Ad ornamento della città, a diletto pubblico.

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sferisterio

Teatro all’aperto nel centro storico della città, lo Sferisterio palesa già con il nome l’architettura di arena semicircolare. Divenuto nel corso dell’ultimo secolo palcoscenico d’opera tra i più apprezzati al mondo da cantanti e direttori d’orchestra, non svela però altrettanto immediatamente la natura delle sue origini. Non la ritrosia il motivo. Piuttosto il tempo. Quello che cambia le mode e così anche i luoghi. Perché il progetto dell’architetto Ireneo Aleandri nel lontano 1823 aveva in realtà tutta un’altra vocazione, quasi inimmaginabile da quel pubblico che oggi siede al buio in platea o nei palchetti, peraltro gli unici all’aperto in tutta la Regione, in attesa di ascoltare le note e le voci delle più straordinarie arie musicali.

Uno stadio destinato alla palla al bracciale, sport di squadra sferistico molto popolare in Italia fino ai primi del Novecento (prima che arrivasse dall’Inghilterra il football), immaginato però dall’architetto, già all’epoca, come spazio polifunzionale, adatto a ogni tipo di spettacolo. Previste anche una grande sala per eventi al coperto e stanze per gli esercizi ginnici.

 

La pianta dello Sferisterio progettata da Ireneo Aleandri.

Oggi simbolo della città di Macerata, lo Sferisterio viene edificato nel 1829 grazie all’iniziativa di un gruppo di privati benestanti cittadini, i Cento Consorti, che si tassano per finanziarne la realizzazione, come ricorda l’iscrizione sulla facciata “Ad ornamento della città, a diletto pubblico. La generosità di cento consorti edificò. MDCCCXXIX” .

Costruito a ridosso delle mura urbiche, adiacente alla Porta Picena, più comunemente detta Porta Mercato, l’Arena vanta misure imponenti: 90×36 metri, delimitati da due testate rettilinee raccordate da un’ampia curva e dal maestoso muro di fondo, anch’esso rettilineo, alto 18 metri e lungo quasi 90. Dalla singolare forma mista, ha una pianta a segmento di cerchio. Cinquanta le campate scandite da imponenti colonne in ordine dorico.

Dotato di tribune mobili, arrivava ad ospitare fino a 10.000 tifosi pronti ad incitare gli atleti durante le gare e tra i più apprezzati, acclamati e venerati, Carlo Didimi, a cui fu dedicata la canzone civile “A un vincitore nel pallone” dal suo coetaneo Giacomo Leopardi, dopo che il poeta lo aveva visto giocare proprio nell’Arena di Macerata.

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Un giocatore di palla al bracciale all’interno dell’Arena Sferisterio. (Ph: Massimo Zanconi – Archivio Pindaro Eventi)

Quasi fino alla prima metà del XX secolo, lo Sferisterio è teatro abituale di eventi e, oltre alla palla al bracciale, ospita per più di 100 anni ogni tipo di esibizione e competizione sportiva dall’atletica, al calcio, dalla scherma alla boxe per poi continuare a regalare suggestioni attraverso la musica, grazie alla sua straordinaria acustica.

Poi, “l’armonia interna degli spazi, il colonnato neoclassico, l’alto muro rettilineo e la grande area aperta centrale suggeriscono una sfida ambiziosa”. Lo Sferisterio viene rinnovato. E il 27 luglio del 1921, di fronte a migliaia di persone giunte da tutta Italia, va in scena la prima rappresentazione: l’Aida di Giuseppe Verdi. Nel 1986 viene costituita l’Associazione Arena Sferisterio-Teatro di tradizione allo “scopo di meglio valorizzare le potenzialità artistiche e culturali già espresse attraverso numerose stagioni liriche, di balletto, concertistiche e di prosa effettuate presso lo Sferisterio” (Statuto, art. 1).

Quella che si apre nel 2012 con il direttore artistico Francesco Micheli dà alla luce il MOF “Macerata Opera Festival”, con l’obiettivo di rinnovare la proposta artistica e di rivitalizzare il rapporto con il territorio. Poi, la squadra che vedeva Luciano Messi Sovraintendente dell’Associazione Arena Sferisterio, Barbara Minghetti, direttrice artistica e Francesco Lanzillotta direttore musicale, dimostrato grande attenzione e sensibilità nei confronti dello sport come gesto atletico e della cultura sportiva, recuperando così il forte legame del monumento con le sue origini e facendo rivivere il gioco della palla al bracciale nei gesti di ballerini e ginnasti che si esibiscono per le migliaia di spettatori in platea e sugli spalti.

Un impianto sportivo d’epoca, un’eleganza inimitabile. Lo Sferisterio è testimonianza di un grande e glorioso passato e modello di ispirazione per un ambizioso futuro, anche sportivo, della città.

E del resto a questo aveva pensato l’Aleandri.

 

Foto copertina – Interno dello Sferisterio. (obiettivoarchivio.wordpress.it)

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