Michael Jordan voleva firmare con Adidas

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La storia delle sneaker è lunga e frenetica.

Nel 1839, Charles Goodyear, scienziato americano, inventa la gomma vulcanizzata, sostanza flessibile, impermeabile e modellabile, risultato di un processo in cui viene aggiunto zolfo alla gomma riscaldata.

Processo che dopo un po’ di decenni viene applicato anche alle scarpe, e in particolare alle  scarpe da ginnastica, rendendo le suole più durevoli. E’ così che nel XIX secolo nascono le antenate delle sneaker.

Agli inizi del secolo successivo la US Rubber Company, una delle grandi aziende statunitensi che credevano nel potenziale delle scarpe con suola in gomma, decide di portare questo tipo di calzatura tra le masse. Sviluppa le Keds e nel 1916 le mette in commercio.

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Un paio di Keds da basket del 1929. (Foto di Daderot dal Bata Shoe Museum di Toronto, CC0 1.0)

Appena un anno dopo la Converse contrattacca e lancia la sua scarpa, la All Star, che nel 1921 ottiene l’endorcement di Chuck Taylor, famoso giocatore di basket e allenatore (il cui nome si trova ancora oggi su All Stars), che ne diventa il volto. Il marchio esplode. La Chuck Taylor All-Star diventa una delle prime sneaker utilizzate, prevalentemente per il basket, dall’inizio del 1900 fino agli anni ’60 e ’70

Nel 1924, anche i fratelli tedeschi Rudolf e Adolf “Adi” Dassler creano la propria attività e disegnano calzature per atleti nella lavanderia della madre.

Le Converse vengono indossate dalla squadra di basket americana alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, mentre il corridore statunitense Jesse Owen gareggia e vince quattro medaglie d’oro con ai piedi scarpe da pista dei Dassler. I fratelli, però, al termine degli anni ‘40 si separano. E’ la fine di un’impresa ma l’inizio della storia dei due tra i più grandi colossi dell’industria dell’abbigliamento sportivo di oggi. Adolf infatti fonda Adidas e Rudolf Puma.

Realizzate e commercializzate principalmente per attività sportive, le sneakers rapidamente guadagnano terreno, anzi sconfinano.

Negli anni ’50, i bambini statunitensi indossano scarpe da ginnastica e jeans in denim, abbinamento favorito anche da star del calibro di Marlon Brando e Marilyn Monroe. Le sneaker erano comode, casual e facili da indossare. In certi ambienti, significavano anche ribellione e voglia di uscire dalle regole sartoriali restrittive della società.

Adolf Dassler, fondatore del marchio Adidas, al lavoro.

Ma serve ancora un decennio, o due, perché diventino veramente davvero comuni.

Intanto nascono le Puma Clyde, prime sneaker firmate da un giocatore NBA.

Walt ‘Clyde’ Frazier, conosciuto per il suo stile alla moda, dà un contributo importante al look e al design della sneaker prodotta in pelle scamosciata e in una grande varietà di colori.

Intanto arriva Nike. La dea alata della vittoria della mitologia greca dà il nome a un nuovo brand sportivo.

E se Kareem Abdul-Jabbar balza per il canestro nella sua Adidas con la suola piatta, e Farrah Fawcett sfoggia il segno di spunta Nike immediatamente riconoscibile, è Michael Jordan a dar vita a quello che forse è il più grande cambiamento della storia delle sneaker. In realtà voleva firmare con Adidas,  il suo marchio preferito, ma, per una serie di eventi – fortunati, diremmo – nel 1985 è il protagonista del debutto Nike Air Force di Michael Jordan. I fan impazziscono e le sneaker diventano parte della leggenda della cultura pop, tra le più ambite della moda moderna, commercializzate sin da subito non solo per lo sport ma per la vita di tutti i giorni.

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Michael Jordan in azione nel 1992, con ai piedi le scarpe che portano il suo nome. (Foto da El Gráfico, in pubblico dominio)

Nello stesso decennio escono le Reebok’s Freestyles che rispondono più alle esigenze del mondo femminile.

Le scarpe da ginnastica sono onnipresenti. Plurali nei loro significati. Parlano a tutti, sono ai piedi di tutti in tutte le occasioni. Il grande schermo le esalta.

Dalle Keds bianche leggermente consumate di Jennifer Grey in Dirty Dancing, a quelle giallo brillante di Uma Thurman in Kill Bill, dalle blu di Ben Stiller stridenti con la tuta Adidas rossa in The Royal Tenenbaums, ai numerosi stili e design di Do the Right Thing di Spike Lee.

Le Nike Cortez consolidano il proprio status di culto con Forrest Gump. Sean Penn rende popolari le slip-on a scacchi dei Vans quando le indossa in Fast Times at Ridgemont High.  E Tess McGill in Working Girl indossa le sue scarpe da ginnastica per le strade di New York City mentre cerca di fare carriera in un mondo dominato dagli uomini.

La musica le consacra. Parte di un’estetica che nasce dalle comunità e dagli artisti neri nelle città dell’east coast americana, punto fermo della fiorente scena hip-hop e rap. Le scarpe da ginnastica abbelliscono i piedi di tanti.

LL Cool J, Grandmaster Flash e Run-DMC, che, dopo aver pubblicato la canzone ‘My Adidas’ collabora con il brand per crearne una versione speciale, la Adidas Superstar che debutta nel 1985 per poi essere rilanciata nel 2020 per festeggiare l’anniversario.

Le Converse vengono indossate da artisti rock e punk, tra cui Kurt Cobain, Joe Strummer o Billie Armstrong.

Oggi altre le collaborazioni importanti che raccontano ancora il matrimonio tra musica e sneaker. L’accordo di Jay Z con Reebok nel 2003, ispirato alla sneaker Gucci del 1984, le Adidas Yeezys più vendute di Kanye West insieme alla sua Nile Air Yeezy e nel 2016 la nomina di Rihanna a direttore creativo di Puma, per rivitalizzare il marchio che aveva registrato un calo delle vendite.

Il rapper Jay-Z, volto di Reebok. (Foto di Daniele Dalledonne, CC BY-SA 2.0)

Nike, Adidas o Fila iniziano a competere con marchi di lusso come Louis Vuitton, Balenciaga o Prada; poi le case di alta moda iniziano a proporre partnership con opzioni infinite che spaziano dalla nostalgia degli anni ’90 attraverso alcune suole molto spesse – Christopher Kane e Maison Margiela – fino alle classiche in bianco e nero di Loewe.

Catalizzatore di uno stile accessibile alle masse, le sneaker hanno da sempre espresso  individualità e identità, veicolando anche messaggi di solidarietà e tolleranza come hanno fatto quelle dai colori sgargianti e dal particolare sistema di allaccio per le stringhe del progetto HU (abbreviazione di Human), frutto della collaborazione tra Pharell Williams con Adidas o come ha fatto LeBron James che, dopo aver sostenuto la protesta dei giocatori della NFL contro la brutalità della polizia e le ingiustizie razziali, ha indossato le scarpe da ginnastica Equality durante la partita dei Cleveland Cavaliers contro i Washington Wizards nel 2017.

 

Foto copertina di sweetlouise, in pubblico dominio.

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