Guerino Gottardi e la notte da raccontare ai nipoti

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Alla vigilia delle finali delle grandi competizioni calcistiche, il focus dei giornali e dei mass media si concentra di solito sugli allenatori delle due formazioni in lizza, di cui si cercano di prevedere strategie e scelte, e su coloro che sono attesi come grandi protagonisti: i campioni, i bomber, i fantasisti, i portieri che con le loro giocate possono orientare l’esito di un match. Capita spesso però che poi il campo decreti altro, che durante quelle partite colme di tensione ad essere decisivo sia chi meno te lo aspetti.

È esattamente quanto accadde il 29 aprile 1998, durante Lazio-Milan, finale di ritorno di Coppa Italia, competizione che all’epoca si decideva con una doppia sfida. All’andata, a San Siro, il Milan guidato da Fabio Capello si era imposto 1-0 grazie alla rete di Weah, che con la sua classe aveva sfruttato una grave disattenzione della difesa laziale. Una settimana dopo i rossoneri, favoritissimi alla vigilia, parevano aver risolto la pratica già al primo minuto del secondo tempo, in virtù del gol su punizione di Demetrio Albertini. Per ribaltare il risultato e vincere la Coppa occorrevano ben tre reti alla Lazio, con soli 44 minuti a disposizione per realizzare quell’impresa quasi disperata.

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Fabio Capello, allenatore del Milan finalista di quella Coppa Italia, intervistato da Pindaro Eventi e dagli autori de “L’ultima partita di Pasolini” negli studi di Sky Sport.

Ma ecco che entra in scena l’eroe di giornata, il gregario che diventa campione per una sera. Sven Goran Eriksson sostituisce il terzino destro Grandoni e inserisce Guerino Gottardi, un giocatore dalle qualità tecniche non eccelse ma con la capacità di farsi trovare sempre pronto. Il classico uomo per tutte le evenienze, che fa molto comodo avere in rosa, abile particolarmente in quella annata a ritagliarsi uno spazio non marginale in una Lazio infarcita di campioni, grazie al suo spunto veloce e all’attitudine non comune di far cambiare ritmo alla propria squadra soprattutto da subentrato.

Quel cambio, accolto dai tifosi senza particolari aspettative, come normale avvicendamento tra giocatori che più o meno ricoprono lo stesso ruolo e hanno le stesse caratteristiche, risulterà decisivo.

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Guerino Gottardi con la maglia della Lazio. (it.wikipedia.org)

Al 55esimo minuto Roberto Mancini, calciatore che con la Coppa Italia ha sempre avuto un feeling privilegiato, dopo un lancio dalla trequarti di un compagno e uno stop non perfetto, si trova in piena area di rigore. Riesce ad anticipare l’intervento di Costacurta e a servire con uno dei suoi tocchi l’accorrente Gottardi che trafigge Sebastiano Rossi per il gol dell’1-1. Guerino, che pure non è così avvezzo alla gioia del gol, quasi non festeggia, riprende subito la palla rotolata in rete per far riprendere il gioco da centrocampo il più velocemente possibile. Crede nella rimonta e i compagni capiscono che è in trance agonistica, che è l’uomo su cui puntare.

Appena due minuti dopo il pareggio, Mancini vede l’imperioso scatto del compagno sulla fascia e si esibisce in uno di quei lunghi lanci in profondità che solo campioni come lui riescono a pensare e calibrare alla perfezione. Gottardi si avventa sul pallone e anticipa non un terzino qualunque ma un certo Paolo Maldini che lo atterra, inducendo l’arbitro a fischiare il rigore poi trasformato da Jugović. Sarà infine Nesta a completare la rimonta, segnando il gol del 3-1 decisivo per far vincere alla Lazio la seconda Coppa Italia della sua storia, la prima vinta nel lontano 1958.

Nell’apoteosi generale, in un Olimpico laziale mai così traboccante di entusiasmo, tra i calciatori più celebrati proprio Gottardi, il ragazzo nato a Berna, in Svizzera, da emigranti veneti di Conegliano, giunto alla Lazio dopo una lunga e dura gavetta allo Young Boys prima e al Neuchâtel poi.

In Italia Gottardi ha vestito un’unica maglia, quella della Lazio, motivo in più per farsi amare dai tifosi biancocelesti che lo hanno sostenuto anche nei momenti in cui vedeva poco il campo, dedicandogli anche il coro personalizzato “mi diverto solo se, solo se gioca Guerino”, tributo al suo attaccamento, ai chilometri e chilometri mai lesinati per tanti anni lungo tutta la fascia destra.

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Aria di derby: Guerino Gottardi e Francesco Totti. (@guerinogottardi17 on Instagram)

Non si renderebbe merito a questo calciatore se non si ricordasse che anche in altre importanti occasioni è stato decisivo e determinante. Il 21 gennaio 1998, dopo una sua ripartenza micidiale, realizzò in pieno recupero il gol del 2-1 con cui la Lazio sconfisse la Roma nel derby di ritorno dei quarti di finale della Coppa Italia. Nel 2001 in Champions League firmò la rete del momentaneo 2-2 contro il Real Madrid in una cornice non propriamente banale, lo stadio Santiago Bernabéu.

Gol, giocate, serietà e professionalità, tante oneste pedalate lungo la corsia destra per tutta una carriera. Se però ancora oggi Guerino Gottardi viene ricordato dal mondo del calcio e osannato dai tifosi laziali, lo deve a quella magica partita del 29 aprile 1998. Una notte da raccontare ai nipoti.

 

Foto copertina – Gottardi in azione nella storica finale di ritorno della Coppa Italia 1998. (@guerinogottardi17 on Instagram)

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