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Jannik Sinner e Claudio Pistolesi: vincere a 19 anni

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Dopo decenni trascorsi ad ammirare e tifare tennisti di ogni angolo del pianeta, noi italiani cominciamo ad assaporare grandi emozioni, a festeggiare risultati eccellenti e grandi vittorie dei nostri connazionali. Berrettini tra i primi 10 del mondo, il talento di Fognini con ancora spazio e tempo per esprimersi, Sonego che a Vienna si toglie lo sfizio di battere un certo Novak Djokovic.

E ovviamente Jannik Sinner, che ieri ci ha regalato una grande gioia, la conquista del torneo ATP di Sofia. Un giocatore che da grande promessa si sta a passi celerissimi rivelando una grande conferma. Quel campione di cui lo sport e il tennis italiano hanno tanto bisogno. Che in soli due anni e mezzo ha scalato il ranking ATP, passando da numero 1592 a 37. Un ottimo giocatore che non ci piace definire predestinato, perché il temine “predestinato” mette in luce solo il talento, le doti naturali ed innate mentre dietro le imprese di Sinner e di tutti gli altri ci sono anche sudore, sacrificio, fatica, voglia costante di migliorare e perfezionarsi. Siamo convinti che il tennista altoatesino non si monterà la testa perché è un ragazzo semplice, fresco, che dopo la vittoria con molta umiltà, senza proclami e auto-celebrazioni, ha dichiarato: «Ringrazio il mio team, che mi sta supportando in tutto e per tutto, dentro e fuori dal campo. Sono felice, ma la strada è ancora lunga». E siamo fiduciosi che regga una pressione che inevitabilmente sarà sempre più forte, accentuata dall’attesa di nuovi grandi risultati, dall’interesse già dimostrato nei suoi confronti da marchi prestigiosi come Rolex, Lavazza, Alfa Romeo, dai soliti leoni da tastiera che anche durante il 2020, dopo qualche passaggio a vuoto del ragazzo, avevano sentenziato senza appello: «Sì, bravino, ma in fondo in fondo non è niente di che».

Sinner è diventato il più giovane italiano a vincere un titolo ATP battendo il record di Claudio Pistolesi, che da numero 150 al mondo ci riuscì a 19 anni, 7 mesi e 18 giorni nell’aprile del 1987 a Bari, sconfiggendo prima Aaron Krickstein, poi in finale un altro italiano, Francesco Cancellotti. E se non mancheranno le occasioni per tornare a celebrare Sinner, ora cogliamo al volo l’occasione per parlare proprio di Claudio Pistolesi, un grande rappresentante del nostro tennis, ottimo giocatore e sparring partner, oggi tra gli allenatori maggiormente riconosciuti a livello internazionale.

pistolesi

Claudio Pistolesi in azione in Coppa Davis. (museodeltennis.blogspot.com)

Lottatore nato, grinta a palate, solido da fondocampo, diritto esplosivo e vincente, il tennista romano riesce in carriera a raggiungere anche la posizione numero 71 del ranking. Allenato dal maestro Rasicci, figura determinante nella sua formazione di giocatore internazionale, si toglie numerose soddisfazioni fin da ragazzo. Come diventare nel 1985 il numero 1 al mondo under 18, soffiando il primato allo svedese Christian Bergström, dopo la vittoria in Florida dell’Orange Bowl, uno dei tornei più importanti al mondo del circuito juniores, tra i cui vincitori del passato figurano, per intenderci, giocatori del calibro di Bjorn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Jim Courier, Roger Federer e tanti altri. Una vittoria prestigiosa che festeggia – come racconta in una bella intervista del 2014 ad Alessandro Nizegorodcew per spaziotennis.com –  col dito indice alzato ad indicare il numero uno al mondo, come aveva visto fare in TV al suo beniamino Pietro Mennea; una vittoria ampiamente celebrata anche da “La Domenica Sportiva” che, diretta da Tito Stagno e Sandro Ciotti, apre una puntata con lui ospite insieme a Diego Armando Maradona cui, trascinato dall’entusiasmo e dall’euforia, chiede addirittura di venire a giocare nella Roma, la sua squadra del cuore. Una vittoria – anche – sottovalutata da alcuni giornali che scrivono: «Tanto Pistolesi anche se vince non conta nulla. Becker alla sua età ha già vinto Wimbledon»Senza considerare l’inutilità e la pretestuosità di un confronto con un tennista, il tedesco, decisamente di un altro pianeta e fuori portata, per Claudio e per tanti altri, coetanei e non.

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Claudio Pistolesi oggi. (tizianogamba.com)

Dopo la vittoria del torneo ATP di Bari nel 1987, Pistolesi si specializza in exploit e “scalpi” eccellenti di giocatori fortissimi: nel 1988 al torneo di Montecarlo – partendo dalle qualificazioni – batte l’allora numero 2 del mondo svedese Mats Wilander con lo score di 2-6 7-6 6-2, conquistando così i quarti di finale. Nel 1989 sconfigge il fuoriclasse argentino Guillermo Vilas al Roland Garros, al suo ultimo match nel circuito – a Vilas e alla serie tv “Vilas: tutto o niente” Furio Zara ha dedicato un bellissimo articolo sul nostro blog. Nel corso della carriera sconfigge anche altri giocatori che hanno lasciato un segno nel tennis degli anni ‘80 e ‘90 come Korda, Muster, J. Sanchez, Cherkasov, Perez-Roldan, Rosset.

La Coppa Davis ha sempre rappresentato un grande stimolo per Pistolesi, sempre combattivo nel fornire all’Italia il suo contributo in questa manifestazione. Vi ha partecipato per sei stagioni consecutive, disputando quattro singolari. È in particolare protagonista da titolare della vittoriosa sfida contro la Danimarca che nel 1991 a Bari – ancora Bari – consente all’Italia di evitare la retrocessione in serie B.

Monica Seles conquista gli Australian Open 1996. Claudio Pistolesi è il suo sparring partner. (doyoubelieveinmiracle.wordpress.com)

Nel 1994, a soli 27 anni, subisce un’operazione di ernia al disco in seguito alla quale comprende che non potrà più tornare ai livelli di gioco precedenti. Questa circostanza non lo abbatte, Claudio la trasforma in opportunità, capisce che è ora di dedicarsi al tennis non più come giocatore, ma in altre vesti. Con altri ruoli. È compagno di allenamento di Monica Seles nel 1996, quando la ex numero uno al mondo conquista l’Australian Open, il suo ultimo slam. Non desidera fare il classico maestro di scuola tennis, si dedica al coaching, diventando un pioniere in questo campo. Non si ferma in Italia, non si costruisce una comfort zone, allena in giro per il mondo, guidato da quella incredibile voglia di avventura e sete di esperienza che lo avevano contraddistinto già da giocatore. Si ferma a lungo in Giappone, dove allena Takao Suzuki, numero uno del suo paese, e Ai Sujiyama, la numero 1 tra le donne, è capitano della squadra Giapponese nella Hopman Cup. Tra gli italiani allena Davide Sanguinetti, per un breve periodo Paolo Lorenzi, Simone Bolelli che sotto la sua guida raggiunge il best ranking di numero 36 al mondo e sconfigge tra gli altri Del Potro a Parigi. Conduce lo svedese Robin Soderling al numero 4 ATP. Tra le donne ha seguito campionesse come Anna Smashnova, Daniela Hantuchova e le italiane Mara Santangelo e Gioia Barbieri.

Daniela Hantuchova, una delle atlete allenate da Pistolesi. (wikimedia.org)

Oggi, proprio in Florida, dove conquistò la prima grande vittoria in carriera, ha creato e dirige la sua Claudio Pistolesi Enterprise, un centro d’allenamento all’avanguardia, che ci tiene a non definire accademia, incentrato sulla crescita umana a 360 gradi di ragazzi – diversi italiani – che introdotti al college abbinano studio e tennis ad altissimi livelli. Con lo studio che non è affatto un piano B. Ma garantisce una crescita parallela a quella tecnica e atletica, che finisce col creare uomini completi sotto tutti i punti di vista. Claudio Pistolesi è una delle tante eccellenze – non solo sportive – italiane in giro per il mondo. Oltre che per tutto il resto, grazie anche di questo Jannik Sinner: ci hai offerto lo spunto per ricordarla e raccontarla.

 

Foto copertina – smemoranda.it

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