“Unbroken”, l’odissea di Tornado Zamperini sul grande schermo

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Si sa, noi di “Storie all’Overtime” subiamo costantemente il prepotente fascino del cinema sportivo. E in attesa di confrontarci direttamente con il prezioso contributo di Overtime Film Festival 2014 (Macerata 8-12 ottobre), ci lasciamo pungolare dai più attraenti e curiosi stimoli che il circuito del grande schermo tematico ha da offrire. Recentemente, ci siamo lasciati sedurre dalla campagna promozionale del lungometraggio “Unbroken”, il cui trailer italiano è da pochi giorni a disposizione del pubblico.

 

Le firme sono quelle prestigiose dei premi oscar Angelina Jolie e di Ethan e Joel Coen. La prima in qualità di regista e coproduttrice, i secondi in qualità di fini sceneggiatori. Il soggetto? Un affresco sulla singolare vicenda sportiva e umana di “LouieZamperini. Per gli amici “Torrance Tornado”. La reale avventura dell’olimpionico italo-americano, sconosciuta ai più, è tradotta cinematograficamente dall’avvincente romanzo biografico “Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio”, opera di Laura Hillenbrand uscita nel 2010.  Naturalmente, non possiamo ancora delineare una nostra opinione sulla cifra della riuscita o sulla consistenza della pellicola. Al netto dei celeberrimi nomi “scesi in campo” in fase di produzione, ci sentiamo però quanto meno di guardare con favore e curiosità alla proposta di quella che, oltre ad essere una storia sportiva, è una vera e propria odissea umana. La composizione del sottotitolo originale partorito dalla Hillenbrand né è testimonianza diretta, già in fase di pre-lettura: “A story of survival, resilience and redemption”.

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Angelina e Louis

Molto tempo prima di essere stato l’ignorato vicino di casa della Jolie, Louis Silvie Zamperini era conosciuto come ragazzo “difficile” di Torrance, California. Siamo nel 1934 e il giovane Louis arriva ai campionati scolastici di corsa sul miglio spinto dal fratello Pete, che preme per distoglierlo dalla violenza della strada. Alle spalle, una carriera pugilistica buttata al vento ed ampie falcate sugli irti terreni dell’eccesso e della sregolatezza. Sono proprio quelle gare scolastiche di corsa ad avviarlo sulle strade meno sdrucciolevoli dell’equilibrio e della dignità; conquistato il record nazionale di specialità, gli si spalancano le porte dell’università e della nazionale statunitense di atletica in partenza per le Olimpiadi di Berlino del 1936. Giochi ai quali Zamperini otterrà un semplice ottavo posto nei 5000 metri, attirando però l’attenzione di Adolf Hitler in persona per l’irresistibile progressione nelle ultime fasi della competizione. Doti tecniche sfruttate anche negli anni seguenti, che gli faranno guadagnare l’appellativo di “Torrance Tornado”. Un fenomeno naturale che, purtroppo, si dimostrerà ben presto di lieve intensità e scarsa durata.

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Zamperini atleta e soldato

Appena sei anni dopo Berlino, di fatti, Zamperini si ritrova catapultato nelle isole Funafuti in pieno Oceano Pacifico. Non è certo una vacanza e neanche la sede di qualche meeting sportivo di atletica, ma uno dei teatri dello scontro aereo tra statunitensi e giapponesi nel corso della seconda guerra mondiale. Abbattuto dalla contraerea nipponica, l’aviatore Torrance Tornado passa in breve tempo da sopravvissuto miracolato e profugo del mare a recluso del campo di prigionia di O-funa. Un percorso lastricato di morte, violenze e difficoltà, che terminerà soltanto con la conclusione del conflitto bellico. E con il traumatico ritorno negli Stati Uniti. Ormai da ex, promettente sportivo di primo livello.

Cinquantacinque anni dopo, l’occasione propizia per ricomporre frammenti di serenità ritrovata: il ritorno in Giappone per le Olimpiadi invernali di Nagano nel 1998. L’ex olimpionico Zamperini si presenta questa volta con la più amabile divisa da tedoforo e approfitta della possibilità per chiedere di incontrare (e perdonare) il suo aguzzino ai tempi del campo di O-funa. Una richiesta andata disattesa dal criminale nipponico. Un’occasione di dialogo persa soprattutto per quest’ultimo, dato che l’intera esistenza di Torrance Tornado basta da sola ad omaggiare la capacità individuale di superare le atrocità e riorganizzare la propria vita con umanità. Ha fatto bene la Hillenbrand a ricordarcelo col suo bel libro. Siamo fiduciosi che Unbroken riuscirà a fare altrettanto, e con abilità, sul grande schermo. Ai recensori l’ardua sentenza.

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Louis tedoforo nel 1998 a Nagano

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