Non è più domenica. La provincia italiana e il calcio dilettantistico

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«Oggi, quando sento la domanda “Ci alleniamo anche se piove?” mi viene tanta malinconia. Provo amarezza nel pensare che qualche goccia di pioggia possa fermare un momento così bello e anche così utile per fare gruppo… Quando piove meglio dare in mano al figlio un tablet, non fa ammalare e non genera montagne di roba da lavare. Ma è davvero così giusto? Fa davvero tanto meglio?»

 

Lettura consigliata degustando “Bourgueil Rouge La Dilettante AOC” (Domaine Breton)

NonèpiùDomenica è un account social (facebook e instagram) che seguo da tempo. Una bella scommessa di Andrea Masciaga, ma soprattutto un luogo in cui scambiare idee e riflessioni sul calcio. Storie e aneddoti di tempi passati che sembrano dimenticati. Una piccola sezione di amori e pensieri è stata raccolta in “Ci alleniamo anche se piove? Miserie e splendori del calcio dilettantistico, edizione autoprodotta (febbraio 2019).

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Andrea Masciaga, ideatore di Nonèpiùdomenica. (@andrea.masciaga.9 on Facebook)

Nella premessa c’è già tutto il libro, il suo significato, il suo sapore. Mancano cinque minuti all’evento più bello della settimana: la partita. Chi si pettina, chi si mangia un cioccolatino (solitamente fondente, perché quello al latte allappa), chi sorseggia uno shottino di grappa, chi è teso perché al suo esordio, chi fa scherzi prima di entrare in campo. L’arbitro nello spogliatoio per l’appello di rito, lo scotch preso in prestito. Qualcuno spazzola le scarpe in silenzio, qualcun altro, cuffie nelle orecchie, fissa il soffitto senza dare segni di vita. Il bagno diventa un luogo inaccessibile ai deboli di cuore. Il più furbo rovista nella cesta per prendersi il pantaloncino migliore, quello meno slabbrato, stessa sorte per i calzettoni.

Nessun rimborso spese, nessun premio, solo la voglia di giocare e stare insieme. Il rumore dei tacchetti sul pavimento, le pacche sulle spalle, l’odore della canfora d’inverno, la maglia da titolare attesa per tutta la settimana, le porte scrostate, gli spogliatoi maleodoranti e quei campi di terra solcati dal gesso. Campi mai precisi, sempre lunghi qualche metro in  meno e larghi qualche metro in più, quasi fossero dei quadrati. Numeri di maglia sognati anche di notte. Fasce da capitano che “pesano” quanto un decreto legge a Palazzo Chigi.

Tutto comincia quando sei piccolo, quando tutto è ancora possibile. Al campetto, all’oratorio, per strada. Puoi immaginare e sognare ogni cosa. Le maglie gettate a terra diventano pali, le serrande dei negozi porte invalicabili, i parcheggi lo stadio di Highbury (quello vecchio). La mamma che urla “la cena è in tavola” e la risposta d’ordinanza: “Questo è l’ultimo, promesso”, oppure “Chi fa questo vince tutto”. Per poter urlare a tarda sera “Goaaaaal”, quel momento di felicità che unisce campioni e dilettanti, bambini e adulti.

La differenza tra campioni e dilettanti la vedi a dieci, dodici anni. La categoria allievi sancisce il valore del cartellino. Se sei dentro o fuori. Se i sogni sbocciano o restano nel cassetto. Se puoi aspirare al professionismo o se resterai dilettante tutta la vita. Se resterai in un calcio povero, ma allo stesso tempo ricco di passione, soddisfazioni e sensazioni forti. Ricco di tribune arrugginite, fango, calzettoni bucati e sassi che ti sbucciano cosce e ginocchia.

A distanza di anni se ci ripenso, non c’è un buon motivo per giocare da calciatore dilettante. Si fa per amore, solo per amore. Affezione a quei colori che ti accompagnano durante l’intera adolescenza. Che ti conducono per mano alla maturità, all’esame della patente, al lavoro, al rapporto con le donne.

Si le donne. Da mamme sopportano le nostre divise intrise di fango e sudore nei giorni dispari per trasformarle in bucato impeccabile nei giorni pari. Da compagne sono disposte a programmare le vacanze in base alla preparazione estiva, a scordare i pranzi della domenica, a capire i nostri umori: sorrisi se la classifica proclama colonna sinistra. Musi tristi se colonna destra.

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La copertina del libro.

Ci alleniamo anche se fuori piove?” è un manualetto sull’essenza del calcio dilettantistico. Per qualcuno potrebbe sembrare banale, ma è un vademecum per la vita, una guida ai campetti di periferia. C’è proprio tutto: il sudore di agosto, le vittorie all’ultimo minuto, il sentirsi eterni Peter Pan, lo stare insieme, il dire no alla discoteca, il lucidare gli scarpini il sabato sera con il grasso di foca. Scarpini frutto di risparmi di mesi, oppure regalo desiderato da anni. Perché uno scarpino dura più campionati, tocca migliaia di palloni, si usura come le ginocchia e le caviglie del suo compagno di viaggio. Belle e costose per i portieri, nere per i difensori. Folli e sgargianti per attaccanti e registi.

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Scarpini appesi al chiodo. (@AndreaMasciaga on Facebook)

Quello che ho apprezzato del libro è il raccontare con passione la provincia italiana e il calcio dilettantistico, senza sminuire quello professionistico, ma dando spazio a chi lo spazio non ne ha. Concordo con l’immagine romantica che ne viene data, distaccandosi dall’iconografia “del calcio ignorante” spiattellato e di gran moda sui social. Il calcio dilettantistico non è una moda, ma un  mondo, una filosofia senza copertine. Forse il bello è proprio quello di essere dimenticati, un calcio relegato agli ultimi tre minuti del notiziario sportivo delle reti regionali. Un calcio che dovrebbe invece essere preso in considerazione. Un calcio che si continua a praticare anche se non si diventa famosi. Perché il sogno è quello di essere calciatori, non campioni. La voglia è quella di giocare, non di vincere.

Un calcio oggi forse dimenticato in cui la goliardia dello spogliatoio è superata dai gruppi WhatsApp, in cui ci si dimentica del proprio primo gol in campionato. I genitori in tribuna gridano più degli allenatori in campo. Ci sono bambini che fanno fatica a stoppare un pallone, però sono già dotati di procuratore e scarpe da trecento euro. I ragazzini non collezionano più le figurine Panini (a proposito cerco doppioni per completare gli album delle ultime tre stagioni) ma parlano di ingaggi, plusvalenze e statistiche.

Mancano fantasia e dribbling.

Chissà… mancano a loro… o mancano a noi?

A mio padre che un giorno mi disse: “Prova, se non ti piace non ci andiamo più”…

 

CI ALLENIAMO ANCHE SE PIOVE? Miserie e splendori del calcio dilettantistico

di Nonèpiùdomenica

NONE’PIU’DOMENICA – 95 pagine

Euro 12,00

La citazione da ricordare

«E a Natale, o in qualsiasi altra festa, quando vostro figlio vi chiederà un telefonino o un videogioco siate comprensivi, non cominciate ad annoiarlo con affermazioni del tipo “Io alla tua età….” No. Non raccontate ma date modo di rivivere le vostre emozioni anche a lui, date ad esse la possibilità di entrare nella vita di qualcun altro. Comprate un Pallone e giocate, giocate con vostro figlio, solo così capirà davvero cosa vuol dire».

 

Foto copertina da Abigail Keenan on Unsplash.

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  1. […] Degustazione consigliata leggendo “Ci alleniamo anche se piove?” di NonèPiùDomenica (NonèPiù… […]

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