Il labiale di Haaland e tutti i labiali del mondo

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Alla fine dei sette minuti più lunghi necessari a segnare sempre lo stesso gol, quel giovane orco più vicino alla leggenda di Attila che risponde al nome di Erling Haaland s’è avvicinato al portiere del Siviglia e gli ha gridato qualcosa sulla faccia. Ulrich Hartmann sulla Süddeutsche Zeitung ha scritto che ci vorrebbe un lettore labiale babilonese per scoprire come il portiere marocchino di una squadra spagnola e l’attaccante norvegese di una squadra tedesca si siano insultati in un martedì sera a Dortmund, in Westfalia. È la globalizzazione, bellezza. Haaland non ha voluto dirlo per primo e il portiere Yassine Bounou nemmeno.

Breve cronaca dei 7 minuti

47’: Haaland è trattenuto in area di rigore. Il gioco prosegue. 48’: Haaland segna il 2-0. Il VAR richiama l’arbitro di campo al video a controllare l’azione del minuto prima. Segue un lungo esame delle indagini. 52’: Gol cancellato e rigore concesso. Calcia Haaland e il portiere Bounou para, gridando poi qualcosa all’attaccante. Haaland non si mostra turbato. L’azione prosegue.

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Il primo atto dello scontro verbale tra Bounou e Haaland. (Friedemann Vogel/ Pool/fanpage.it)

53’: L’arbitro viene chiamato al video e rileva che Bounou si è mosso in modo irregolare sulla linea durante il rigore: il tiro va ripetuto. 54’: Haaland va al tiro e segna il rigore, sette minuti dopo aver subito il fallo.

A leggere il labiale di Haaland sono stati più precisi nella redazione del Mundo Deportivo, dove hanno scoperto che la parola gridata al portiere è stata “kiricocho”.

E che significa? La sua origine viene fatta risalire agli anni ‘80 in Argentina, dove si racconta che l’Estudiantes avesse un tifoso in grado di orientare le umane vicende verso le tinte fosche con la sua sola presenza in loco. Una specie di Rosario Chiarcaro della Patente di Pirandello. Ogni volta che si presentava al campo d’allenamento, si faceva male qualcuno. Il suo nome: Kiricocho. Forse credendoci o forse giocandoci, Bilardo lo mandò ai campi d’allenamento di tutte le avversarie e quell’anno – 1982 – l’Estudiantes vinse il campionato con una sola sconfitta contro il Boca, l’unico club dove Kiricocho non era riuscito a entrare. Pare che ai Mondiali di Russia, il difensore della Nazionale spagnola, Capdevila per evitare un gol già fatto, si sia risolto a urlare: «Kiricoooocho».

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L’Estudiantes del 1982, campione d’Argentina nel segno di Kiricocho. (estudiantesdelaplata.com)

Sarà il silenzio negli stadi, sarà la televisizzazione, saranno gli strumenti digitali, ma è tutta la stagione che passiamo a leggere le labbra altrui, in un continuo andare e venire di madri e di insulti, di gentiluomini che scadono a villani, di attaccanti che parlano la lingua delle gang come in un film di Kassovitz. Una volta sono Lukaku e Ibra, un’altra Agnelli e Conte, oppure Mbappé che dice a Jordi Alba: “ti ammazzo per la strada”.

L’inizio della grande stagione della lettura dei labiali si può far risalire al maggio del 1960, quando i tabloid inglesi assoldarono degli esperti per sapere cosa si fossero detti esattamente fino a riderne tra loro la principessa Margaret e il duca Filippo di Edimburgo, suo cognato, mentre lui la accompagnava all’altare per le nozze con il fotografo Antony Armstrong-Jones. Era il primo matrimonio reale a essere trasmesso in televisione, 300 milioni di spettatori in tutto il mondo, la morbosità per quel retroscena parve irrefrenabile.

Oggi che il retroscena è un genere giornalistico, la lettura del labiale è slittata dal territorio del gossip a quello giuridico: una malaparola captata, un insulto, merita una squalifica o no? Se un frame catturato o un audio mezzo sentito possa diventare materia per un processo è discussione quasi etica, lasciata al dibattito dei follower più che ai laureati in filosofia morale, in un perfetto cortocircuito senza uno sbocco di senso compiuto. Il risvolto paradossale è nella mano che fino a poco fa i calciatori usavano per coprirsi la bocca e parlare tra loro in totale libertà. Adesso per dire Kiricocho o tutto il resto prima, non lo fa nessuno. E soprattutto: Kiricocho è punibile o no? 

Se interessa, la principessa Margaret in marcia verso l’altare all’epoca aveva detto: «Spero di andare a passo», il duca le aveva risposto: «Mento in fuori, vecchia mia, non durerà molto». Lei aveva riso e nessuno fu squalificato.

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Il duello tra Ibra e Lukaku ha ispirato anche un murales a due passi da San Siro. (milano.repubblica.it)

In Nigeria usano il Dundee United per dare dell’idiota a qualcuno

C’è un’altra parola intorno alla quale si agita un mistero, sempre che i misteri siano così dinamici da agitarsi e che non invece ristagnino – cose di cui parlare a cena dopo un paio di bicchieri di vino. La parola è il nome del Dundee United, il club scozzese, diventato sinonimo di idiozia nella nazione più popolosa dell’Africa. La Nigeria. Come diavolo è successo? – si è domandato il Guardian riprendendo un articolo scritto da Liam Kirkaldy per il magazine Nutmeg.

Già la scoperta in sé è meravigliosa. Nel 2010, la BBC ha trasmesso un documentario intitolato Welcome to Lagos, una miniserie in tre parti sulle speranze e le aspirazioni dei residenti più poveri della città. Hanno vinto anche un Bafta, gli Oscar britannici.

Nel secondo episodio della serie, a un certo punto un residente di nome Chubbey spiega che la sopravvivenza a Lagos richiede un certo grado di intelligenza da strada, che le cose ti travolgono se sei uno scemo, se sei un Dundee United.

Eh? Cosa? In Scozia sono sobbalzati. Dundee United in Nigeria è usato per significare dire idiota a qualcuno.

Un nigeriano-scozzese con sede a Glasgow, interpellato dalla rivista, ha confermato che la pratica è comune. Essere un Dundee significa essere un mezzo scemo, al massimo un perdente. Il Dundee United non ha risposte plausibili. La rivista ha frugato in Internet, trovando una prima traccia in un forum, una chat riferita ai Mondiali Under 16 del 1989, durante i quali la Nigeria ha giocato una partita nella città scozzese.

Potrebbe essere la risposta? È possibile che un contingente di tifosi dispettosi di Dundee possa aver avuto un ruolo nelle origini della frase?.

Mmm. Possibile. Ma poi si scopre che l’uso del bizzarro insulto è più antico, risale alla fine degli anni ’80, ed è già presente nello spot televisivo di un farmaco antimalarico. L’espressione pare sia più diffusa nel nord del paese e altri scozzesi di origine nigeriana che sono stati consultati da Nutmeg citano come possibile radice del fattaccio la partita giocata dal Dundee in Coppa dei Campioni 1984 contro la Roma. Il 2-0 dell’andata diventato 0-3 al ritorno.

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Il burrascoso finale di Roma – Dundee nel 1984. (telegraph.co.uk)

Chi sostiene questa tesi, teorizza che gli scommettitori nigeriani abbiano perso dei soldi e per frustrazione abbiano iniziato a dare del Dundee in giro, qua e là. Ragionevole, dice Nutmeg. Ma poi ha trovato un esito ancora precedente, un tour della squadra scozzese tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 1972 in Nigeria. Un viaggio francamente disastroso: un 2-2 contro lo Stationery Stores, una sconfitta per 2-0 contro gli Enugu Rangers, un 1-1 con i Mighty Jets, un 1-4 con di nuovo con gli Stationery Stores. Erano squadre amatoriali e i tifosi locali si aspettavano molto di più dagli scozzesi. Apparsi invece come un manipolo di sciocchi. Un articolo pubblicato sul Nigerian Daily Express dell’epoca aveva per titolo: “Don’t Come Back“. Non fatevi vedere mai più. I Dundee che siete.

In realtà, come spesso accade l’uso ha travolto ogni possibile rigore nell’indagine filologica. Molti dicono Dundee e non sanno perché. Un nigeriano-scozzese che lavora a Dundee, Amara, dice di avere un collega che è tifoso della squadra ma di non avergli mai rivelato la storia. Per quieto vivere. Il signor Morrence Chubbey Ojulowo, 75 anni e 17 nipoti, quello che parlava nel documentario della BBC, è stato rintracciato alla fine della solenne inchiesta. Interpellato sulla vicenda, pare che si sia fatto una risata. Probabilmente ignorando il detto secondo cui il riso abbonda sulla bocca degli Dundee.

 

Questo articolo è stato rielaborato per Overtime ed è tratto da “lo Slalom”, una newsletter mattutina per abbonati: una selezione ragionata dei temi e dei protagonisti del giorno, con contenuti originali o rielaborati, brevi estratti degli articoli più interessanti usciti sui quotidiani italiani e stranieri, sii siti, i blog, le newsletter e le riviste specializzate, con materiale d’archivio, brani di libri e biografie. Una guida e un invito alla lettura e all’approfondimento, con montaggio a cura di Angelo Carotenuto.

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Foto copertina – Ina Fassbender/Pool/sportscapitoldc.com

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