Gareggiare in gravidanza

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gravidanza sport

I traguardi delle donne sempre in svolgimento, i confini vengono continuamente oltrepassati, anche la recente storia sportiva ce lo racconta.

Un esempio? Quello di Alysia Johnson-Montaño, nata nel Queens il 23 aprile del 1986. Alysia è cresciuta in una famiglia formata per lo più da uomini, e questo l’ha portata ad essere competitiva nel migliore dei modi, battendosi costantemente per la parità di genere.

Trasferitasi in California per frequentare la Canyon High School, ha da subito sviluppato la sua passione per gli sport, in particolare per basket, calcio e atletica, disciplina che poi ha deciso di seguire con grande impegno sino ad essere seguita da Tony Sandoval alla Berkley University e diventare la campionessa negli 800 metri che conosciamo oggi. Dal 2007 sino ai titoli NCAA in e outdoor, ha dovuto poi affrontare un periodo complesso, fatto di stress e infortuni.

Ma tirare su la testa non è mai stato un problema per Alysia, che si è rimessa in carreggiata, per arrivare terza ai campionati del mondo del 2011, quarta alle Olimpiadi di Londra del 2012 e ancora terza ai Mondiali 2013.

alysia montaño

L’allora ventottenne Alysia Montaño, in evidente dolce attesa, ai blocchi di partenza dei campionati USA del 2014. (washingtonpost.com)

Nella vita di una donna però può anche arrivare il momento della maternità, ed è quello che è accaduto all’atleta statunitense nel 2014, quando ha deciso di concentrarsi sulla famiglia e di mettere al mondo un figlio. Alysia è rimasta incinta, e non è un mistero che quando comunicò quella che a logica dovrebbe essere una buona notizia, la Nike, suo sponsor, rispose che avrebbero dovuto porre fine al contratto che li legava.

Il clamore attorno alla notizia, riportata sui social dalla stessa Johnson, fu enorme, ma non fermò la runner, che una volta valutata la sua situazione di salute, e quindi della sua gravidanza, ha dato vita ad un’impresa: partecipare ai campionati USA incinta di otto mesi.

Un atto quello di Alysia, che spiazzò non poche persone, ma lei in due minuti e quattordici secondi concluse la gara. Stessa scena nel 2017: in California, in attesa del secondogenito, Alysia ha corso per i campionati di atletica leggera.

alysia montaño

Alysia Montaño nel 2017, incinta di “soli” cinque mesi. (Rich Pedroncelli/AP/time.com)

Questa volta lo ha fatto indossando un top raffigurante Wonder Woman, come dichiarazione di forza, con la volontà di essere d’ispirazione per tutte quelle donne nello sport che si trovano obbligate ad anteporre maternità o carriera. Certo, Alisya non ha fatto nulla con leggerezza, ma è sempre stata seguita da uno staff medico che le ha permesso di affrontare tutto ciò in serenità.

Un esempio enorme quello di Johnson-Montaño, che se da un lato ha certamente spostato dei paletti, dall’altra non è riuscita ad eliminarli totalmente. Basti leggere quanto accaduto pochi giorni nel nostro paese a Lara Lugli, pallavolista in B1 per il Pordenone, citata per danni dalla società proprio per essere rimasta incinta. A quanto pare non aveva espresso questa sua volontà al momento della firma del contratto. Come finirà la storia della Lugli lo dirà il tempo, per il momento la scena continua a non essere molto edificante.

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Prima della finale di Coppa Italia di A2 femminile tra Mondovì e Macerata, i due capitani hanno sfoggiato un vistoso pallone sotto la divisa di gioco, lanciando un importante segnale di solidarietà nei confronti di Lara Lugli. (sportmediaset.mediaset.it)

Per questo servono sempre persone come Alysia. Per ricordare a tutte le donne di non permettere a nessuno di dire loro “devi scegliere”.

 

Foto copertina – washingtonpost.com

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