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Quando sfidarsi non era un problema

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formula 1

Foto copertina – DeviantArt on Pinterest

Poteva capitare di essere Juan Manuel Fangio, una leggenda, e avere per compagno Nino Farina, il primo campione del mondo di Formula 1. Poteva succedere di chiamarsi Jackie Stewart e correre con la stessa BRM di Graham Hill. Non era una prerogativa solo dei pionieri: succedeva ancora ad Alain Prost e Ayrton Senna negli anni ‘80 con la McLaren, prima che tutto cambiasse nel mondo delle corse e tutto anche nello stile di vita di questa strana razza di sportivi che solo adesso riusciamo a dire atleti. Vettel e la Ferrari si sono appena promessi divorzio eterno proprio perché due galli insieme in una stessa scuderia non sanno starci più. Succede quando l’elemento industriale e il fattore commerciale mangiano la nuda e pura rivalità sportiva, per la quale nulla ci sarebbe di scandaloso nell’avere a bordo della stessa macchina i migliori due del mondo. Però i contratti. Però gli sponsor. Però i bonus.

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Sebastian Vettel insieme al suo ormai ex compagno di team Charles Leclerc (eurosport.it)

La Formula 1 è cambiata insieme alla società, insieme al resto dello sport. Basta prendere le foto d’un tempo, quelle in bianco e nero, e metterle una in fila all’altra, poi una accanto all’altra ai post di Instagram, e misurare così la differenza, la distanza fra le epoche, fra i mondi. Un pilota come Ascari poteva stare dentro un abitacolo senza aver mai messo piede in una palestra. Luigi Fagioli si presentò al via del primo GP nella storia della Formula 1 – il 13 maggio del 50 – avendo già 52 anni. Louis Chiron lo avrebbe battuto un lustro dopo, partecipando al GP di Montecarlo all’età di anni 55 più 9 mesi e 19 giorni. Contrariamente a quanto accade nel tennis, dove i giovani fanno fatica a mandare in pensione i dinosauri, il mondo dei motori è passato da sport della longevità a sport della precocità. Fangio aveva 46 anni quando vinse il suo ultimo Mondiale. La scena oggi è dei ventenni, dei Verstappen e dei Leclerc, mentre già si prepara alle loro spalle il piccolo Schumacher. Sono i figli degli Esports. Quelli che hanno imparato le curve delle piste provandole su una console. Il simulatore per loro è habitat naturale. Il passaggio alle corse non è un trauma. Nel giro di un decennio appena, gli Alonso e i Vettel sembrano superati. Bruciano in fretta le carriere, proprio adesso che la sicurezza in pista è cresciuta e che le macchine non sono più quegli oggetti bombati e minacciosi, quegli inaccettabili mezzi su sui si rischiava la vita pure andando alla metà della velocità di oggi.

Il mestiere del pilota è rimasto pericoloso. Solo che non è più l’azzardo di una volta. Per fortuna. Ma insieme ai pericoli la categoria ha eliminato pure la sua singolarità, quel clima folle e romantico, molta avventura, molto Sturm und Drang, che ancora negli anni 70 rendeva un automobilista una figura avvolta nella leggenda. James Hunt, per esempio. Quello del film con Niki Lauda. Fico come pochi altri, sta nelle foto d’epoca coi suoi capelli lunghi e con una sigaretta tra le mani.

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imgur.com

Lo potevi vedere abbracciato alla sua fidanzata di quel giorno a bordo di un aereo, oppure giocare a tennis, andare in bici, giocare a carte, a backgammon e a dama contro Bernie Ecclestone. Oggi uno sponsor gli chiederebbe di non esagerare. Potevi vedere, allora, un campione in mezzo agli altri. Senza filtri, senza barriere. Il paradosso è che ci sono più filtri e barriere oggi, nella cosiddetta era della disintermediazione, quando il pilota dialoga direttamente con il tifoso, così almeno gli lascia credere, attraverso i social, ma dal tifoso non si fa vedere mai, lontano com’è, inaccessibile, nella sua bolla fatta di pose studiate, lo yacht, il cane, e il massimo degli eccessi è bere champagne sul palco da una scarpa.

Era la F1 dei sorpassi e dei duelli. Gilles Villeneuve contro René Arnoux, quante volte ce lo siamo raccontato quel pomeriggio a Digione del 79? È dovuta arrivare una nuova proprietà, Liberty Media, non a caso americana – dunque figlia di un paese dove lo show è una cosa seria – per dare la sveglia al vecchio mondo e fargli notare che, ehi, lo sapete che la gente si annoia a guardarvi davanti alla tv, meglio le moto dicono, allora che facciamo?

Nei giorni di riposo, il martedì, i piloti di nuova generazione si bevono quegli scampoli di libertà cercando un respiro normale, un battito che sia uguale a quello del resto del mondo. La Formula 1 di oggi non consente pause. Non si va in panchina, non c’è time out, quando non corri stai collaudando, tutto è programmato, tutta l’agenda è piena: i viaggi, i voli, gli impegni con gli sponsor. Si sentono come degli impiegati. In una magnifica intervista di qualche anno fa con Marco Mensurati di Repubblica, Nico Rosberg confessò di essersi sentito a un certo punto come un criceto che gira sulla ruota. Il solo Hamilton ha qualcosa d’antico. Ha un aereo privato col quale si muove tra la casa in Colorado e il suo studio musicale. Sfoggia look estremi, ha amici celebri, va alle feste dove non conta vedere qualcuno ma farsi vedere. Raccontano che quando era fidanzato con Nicole Scherzinger, a bordo dell’aereo ci fosse un letto matrimoniale. Ora si è pentito. Si dice ambientalista e vegetariano.

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Lewis Hamilton in compagnia di uno dei suoi due bulldog, che vantano un account Instagram da ben 178.000 follower (gaugemagazine.com)

Ve lo immaginate un pilota di oggi ritirato fra 40 anni in campagna ad allevare bufale per fare mozzarelle? Eppure è la nuova vita di Jody Scheckter, il sudafricano che fu campione del mondo con la Ferrari, a lungo l’ultimo, prima che arrivasse Michael Schumacher a interrompere il digiuno. L’ultimo pilota della vecchia generazione è forse stato Pedro Paulo Diniz, brasiliano. Quando ha smesso, ha lasciato Sao Paulo e si è trasferito in una fazenda. Non ha sposato una fotomodella, alleva galline, fa yoga, ha cercato un equilibrio. Chissà dove sarebbe Ayrton, chissà cosa farebbe, chissà se gli piacerebbe ancora questo mondo, dove avere un compagno di squadra che ti sfida è diventato un problema. Perché è una meravigliosa cosa antica.

Questo articolo è stato rielaborato per Overtime ed è tratto da “lo Slalom”, una newsletter mattutina per abbonati: una selezione ragionata dei temi e dei protagonisti del giorno, con contenuti originali o rielaborati, brevi estratti degli articoli più interessanti usciti sui quotidiani italiani e stranieri, sii siti, i blog, le newsletter e le riviste specializzate, con materiale d’archivio, brani di libri e biografie. Una guida e un invito alla lettura e all’approfondimento, con montaggio a cura di Angelo Carotenuto.

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