta similitudini. Ora in campo entra Trae Young.

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Trae Young alle prese con i Brooklyn Nets. Neanche un ottimo difensore come Jarrett Allen riesce a scoraggiarlo dal puntare al ferro. (notizienba.altervista.org)

Non è un cecchino, ma il suo stile diverte il pubblico. Estro, genio e un pizzico di follia. Una pressione costante sulle difese di cui diventa sempre più uno spauracchio. Quella del texano è una grandissima visione di gioco, la capacità di analizzare e decidere in pochi istanti le situazioni variabili. Legge in anticipo le difese degli avversari reagendo di conseguenza, intuisce come e dove passare la palla. Un Andrea Pirlo dei tempi migliori – quando scendeva in campo con gli scarpini -, un Garri Kasparov del basket. L’efficienza realizzativa della stella degli Hawks si caratterizza sempre più per il pick and roll. Piccolo aiuto – dal web, Wikipedia – per chi mastica poco il basket.

Nella pallacanestro si definisce pick and roll quella situazione offensiva nella quale un lungo sale per “portare” un blocco – “pick” – al palleggiatore amico. Il blocco consiste nell’impedire al marcatore del palleggiatore di seguire il movimento del suo marcato: il lungo si posiziona alle spalle del marcatore, facendo valere il volume del suo corpo, col risultato che il marcatore impatta contro il lungo, ed il palleggiatore è libero. Dopo aver portato il blocco, il lungo taglia – “roll” – rapidamente nel cuore dell’area avversaria.

Trae Young esce da un pick and roll. (Jason Getz/USA Today Sports/zonecoverage.com)

E poi c’è l’arte di arrangiarsi. No, non c’entra il film diretto da Luigi Zampa. Non c’entra nulla Alberto Sordi nei panni di Rosario Scimoni, l’opportunista senza scrupoli sempre pronto a schierarsi con chiunque possa aiutarlo. Qui l’arte di arrangiarsi è quella del campo. O dentro o fuori. O te o me. Young in questo è un maestro, anche a discapito di qualche malalingua sul suo conto.

Si chiama run up the back. Molto fastidioso per le difese. Per qualcuno un gesto antisportivo. Sicuramente da furbetto. Come funziona? Semplice. Si punta il canestro. Si supera in palleggio l’avversario che resta quindi alle spalle dell’attaccante. Ed è qui che interviene la magia – o se volete chiamatelo trucco. Immaginate di schiacciare stop sul telecomando, ma solo per l’attaccante. Solo per Trae Young. Che succede? Il difensore frana addosso all’attaccante. Si va in “lunetta”.

Non è l’unico a praticarlo, ma spesso Trae ne trae – battuta! – benefici.

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Un run up the back di Trae Young. In questa occasione, a farne le spese è Robin Lopez. (timesfreepress.com)

Qualcuno ci vede una violazione delle regole non scritte del gioco. Altri un comportamento antisportivo. È un movimento naturale o un espediente? Se è un espediente, qualcosa di sfacciatamente artificiale, non siamo molto distanti dal concetto di flopping (deriva da flop, ma non riguarda l’insuccesso) scrive Angelo Carotenuto su Lo Slalom.

Secondo aiuto (da casa) per chi mastica poco il basket.

Il flopping è quella chiamata arbitrale che sanziona la caduta intenzionale di un giocatore dopo un contatto fisico scarso, lieve, o addirittura nullo, giudicato non così consistente da far perdere l’equilibrio. Non è di simulazione che stiamo parlando – il fallo per simulazione esiste anche nel calcio. Vujadin Boškov commenterebbe: «Arbitro fischia quando recita c’è!».

Il flopping è quella chiamata arbitrale che sanziona la caduta intenzionale di un giocatore dopo un contatto fisico lieve o nullo. Qui DeShawn Stevenson accentua fin troppo la caduta con un giovane Russell Westbrook, all’epoca ancora ai Thunder. (thesource.com)

In attesa di capire se nelle prossime partite il telecomando di Trae Young si sposterà in modalità play, le difese dei roster della National Basketball Association stanno già correndo ai ripari.

Fino alla prossima magia!

 

Foto copertina – skysport.com

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