Ci vuole ben altro che una delusione sportiva per fermare Assunta Legnante

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assunta legnante

È un’autentica fuoriclasse del getto del peso e del lancio del disco. Una delle punte di diamante dell’intero movimento sportivo paralimpico italiano. Una campionessa che non si è arresa nemmeno al tempo che passa e al gravissimo infortunio al tendine d’Achille sinistro occorsole ad ottobre 2020, mentre si stava allenando in pedana a Civitanova Marche, la città che l’ha adottata da tante stagioni. L’ennesimo ostacolo, che ha rischiato seriamente di interromperne la carriera, un brutto e inaspettato colpo di fronte al quale ha dimostrato ancora una volta tutta la sua grinta, la capacità di reazione, la determinazione a non arrendersi di fronte alle avversità. L’espressione “non mollare mai”, il termine resilienza, il cui utilizzo è stato così esageratamente abusato negli ultimi anni, paiono assolutamente appropriati se accostati alla sua vicenda.

Assunta Legnante è tornata ad allenarsi duramente per partecipare da assoluta protagonista ai Mondiali di atletica paralimpica di Parigi in programma il prossimo luglio, ennesimo capitolo di una storia sportiva ed umana travolgente ed emozionante. Possibilmente per ribadire e confermare una supremazia iridata già culminata nella vittoria di quattro ori consecutivi nel getto del peso categoria F11-12. Sicuramente per continuare a divertirsi e fare ciò che più le piace e la entusiasma: competere e lanciare il peso e il disco il più lontano possibile, verso mete e misure sempre più ambiziose.

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La medaglia d’oro conquistata da Assunta Legnante a Rio 2016. (Foto di Paola Locatelli)

Ha completamente metabolizzato l’amarezza per l’argento conquistato alle ultime Olimpiadi di Tokyo: un grande risultato che però non l’ha per nulla soddisfatta, anzi profondamente delusa, per non essere riuscita nell’impresa di difendere il suo titolo a cinque cerchi conquistato a Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, in una giornata e in una competizione fortemente condizionate dal clima piovoso e da una pedana assai scivolosa. Qualcuno, ignorando o sottovalutando clamorosamente il suo spirito battagliero, la sua voglia di riscatto, la fame di nuovi successi, si era addirittura spinto ad interpretare come una resa pressoché definitiva la sua frase: «Purtroppo forse chiedo anche troppo a me stessa e a 43 anni non è che si può fare più quello che si faceva prima. Non posso dire di non averci provato, ma provarci e non riuscirci non è sufficiente».

Quel secondo posto, quella sfida persa in Giappone con la lanciatrice uzbeka Safiya Burkhanova, hanno dato in realtà nuova linfa e impulso alle motivazioni di Assunta che ha trovato nello sport una grande occasione di rinascita dopo la perdita totale della vista causata da un glaucoma congenito, che aveva drammaticamente interrotto la sua carriera sportiva costellata di tante soddisfazioni: tra i cosiddetti normodotati “Cannoncino”, infatti, era già stata campionessa europea indoor a Birmingham nel 2007, capitana della nazionale ai Mondiali di Osaka 2007, partecipando anche alle Olimpiadi di Pechino nel 2008.

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Assunta Legnante durante un incontro organizzato dal Panathlon Club Pesaro. (Foto Panathlon)

Noi di Storie all’Overtime abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscerla già nell’ottobre 2012, durante la seconda edizione del nostro festival. Ne abbiamo apprezzato lo spirito indomabile, la spontaneità, il senso dell’umorismo, la forza di non piangersi addosso. Durante la presentazione del libro di Paolo Genovesi “Liberi di sognare” moderata dalla giornalista Elisabetta Ferri, ha raccontato alla platea e ai tanti giovani presenti la sua storia, le traversie, la voglia di non arrendersi, con semplicità, senza enfasi o frasi ad effetto, senza atteggiarsi a diva o maestra di vita.

E a quanti le hanno domandato le ragioni per cui ha deciso, dopo la perdita della vista, di cimentarsi nella carriera paralimpica ha risposto: «Dopo il crollo drastico della vista mi sono fermata completamente con l’atletica concentrandomi solo sulla mia salute. Nel 2012 ho avuto la certezza che non avrei più visto e ho ricevuto le prime chiamate dalla Fispes. Mi sono messa subito in moto per partecipare a Londra 2012. Nella prima gara di getto del peso, i campionati italiani assoluti paralimpici di atletica leggera, mi sono qualificata per l’appuntamento oltremanica. Per il movimento paralimpico italiano e internazionale Londra è stato uno spartiacque. Per me è stato un mix di emozioni. Sono stata la prima medaglia d’oro nell’atletica, ho stabilito un nuovo primato mondiale e iniziato l’avventura anche con il lancio del disco».

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La Legnante protagonista anche dell’11esima edizione di Overtime Festival.

Come ci ha raccontato anche nelle sue successive partecipazioni ad Overtime, da quel momento in poi sono cominciate le sfide: la voglia di migliorarsi, di non porsi limiti, di lanciare quel peso verso misure che apparivano impossibili ed essere esclusivamente alla portata di atleti normodotati.

Con in testa un sogno, quello di riuscire a gareggiare assieme ai normodotati stessi, purtroppo non realizzato. Nonostante già nel 2014 la Legnante, con una continua serie di record del mondo, sia riuscita a lanciare il peso fino a 17.32, misura nettamente superiore ai 16.30 metri richiesti dalla Federazione Europea come minimo per la qualificazione agli Europei di Zurigo riservati ai normodotati.

Comunque andrà a luglio ai Mondiali di Parigi, siamo sicuri che l’atleta campana ci regalerà grandi emozioni e affronterà questa nuova sfida sportiva con il sorriso, tanta generosità, l’innata sana cattiveria agonistica. Sperando di non sentirla mai più definire, come accaduto talvolta in passato, l’Oscar Pistorius italiano: non tanto per le drammatiche vicende di cronaca nera che hanno visto protagonista l’atleta sudafricano ma perché Assunta Legnante e la sua carriera hanno sempre brillato di una splendente luce propria.

 

Foto copertina – Una delle prime partecipazioni di Assunta ad Overtime. (Paola Locatelli)

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