Lamin, Louie e Sadibou, quando un pallone adotta

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C’è una bella storia di sport da raccontare. Arriva da Modica, nel ragusano. Anzi no, da Tripoli, la capitale della Libia. E’ da lì, infatti, che nel febbraio scorso è salpato l’ennesimo barcone di migranti verso l’Italia con a bordo anche Lamin, Louie e Sadibou. Tre ragazzi confusi e stipati tra altre centinaia di persone in fuga dalla fame e alla ricerca di speranza. Partiti con la consapevolezza di poter morire da un momento all’altro. In viaggio per conquistare la sopravvivenza prima, la  dignità poi.

immigratiQuella di Lamin, Louie e Sadibou non è soltanto una storia comune  a centinaia di migliaia di persone che quotidianamente scelgono il  nostro Paese per ricominciare. E, anche se lo fosse, sarebbe  comunque una buona occasione per tramutare alcune vaganti  parole di un notiziario, ascoltate con distrazione, in una riflessione  più profonda. A maggior ragione in un’attualità di sbarchi  ininterrotti. Soprattutto in una contingenza economica che  costringe al disagio e all’indigenza milioni di italiani.

Quella di Lamin, Louie e Sadibou, dicevamo, è anche la storia di tre  giovani africani accomunati dalla passione per il cuoio più popolare dello sport: il pallone da calcio. Nel corso di una gara  “amichevole” organizzata dai volontari del centro di accoglienza che li ospitava , i nostri si sono ritrovati a dare sfoggio del loro bagaglio tecnico davanti agli sguardi interessati dei dirigenti del Modica Calcio 1932. Il team ragusano, a caccia di giovani talenti per le prossime stagioni sportive, ha deciso di “adottare” e di integrare in squadra tutti e tre i ragazzi, con l’intenzione di farli partecipare ai campionati locali di Eccellenza e Juniores in partenza in autunno.

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Curiosa la vicenda di Lamin e Louie. Toccante quella di Sadibou. I primi due si sono già incrociati da avversari su di un campo di calcio in Gambia, loro terra natìa. Una dolce sorpresa del destino ritrovarsi da compagni di squadra in un campionato ufficiale italiano. Sadibou, invece, arriva in Sicilia dal Burkina Faso con una difficile situazione familiare alle spalle. Perso il padre in tenera età, subisce i maltrattamenti del secondo marito della madre, fino a perdere l’udito da un orecchio. Costretto a lavorare come garzone su di uno dei pochi mezzi di trasporto pubblico del Paese, riesce ad imbarcarsi verso il Belpaese solo grazie all’aiuto economico del datore di lavoro.

Il prossimo 28 luglio i primi allenamenti ufficiali con il Modica. Magari un primo, piccolo passo per intraprendere il cammino di un’appagante carriera sportiva da calciatori. O forse semplicemente un’avventura tutta siciliana da vivere a fondo per dei giovani sedicenni costretti a fuggire dalle proprie origini in cerca di una possibilità. Sicuramente una bella storia da raccontare, grazie a tre nuove vite che cominciano. Potere dello sport.

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