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Tornei che son sospesi

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Tornei che son sospesi

Foto copertina Shapelined on Unsplash

Nelle more dell’emergenza da coronavirus per la prima volta da moltissimi anni si è presa in seria considerazione l’ipotesi di interrompere i campionati sportivi, incluso quello che in Italia è di gran lunga il più importante: la Serie A (intesa, ovviamente, come la massima serie del campionato maschile italiano di calcio).

Casi come questo colgono sempre un po’ impreparate le istituzioni sportive perché alla fine occorre assegnare i titoli sportivi e decidere promozioni, retrocessioni e qualificazioni alle competizioni internazionali dell’anno successivo, quando – sperabilmente – l’emergenza sanitaria sarà passata e tutto sarà tornato alla normalità. Per assurdo sono proprio le qualificazioni alle coppe europee il punto più controverso perché, se i titoli possono ancheessere “non assegnati” e le promozioni e le retrocessioni si possono congelare, decidere quali squadre parteciperanno alla prossima edizione di Champions League ed Europa League può costringere i vertici del calcio ad un esercizio impegnativo, tenendo conto che, al momento dell’interruzione, non tutte le squadre potrebbero aver disputato lo stesso numero di partite, e anche a parità di partite disputate, alcune squadre potrebbero aver giocato partite di turni diversi. E allora che si fa? Si considera la classifica all’ultimo turno giocato da tutte le squadre?Si considerano solo i turni (anche non consecutivi) giocati da tutte le squadre? Si congela la classifica al girone d’andata, evitando così di perequare sulla difficoltà del calendario, (in questo caso lo scudetto andrebbe alla Juventus)? Si congela tutto (scudetto, promozioni, retrocessioni e si qualificano in Europa le squadre in base al ranking, oppure si lascia all’Uefa il compito di invitare le squadre italiane in Champions o in Europa League in base a criteri da stabilire)?

Insomma, non è facile decidere. A questo proposito può essere utile rievocare il solo caso in cui il campionato italiano venne interrotto definitivamente (a pochissimo dalla fine tra l’altro): il 1914-15. Il motivo dell’interruzione fu, ovviamente, l’entrata dell’Italia in guerra, la Prima Guerra Mondiale. Ma vediamo in dettaglio come andarono le cose.

Prima però dobbiamo sottolineare una cosa che gli storici del calcio sanno bene, ma forse non tutti si ricordano.

Le prime tredici edizioni del campionato italiano di calcio (dal 1898 al 1910) vennero tutte disputate da squadre provenienti da tre sole regioni: Liguria, Piemonte e Lombardia(con l’unica eccezione del Venezia nel 1909). Il numero delle squadre partecipanti, a seconda delle stagioni, oscillò da quattro a nove, ma tutte le squadre erano tutte piemontesi, liguri o lombarde, tranne il Venezia nel 1909.

Se può suonare strano che giocassero squadre solo provenienti da quelle tre regioni si consideri che, ancora oggi, dei 115 campionati nazionali assegnati dal 1898 al 2019 ben 97 sono stati vinti dalle squadre di queste tre regioni e soltanto 18 (ovvero meno del 16%) da team delle altre diciassette regioni.

Dopo l’esordio ligure-piemontese-lombardo, a partire dalla quattordicesima edizione (1910-11) fino alla venticinquesima (1925-26), ovvero per dodici stagioni, vennero via via ammesse squadre di altre regioni, le quali disputavano però un cosiddetto “torneo minore”, la cui squadra vincitrice veniva ammessa a disputare una finale, poco più che un “pro forma” contro la vincitrice del torneo maggiore. In tutti gli undici casi in cui la finale si giocò, la squadra del torneo minore venne sconfitta in finale dalla squadra del torneo maggiore, spesso in modo particolarmente sonoro.

Partiamo dal 1910-11: nel torneo maggiore si sfidano 9 squadre di Liguria, Piemonte e Lombardia, mentre nel torneo minore debuttano (tranne il Venezia che, come detto, aveva già una precedente esperienza) quattro squadre emiliano-venete. La finale tra la Pro Vercelli e il Vicenza vede prevalere la Pro Vercelli (3-0 all’andata e 2-1 fuori casa al ritorno). L’anno successivo, con formula simile, nella doppia finale la Pro Vercelli batte il Venezia, prima 6-0 in laguna e poi 7-0 in Piemonte.

Soltanto nel 1912-13, e siamo alla sedicesima edizione, entrano in competizione le squadre del Centro-Sud: le squadre emiliane e venete vengono aggregate a quelle del Nord (per un totale di venti squadre nel “torneo maggiore”), mentre nel torneo Centro-Meridionale, quello considerato “minore”, entrano dieci squadre tra toscane, laziali e campane. La finale, partita secca sul campo neutro di Genova, non lascia scampo alla Lazio, campionessa del Centro-Sud che viene sconfitta dalla Pro Vercelli per 6-0. La Lazio vince il campionato Centro-Meridionale anche l’anno successivo (1913-14) e viene poi sconfitta in finale dal Casale per 7-1 all’andata in Piemonte e per 2-0 al ritorno a Roma. Del campionato del 1914-15 parleremo tra poco, ma nel dopoguerra le cose proseguono più o meno allo stesso modo, anche se le sconfitte delle squadre del Centro-Sud furono talvolta meno cocenti: nel 1919-20 Inter-Livorno finì 3-2, nel 1920-21 Pro Vercelli-Pisa 2-1. L’anno successivo il campionato più blasonato viene organizzato dal CCI e le squadre toscane, in particolare il Pisa, vengono aggregate con il Nord, mentre nel Centro Sud si formano i gironi marchigiano, laziale, campano, pugliese e siciliano. Questi gli esiti delle finali: 1921-22 Fortitudo(Roma)-Pro Vercelli 0-3; Pro Vercelli-Fortitudo (Roma) 5-2; 1922-23 Genoa-Lazio 4-1; Lazio-Genoa 0-2, 1923-24 Genoa-Savoia (Torre Annunziata) 3-1; Savoia (Torre Annunziata)-Genoa 1-1; 1924-25 Bologna-Alba Roma 4-0; Alba Roma-Bologna 0-2; 1925-26 Juventus-Alba Roma 7-1, Alba Roma-Juventus 0-5. Insomma il successo non arride mai alle squadre del Centro-Sud. A partire dall’anno successivo, con la carta di Viareggio, il campionato cambia formula e non si assiste più a queste finali.

Ma torniamo all’edizione del 1914-15. Le squadre partecipanti al campionato di Prima Categoria sono ben 52, tutte con qualche possibilità teorica di aggiudicarsi lo scudetto. Al Nord, al termine di 6 gironi da 6 squadre provenienti da Piemonte, Liguria, Lombardia (compreso il Chiasso, dalla Svizzera), Emilia-Romagna e Veneto si qualificano al turno successivo sedici squadre che vengono suddivise in quattro gironi da quattro che vengono vinti da Genoa, Milan, Torino e Inter. Il 18 aprile 1915 si disputano i primi incontri del Girone finale Nord: Milan-Genoa 1-1 e Torino-Inter 2-2. Nel frattempo, nel Centro, Pisa e Lucca si aggiudicano i primi due posti del girone toscano (da sei squadre), Roman e Lazio quelli del girone laziale (sempre da sei) e l’11 aprile queste quattro squadre iniziano ad affrontarsi nel girone di Semifinale dell’Italia Centrale: Pisa-Lazio 4-0, Roman-Lucca 3-0. In Campania, le due sole squadre partecipanti ovvero Internazionale Napoli e Naples (che poi si fonderanno nel 1922) il 18 e il 25 aprile si affrontano in due scontri che poi verranno annullati per delle irregolarità nel tesseramento di Steiger e Pellizzoni da parte dell’Internazionale Napoli: i match si devono ripetere il 16 e il 23 maggio.

Torniamo al Nord: al secondo turno il Genoa batte l’Inter 5-3 mentre Milan e Torino pareggiano, il 2 maggio l’Inter prevale nel derby 3-1, mentre il Torino travolge il Genoa 6-1. Il 9 maggio, quarto turno, il Genoa batte il Milan 3-0 e l’Inter il Torino 2-1. La classifica, a due turni dalla fine è Genoa e Inter 5, Torino 4, Milan 2. A questo punto la Federazione, che percepisce come imminente l’entrata in guerra, chiede di anticipare in infrasettimanale, al 13 maggio (strana coincidenza con le date dei recuperi del 2020), il quinto turno, che si dovrebbeinvece svolgere domenica16 maggio, per poi giocare il sesto e ultimo turno in quella data (invece del 23 maggio, a rischio conflitto). Il Genoa però non accetta, a quanto pare per problemi organizzativi. La quinta (e teoricamente penultima) giornata vede la vittoria del Genoa in trasferta sull’Inter e un nuovo pareggio, 1-1, tra Torino e Milan. La classifica ora vede il Genoa a 7 punti, Torino e Inter a 5, Milan a 3. Sembra la classifica a un turno dalla fine, sarà quella definitiva.

 

Youtube – S.S.LAZIO – CENTOVENTI

Nel frattempo, proprio lo stesso 16 maggio, la Lazio si aggiudica il girone a quattro dell’Italia Centrale: 10 punti contro gli 8 del Pisa, i 6 del Roman e gli 0 punti del Lucca che dà forfait nelle ultime due partite.
Lo stesso giorno l’Internazionale di Napoli batte 3-0 il Naples e si candida a incontrare la Lazio nella finale del Centro-Sud, anche se c’è ancora il derby partenopeo di ritorno.

Ma ecco che giovedì 20 maggio Il Parlamento italiano assegna i pieni poteri al governo per consentire l’entrata in guerra. Sabato 22 viene dichiarata la mobilitazione generale e domenica 23, mentre l’Italia dichiara guerra all’Impero Austro-Ungarico (siamo alla vigilia del famoso “24 maggio”), la FIGC decide l’immediata sospensione del campionato. Il 24 maggio 1915 La Gazzetta dello Sport riporta: «Il Comitato Direttivo della F.I.G.C., riunitosi d’urgenza, ha stanotte deliberato di sospendere i due matches pel campionato di I Categoria che dovevano svolgersi oggi a Milano e a Genova. L’annuncio è stato dato agli interessati con questo sibillino telegramma: “In seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara”.» Da notare che la Gazzetta non fa alcuna menzione del match di ritorno di Napoli. Questo è invece il testo pubblicato dal Messaggero nella stessa data: «Il comitato direttivo della Federazione Italiana Giuoco Calcio, riunitosi d’urgenza, ha deliberato di sospendere ogni match di campionato dandone avviso ai clubs interessati, e ciò in seguito alla mobilitazione.»

Milan-Inter e Genoa-Torino vengono rinviate. Questo rinvio congela la classifica con il Genoa a 7 punti, Torino e Inter 5, Milan 3. Al Genoa sarebbe bastato un punto per vincere il girone e andare dritto alla finalissima. Ma, vincendo, il Torino avrebbe raggiunto il Genoa a 7 per uno spareggio a due, che sarebbe diventato spareggio a tre qualora anche l’Inter avesse battuto il Milan (l’unico dei quattro team del Nord sicuramente fuori dalla corsa per il primato).

Al Centro la Lazio, già sicura del proprio primato, aspetta di conoscere il suo avversario del Sud per il match di qualificazione alla finalissima. Ma cosa succede il 23 maggio? Secondo diverse fonti Naples-Internazionale di Napoli si sarebbe giocata lo stesso e sarebbe finita con il risultato di 4-1 per il Naples, il che avrebbe costretto le due squadre a uno spareggio, ma il risultato della partita non è mai stato omologato in quanto il match è stato giocato dopo la sospensione ufficiale della FIGC, anche se nel ritaglio della Gazzetta si menzionano soltanto gli altri due match di Milano e Genova.

Nel dopoguerra lo scudetto venne assegnato al Genoa, anche se manca la delibera ufficiale della Lega. Il primo documento ufficiale ad attestare i rossoblù quali vincitori del suddetto campionato è, infatti, l’albo d’oro della FIGC pubblicato nel secondo volume dell’Annuario Italiano Giuoco del Calcio, edito dalla Federazione nel 1930, in cui però non vengono menzionate né la relativa delibera, né la data, né tantomeno le motivazioni sulla base delle quali il titolo è stato «aggiudicato al Genoa Club». Questa incertezza non passa inosservata. I tifosi delle altre squadre, in particolare della Lazio, vi si oppongono, anche a distanza di un secolo.

Da Wikipedia: Il 24 maggio 2015, in occasione del centenario dall’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, sulle colonne del settimanale Nuovo Corriere Laziale, l’avvocato Gian Luca Mignogna ha lanciato l’idea dell’assegnazione ex aequo del titolo a Genoa e Lazio, in quanto la squadra romana fu l’unica a qualificarsi alla finale centro-meridionale prima della sospensione del torneo, risultando consequenzialmente la compagine del Centrosud più vicina al raggiungimento della finalissima nazionale.

Nel dicembre dello stesso anno Mignogna, avvalendosi di una petizione online sottoscritta dalla tifoseria laziale, della collaborazione del “Centro Studi Nove Gennaio Millenovecento” e di un dossier emerotecario a supporto della propria tesi, ha avanzato una richiesta ufficiale alla FIGC di attribuzione del titolo ai biancazzurri, a pari merito coi rossoblù:oltre che su ragioni giuridiche e sportive, l’istanza è stata fondata sull’argomentazione etico-morale di rendere onore all’importante contributo, in termini di vite umane e opere sociali, prestato dal club capitolino nel corso della prima guerra mondiale, a cui seguì la nomina del sodalizio capitolino a ente morale con Regio Decreto del 2 giugno 1921.

Il 20 luglio 2016 la Commissione di Saggi nominata dal presidente della FIGC, Carlo Tavecchio, per analizzare il caso, dopo aver esaminato la documentazione a riguardo e constatato che negli archivi federali e in quelli pubblici non vi è traccia della delibera di attribuzione dello scudetto al Genoa, ha espresso parere favorevole all’assegnazione congiunta del campionato a genoani e laziali.

L’iniziativa è stata avversata dalla Fondazione Genoa, la quale nel giugno 2017 ha risposto al dossier in favore della Lazio sia sul piano giuridico, trasmettendo alla FIGC la propria documentazione onde contrastare le argomentazioni propugnate da Mignogna e l’assegnazione del titolo a pari merito, sia su quello sportivo, sottolineando come «il risultato della finale nazionale era, all’epoca, considerato pressoché scontato» data la netta superiorità che per tutto il periodo delle finalissime venne palesata dai club settentrionali rispetto ai meno quotati centro-meridionali. La querelle è proseguita nel corso degli anni seguenti: Mignogna ha continuato a depositare presso la Federazione fascicoli integrativi a supporto della propria tesi, nonché ulteriore documentazione volta a dimostrare come la Lazio sarebbe da considerare la vincitrice del Campionato dell’Italia centro-meridionale, con conseguente qualificazione alla finalissima, e che l’attribuzione dello scudetto al Genoa nel 1921 sarebbe da ritenere un «falso storico» confermato dagli Annuari Ufficiali editi dalla FIGC, mentre la Fondazione ha pubblicato nuovi comunicati ufficiali di obiezione alle affermazioni dell’avvocato romano.

Dopo che l’iter ha subito una battuta d’arresto durante il commissariamento della Federazione, avvenuto dal febbraio all’ottobre del 2018, in occasione del Consiglio Federale del 30 gennaio 2019 il neopresidente Gabriele Gravina ha proposto la creazione di una commissione ad hoc per analizzare, con approccio storico-scientifico, sia la richiesta del titolo 1915 della Lazio, sia le petizioni di Genoa, Bologna e Torino relative ai campionati 1924-1925 e 1926-1927. L’organo collegiale è stato istituito il successivo 30 maggio, incaricando il vicepresidente della “Fondazione Museo del Calcio”, Matteo Marani, di coordinare i docenti universitari che lo compongono.

Matteo Marani – RiminiToday

Questa è la ricostruzione della querelle su Wikipedia. Entrambe le posizioni hanno delle ragioni di fondo, ma non dobbiamo dimenticare che anche altre quattro squadre erano ancora teoricamente in corsa per il titolo, non soltanto Genoa e Lazio. Lo stesso Napoli, in linea ipotetica, potrebbe rivendicare un pezzo di quello scudetto in considerazione del fatto che sicuramente una delle due squadre campane in lotta avrebbe dovuto incontrare la Lazio, con le stesse possibilità dei romani di accedere alla finale contro il Genoa (o il Torino o l’Inter) e che queste squadre si sono fuse nel 1922, dando vita al Foot-Ball Club Internazionale-Naples, progenitore dell’Associazione Calcio Napoli fondato nel 1926.

Il nostro modesto contributo è stato quello di calcolare le percentuali di probabilità vittoria del campionato di ognuna delle sei squadre che erano ancora in corsa per il titolo. Per fare questo dobbiamo però dirimere due questioni ovvero:

1) se considerare valido il risultato di Naples-Internazionale Napoli (che renderebbe equiprobabile la vittoria dell’una o dell’altra squadra nel girone campano) oppure ipotizzare la ripetizione della partita (abbiamo considerato entrambi gli scenari)

2) quante probabilità percentuali assegnare alla squadra vincitrice del torneo del Centro-Sud di vincere la finalissima contro la squadra vincitrice del torneo del Nord.

Qui abbiamo considerato quattro scenari: l’impossibilità assoluta (0%) di vittoria per la squadra del Centro-Sud, il che sarebbe in linea con la storia delle altre undici finali; un più sportivo 10%, un ottimistico 25% e un matematico 50%. Per tutti gli altri match (Genoa-Torino, Milan-Inter e l’eventuale Naples-Internazionale Napoli) abbiamo invece considerato come equiprobabili vittoria, pareggio e sconfitta di ogni squadra. Ecco i risultati:

Probabilità Centro-Sud 0% 10% 10% 25% 25% 50% 50%
Ripet. No ripet. Ripet. No ripet. Ripet. No ripet.
Genoa 81,48 73,33 73,33 61,11 61,11 40,74 40,74
Torino 14,81 13,33 13,33 11,11 11,11 7,41 7,41
Inter 3,70 3,33 3,33 2,78 2,78 1,85 1,85
Lazio 0 5 5 12,5 12,5 25 25
Internazionale Napoli 0 2,5 4,17 6,25 10,42 12,5 20,83
Naples 0 2,5 0,83 6,25 2,08 12,5 4,17

Sinceramente speriamo che le analogie tra il 1915 e il 2020 siano solo ipotetiche e che la Serie A, sia pure con qualche turno a porte chiuse, si possa concludere regolarmente, con una rapida risoluzione dell’epidemia. E, se anche non si riuscisse a concludere il campionato, ci auguriamo che si trovino soluzioni meno controverse e più condivise per assegnare (o non assegnare) i vari titoli sportivi e le qualificazioni ai prossimi tornei italiani e internazionali.

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