La magia del Carpegna e della Tirreno-Adriatico

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Quando un’importante corsa ciclistica attraversa le strade che ti sono familiari è sempre una festa. Alla vigilia c’è qualche inevitabile polemica sulle modifiche alla viabilità, sull’opportunità di chiudere le strade al traffico per permettere il passaggio della carovana. Ma poi, il giorno della corsa, sale l’entusiasmo, la voglia di assieparsi lungo il percorso per attendere l’arrivo di straordinari atleti che quasi in scioltezza percorrono quei tratti che invece a te, in sella a una bici, paiono non finire mai e procurano fatica, fiatone e acido lattico all’ennesima potenza. Il ciclismo è uno sport popolare, uno spettacolo che resta una delle poche cose gratuite in questa grama vita di rincari generalizzati, non prevedendo alcun biglietto d’ingresso per accedervi e assistervi.

La sesta e penultima tappa della Tirreno-Adriatico 2022, la Apecchio-Carpegna di 213 km, ha regalato gioia a un’intera comunità, è stata preziosa occasione per far conoscere le bellezze e le peculiarità di una Provincia, quella di Pesaro e Urbino, che racchiude tanti scrigni noti e meno noti, che si estende tra montagne innevate, dolci colline e l’azzurro del mare Adriatico, offrendo al visitatore piaceri enogastronomici e tanti spunti culturali sulle orme di Raffaello e Gioachino Rossini.

Il percorso della Apecchio-Carpegna.(tirrenoadriatico.it)

La Apecchio-Carpegna, fin dal momento in cui è stato svelato il percorso dell’edizione 2022, per le sue difficoltà, i tre Gran Premi della Montagna, i 3700 metri di dislivello totali, l’anello del Monte Carpegna da ripetere due volte con punte del 14% di pendenza, si è guadagnata i galloni di tappa regina della manifestazione, quella in grado di decidere la classifica generale e finale della Corsa dei Due Mari. Una competizione, che anche grazie agli sforzi di Rcs Sport che la organizza, nel corso degli anni è divenuta sempre più rinomata, trasformandosi da evento propedeutico alla preparazione della Milano-Sanremo e di altri appuntamenti primaverili a corsa a tappe assai ambita e agognata, come dimostra il prestigiosissimo elenco dei vincitori delle ultime edizioni, da Nibali a Contador, da Nairo Quintana a Primož Roglič, da Michał Kwiatkowski a Simon Yates.

Le attese non sono state deluse, grazie all’attacco decisivo sferrato sull’ultima ascesa da Tadej Pogacar, il fuoriclasse sloveno destinato a riscrivere la storia e a battere tanti primati di questo sport, in virtù della sua classe, la forza dirompente, il coraggio di scattare e lasciare il resto della compagnia quando il traguardo è ancora lontano, a volte lontanissimo, senza badare a calcoli e tatticismi, senza essere frenato dal timore di saltare. Un nuovo modo di interpretare il ciclismo su strada comune anche ad altri giovani campioni di questa nuova generazione, capace di regalare spettacolo e imprevedibilità alle gare, di non farsi ingabbiare dai piani originariamente studiati e stabiliti a tavolino dai direttori sportivi.

tirreno-adriatico

La ASD Sordi Pesaro saluta il passaggio della Tirreno-Adriatico. (Ph Elisabetta Ferri)

L’impresa di Pogacar si è realizzata in un contesto paesaggistico e naturale spettacolare, con i corridori intenti ad affrontare le curve cieche e stette che portano fino al Cippo Pantani del Monte Carpegna in un clima tipicamente invernale, con le temperature di poco superiori allo zero, tanta neve accumulata a bordo strada e timidi raggi di sole che filtravano tra gli alberi sottili della fitta pineta.

Sul percorso i cartelli che indicano dislivello, altitudine, la distanza per arrivare in vetta, e che ripercorrono le pagine più epiche che il ciclismo ha saputo regalare tra quei tornanti. A partire dal 1969 quando in una tappa del Giro d’Italia a transitare per primo in cima fu lo scalatore spagnolo Julio Jimenez. Per proseguire nel 1973 con l’impresa solitaria di Eddy Merckx e nel 1974 con la pronta rivincita dell’iberico Josè Manuel Fuente sul Cannibale.

La salita del Cippo è comunque entrata nella storia e nell’immaginario collettivo degli appassionati di ciclismo soprattutto grazie a Marco Pantani che quei tornanti li conosceva a memoria, che utilizzava quella salita dalle pendenze feroci come banco di prova, insostituibile sede di allenamento e preparazione. Il Pirata ha costruito le sue vittorie al Giro e al Tour, tutte le sue imprese sulle Alpi e sui Pirenei proprio su quel percorso che raggiungeva spesso dalla sua Cesenatico. Prima di partecipare ai Grandi Giri Marco non aveva il bisogno o l’ossessione di testare ad una ad una tutte le più importanti salite che proponevano. «Mi basta il Carpegna» era solito ripetere come un mantra.

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La partecipazione di Michele Scarponi ad Overtime Festival 2015.

Pogacar con la sua vittoria, il pubblico con una partecipazione massiccia e rispettosa dei corridori hanno onorato al meglio il Pirata e gli altri celebri campioni che hanno reso popolare questa salita e più in generale la Tirreno-Adriatico. Tra essi un vincitore della Corsa dei Due Mari che abbiamo avuto il privilegio di conoscere e che ci manca davvero tanto, l’indimenticato e indimenticabile Michele Scarponi.

 

Foto copertina – Il passaggio del gruppo a Urbino, traguardo volante della tappa. (Ph Marianna Vetri)

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