L’importante è essere contro

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Lo scrittore, Enzo Palladini.

Giornalista sportivo, da NewsMediaset  al Corriere dello Sport.

Con Edizioni inContropiede ha già pubblicato “Scusa se lo chiamo futebòl”, “L’anno delle volpi”, “Dimmi chi era Recoba”, “O Zico o Austria” e “Il pallone ai tempi di Tino Asprilla”, oltre a collaborare alla serie “Football City Guides”.

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L’autore del libro, il giornalista Enzo Palladini.

Il protagonista, Walter Casagrande Junior.

Calciatore completo, le cui doti tecniche “gli avrebbero dovuto far giocare in nazionale il triplo delle partite che invece ha collezionato” se non fosse stato per “quell’insostenibile voglia di mettere in discussione le decisioni degli allenatori, di voler partecipare alle scelte” dice di lui l’autore.

Una vita romanzesca in un tempo scandito dal gioco del calcio.

La Democracia Corintiana, la Seleção, poi il Porto, quattro stagioni ad Ascoli e una Coppa Italia con il Toro.

La squadra marchigiana lo acquista nell’estate del 1987, per circa un miliardo delle vecchie lire e con l’Ascoli l’attaccante vive una vera e propria rinascita: già dalla prima stagione, sebbene segni poco, iniziano a emergere le doti di prima punta solida, di posizione, abile nel gioco aereo e nel gioco di sponda.

Al termine della stagione 1989-90, di fronte alla retrocessione in B, Casagrande Jr. decide di rimanere in bianconero e firma un contratto in cui prende l’impegno di segnare almeno 20 gol in 30 partite. Entra nel cuore dei tifosi e mantiene anche la promessa. Segna infatti 22 reti (“Contro la Fiorentina: palleggio e gol dalla linea di fondo, spalle alla porta. Quasi impossibile” racconta in un’intervista). È capocannoniere della Serie B ma, soprattutto, riporta il Picchio in Serie A. Quelli ad Ascoli li definisce “i meravigliosi anni della sua carriera”.

Poi al Grande Torino. Una stagione fantastica per Walter, quella 1991/1992, un sogno che si avvera dice.

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Walter Casagrande Junior con la maglia bianconera dell’Ascoli Calcio.

Ma per Casao, scrive Palladini, l’importante è essere contro. E’ uno stile di vita mai rinnegato, mai abbandonato: avversari da battere sul campo, nemici da affrontare per strada e nella vita. Fantasmi, anche. Come quello di Socrates, amico scaricato e poi ritrovato e quello di un padre violento e alcolista poi redento fuori tempo massimo, quello delle droghe più devastanti, quello di una dittatura politica e culturale dalla quale evadere con qualunque mezzo.

Telecronista e opinionista per la televisione brasiliana Rede Globo, in Qatar è stato commentatore per “A Folha de Sao Paulo” e “Uol”.

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La copertina del libro illustrata da Osvaldo Casanova.

Un libro, “Casagrande, all’inferno e ritorno”.

Una storia di calcio che deborda quasi subito dalle righe bianche del campo, che spazia in quasi tutti i campi d’influenza del genere umano, che coinvolge come se fosse stata vissuta da un cugino o da un vicino di casa. Un viaggio all’inferno con biglietto di ritorno. Ripetuto varie volte, come se fosse una tratta ordinaria.

Prefazione di Zé Elias, copertina di Osvaldo Casanova.

Libro consigliato per chi ama il futbol e le storie di redenzione.

 

CASAGRANDE: ALL’INFERNO E RITORNO

di Enzo Palladini

EDIZIONI INCONTROPIEDE – 157 pagine

Euro 19,50

La citazione da ricordare

“Quando l’ideologia e il gruppo erano formati, avevamo tutti in testa che non potevamo giocare solo a centrocampo perché gli attacchi arrivavano da tutti i lati e in maniera sporca, dovevamo essere attaccanti veri”

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