Davide Vitali: storia di un ultramaratoneta

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Quali sono gli step per arrivare a correre un’ultramaratona? Quali le motivazioni che spingono donne e uomini a cimentarsi in una pratica sportiva allo stesso tempo così gratificante e massacrante che garantisce emolumenti significativi solo a pochi pochissimi plurivincitori?

È complesso fornire risposte esaustive e uguali per tutti a queste domande. Vogliamo con questo articolo semplicemente raccontare la storia di uno di questi ultramaratoneti, Davide Vitali, un ingegnere marchigiano che per ovviare all’inevitabile sedentarietà legata al suo lavoro ha iniziato a correre all’età di 46 anni. Prendendoci sempre più gusto. Dapprima si è misurato su distanze brevi, su strada, comuni a tanti runner: 10 chilometri, 21 chilometri, fino a correre la maratona. Poi ha affrontato distanze nettamente superiori, fissandosi obiettivi sempre più ambiziosi, come ha raccontato in una serie di incontri pubblici.

«Sentivo parlare di queste ultra maratone nel deserto e ne ero attratto, finché per caso non ho scoperto l’esistenza di un campo di allenamento in Marocco in vista della Marathon des Sables con Marco Olmo, uno degli atleti italiani che può vantare il maggior numero di vittorie ottenute in competizioni estreme. Ho deciso di partecipare, mi è piaciuto e da lì ho scelto di provare questa avventura».

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Davide Vitali in borghese. (Foto Panathlon Pesaro)

Non è stata per nulla facile e si è conclusa con un ritiro la prima esperienza nel 2017 alla Marathon des Sables, la più dura, la più importante tra le ultramaratone, la “Leggendaria”. Oltre 250 chilometri di corsa nel Sahara marocchino in sei tappe. Una corsa, organizzata per la prima volta nel 1986 da Patrick Bauer, luogo di storie epiche come quella che ha ispirato uno spettacolo teatrale e visto protagonista il pentathleta e atleta olimpico Mauro Prosperi che nell’edizione del 1994 si perse e vagò per oltre una settimana nel deserto cibandosi di pipistrelli e bevendo la sua urina. Si salvò solo grazie ad un gruppo di pastori nomadi che lo trovarono stremato e lo condussero in un campo militare in Algeria.

Vitali però non si è perso d’animo dopo la prima esperienza e l’ha ripetuta nel 2018, riuscendo in questa seconda occasione a raggiungere il traguardo finale. Superando le difficoltà costituite soprattutto dalle precarie condizioni igieniche, il grande freddo – di notte c’erano 3 o 4 gradi – e il forte vento che rendeva difficile anche riuscire a dormire.

Nel 2017 ha partecipato all’Iranian Silk Road, l’Ultramaratona della via della seta iraniana: molto più di una semplice corsa, una straordinaria occasione per visitare un paese stupendo e dalle molte contraddizioni. Durante quella edizione partecipò alla competizione anche una ragazza, Mahsa Torabi, celebre per essere stata nel 2016 la prima donna a poter prendere parte nel suo Paese a una maratona mista. Un volano per incoraggiare altre donne a intraprendere questo percorso di emancipazione, partecipazione e libertà.

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Davide Vitali alle prese con la Marathon des Sables del 2018. (Foto di Davide Vitali, @davide.vitali.399 on Facebook)

Nel 2019 partecipa alla Ultramaratona della Namibia – 250 chilometri in Africa Sud Occidentale – attraversando il deserto Namib, che si trova lungo il mare della costa atlantica e alla Ultramaratona dell’Oman.

Dopo tanti deserti, nel 2021 ha scelto di cambiare scenario e cimentarsi in un’avventura differente, primo italiano in assoluto a partecipare alla Volcano Ultramarathon in Costa Rica, 250 chilometri in sei tappe, affrontando la foresta pluviale e tutte le difficoltà di un percorso davvero estremo. Prima fra tutte, il dislivello. E poi fiumi da guadare, fango, tanta pioggia, un campo base a 3.000 metri con temperature che di notte scendevano fino a 5° C, cibo e risorse razionate.

Una competizione che ha preparato allenandosi per circa un anno correndo su e giù per il Monte Catria, sui percorsi di San Francesco, e che ha affrontato in totale autosufficienza. Che significa? Ha potuto contare solo sul suo zaino in spalla dal primo all’ultimo passo della gara, con all’interno tutto ciò che serve per coprirsi e nutrirsi, ad esclusione dell’acqua, “gentilmente” rifornita ogni giorno dagli organizzatori. Anche a causa di alcuni errori di valutazione, come non l’essersi portato con sé i bastoncini, Vitali si è ritirato, non prima di aver provvidenzialmente soccorso una concorrente di Hong Kong in grande difficoltà durante il guado di un fiume in piena.

Dopo tanti chilometri percorsi e avventure vissute, la soddisfazione più appagante, la vittoria all’Ultra Race Romania nel 2021, 250 chilometri tra la meravigliosa natura della Transilvania. Vitali è stato in testa per tutta la competizione caratterizzata da un dislivello di oltre 10.000 metri e con passaggi in mezzo a boschi, salite ripidissime. Il tutto reso ancora più adrenalinico dall’incontro ravvicinato con due orsi che in qualche modo volevano anch’essi assistere alla sua impresa.

«Un sogno che si avvera – ha dichiarato – Non credevo di poter vincere, non era il mio obiettivo. Gareggiavo con ragazzi molto più giovani di me, invece poi sono arrivati risultati interessanti e ci ho provato, fino a quel primo posto ottenuto all’Ultra Race in Romania. Lo sport aiuta a stare bene, non solo fisicamente, anche di testa, e quando sta bene la testa sta bene tutto, si sta meglio anche con gli altri. Per questo, secondo me, è importante promuovere l’attività sportiva».

 

Foto copertina – Davide Vitali festeggia il successo all’Ultra Race Romania. (Foto di Davide Vitali, @davide.vitali.399 on Facebook)

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