Da Nausicaa a Girolamo Mercuriale, il racconto dello sport

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arte sport

La prima grande fioritura dello sport nell’arte è nella cultura ellenica, che lo rappresenta ancor prima che la disciplina venga così chiamata. Mentre i giovani si dedicano alle gare atletiche e alla ginnastica e nei ginnasi si educa il corpo all’elasticità, alla forza e alla velocità, nella scultura, nella statuaria antica, su vasi, mosaici e affreschi murali, si vedono raffigurati atleti in azione.

Nausicaa gioca a palla con le sue ancelle. (Illustrazione di John Flaxman da “Odyssey“, in pubblico dominio)

Così come nell’Odissea, Ulisse, prima, nascosto tra i cespugli della spiaggia ammira la bella Nausicaa giocare a palla con le sue ancelle e, poi, i giovani Feaci durante la festa organizzata in suo onore. E mostrare come l’uso della palla nasca come gioco per divenire solo in seguito esercitazione d’allenamento e infine sport agonistico e competitivo.

I Romani non condividono la passione greca per i giochi atletici. Le manifestazioni atletiche e sportive compaiono solo verso il II secolo a.C. e comunque non come agones tra liberi cittadini ma come divertimenti e spettacoli con schiavi o prezzolati. È negli anni di Adriano che vengono promosse anche a Roma gare atletiche sul modello greco, mentre nuoto ed esercizi ginnici si praticano nelle terme, decorate, in tutto l’impero, con statue di atleti, pitture e mosaici. Fioriscono inoltre stadi, circhi e anfiteatri.

Attorno al 400 d.C. le Olimpiadi vengono abolite e la stessa civiltà greca dello sport viene ufficialmente chiusa. È un segnale.

Quattro quadrighe romane si sfidano nella ricostruzione storica del parco tematico Puy du Fou. (Foto di Midx1004, in pubblico dominio)

Il regresso della civiltà a opera delle popolazioni germaniche e l’instaurarsi della cultura cristiana,  per la quale il corpo è una prigione e fonte di tentazione e peccato, da mortificare quindi, affamano i secoli successivi in termini di rappresentazioni dello sport.

I corpi umani sono coperti di panneggi e le uniche raffigurazioni di atletismo sono quelle degli eroi biblici, come l’unica forma di sport che troviamo in miniature, affreschi, mosaici, arazzi è quella della caccia.

È solo verso la fine del Medioevo che si ridesta l’interesse per la cultura del corpo e a risvegliarla, insieme a quella dello sport, sono la nobile figura del cavaliere, bello, coraggioso, forte, e abile nell’equitazione, nella scherma, nel pugilato, nel nuoto e nel tiro e i giochi popolari, come quelli a palla tra squadre di villaggi diversi. Del resto risalgono proprio agli inizi del Quattrocento le prime testimonianza sul gioco del calcio fiorentino.

Girolamo Mercuriale. (Foto da Università di Pisa, in pubblico dominio)

Intanto a Forlì, trova i natali Girolamo Mercuriale, professore di medicina e fondatore della ginnastica moderna, della fisioterapia e della medicina sportiva. Nel 1569 pubblica, senza illustrazioni e con il titolo di Artis gymnasticae, il De Arte Gymnastica al quale, nel 1573, aggiunge poi  26 xilografie e nel quale riprende il concetto, già presente nei trattati di medicina greca, per il quale ginnastica ed esercizio fisico sono mezzi per ristabilire e conservare la salute del corpo. Negli ultimi sei libri dell’ opera enciclopedica, Mercuriale si dedica a descrivere tipologie di esercizi indicandone anche a indicarne modi e tempi per il loro svolgimento.

Eppure, malgrado la crescente importanza della pratica sportiva in questi secoli – la ginnastica entra anche negli oratori di Filippo Neri – le arti figurative non sembrano interessarsene. Qualche gara popolare di corsa, qualche scena di gioco alla palla con il bracciale di legno – sport molto in voga fino a tutto l’Ottocento e all’arrivo del football dall’Inghilterra – e qualche rappresentazione del calcio fiorentino.

 

Foto copertina – Anfora panatenaica in cui è illustrata la gara di corsa delle feste Panatenee del 530 a.C. (Foto di Matthias Kabel, CC BY-SA 3.0)

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