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Hugo Maradona, il fratello di

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hugo maradona

Ci sono destini sbagliati in partenza, questione di DNA. Storie personali soffocate da storie più grandi, interrotte nell’abbrivo di una eterna incompiutezza per il semplice motivo di aver visto la luce nel momento meno opportuno. Nascere dopo Diego Armando Maradona è un problema per tutti quelli che dopo di lui hanno rincorso un pallone, nascergli fratello è una condanna, soprattutto se decidi di fare il calciatore. La storia di Hugo Hèrnan Maradona – ottavo figlio di Don Diego e Doña Tota, terzo e più piccolo dei figli maschi – è in questo senso esemplare.

Hugo nasce nel 1969, nove anni dopo Diego. Quando viene al mondo, Diego “El Pelusa” già incanta tra le baracche di Villa Fiorito, è un predestinato, da lì a poco un giornalista della tivù argentina andrà a certificare l’apparizione del migliore del mondo, con la famosa intervista dove Diego esprime i suoi sogni, giocare e vincere la Coppa del Mondo. Quando ne ha dieci – nel 1979 – Diego è un nome sulla bocca di tutti, è stato escluso – dal ct Flaco Menotti – dal trionfale Mondiale vinto dall’Argentina in casa; ma ha appena vinto il Mondiale giovanile in Giappone. Gioca dell’Argentinos Juniors, lo vuole tutto il mondo. La somiglianza di Hugo col fratello è impressionante. O meglio: Hugo – anche nei tratti somatici pacificati – è quello che Diego sarebbe potuto diventare solo se. If, appunto. Ma qui non siamo nel territorio delle ipotesi, qui si racconta di come Hugo ha provato – almeno per un po’ – a fare il Maradona, per poi accettare il proprio destino, rassegnandosi ad essere sé stesso.

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Diego e il piccolo Hugo Maradona nel 1979 al termine di una partita dell’Argentinos Juniors. (storiedicalcio.altervista.org)

Noi – dico noi italiani – Hugo Maradona l’abbiamo pure visto giocare nel nostro campionato, con la maglia dell’Ascoli, campionato 1987-88. La storia è persino divertente. Diego in quel momento è il re del mondo. Né più e né meno. Non gli serve nemmeno chiedere, semplicemente ottiene. Ha appena vinto praticamente da solo il Mondiale in Messico e ha appena regalato a Napoli il primo scudetto della sua storia. Così, quando suggerisce – diciamo suggerisce – al presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi il nome di suo fratello Hugo, si procede in automatico. Piazzarlo a Napoli non si può. Ci sono già Diego e Careca. Allora prestito sia. Pescara e Pisa rifiutano: no grazie. «Che ci guadagniamo?», si chiese ad alta voce un dirigente di quell’Ascoli al momento di far firmare il contratto al ragazzo. Niente. Ma si fa. Hugo all’epoca è appena diventato maggiorenne, ed è reduce da un campionato con l’Argentinos Juniors. Non è Diego, questo si capisce subito. Però, però, però. Chissà, magari potrà diventare qualcosa di simile. Così il Napoli – Diego – convince l’Ascoli che ne vale la pena. Il fisico non lo aiuta. È piccolo (e vabbè, anche Diego lo è), è tozzo (è vabbè, anche Diego), ha la gamba corta (e vabbè) e tiene in dote una pancia da chi è sazio e tutto quello che verrà sarà solo l’ammazzacaffé.

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Hugo Maradona in azione con la maglia dell’Ascoli. (icampionidellosport.wordpress.com)

Si fa presto a dire bidone. Hugo quell’anno compare in campo solo 12 volte, tre le partite da titolare. Ruolo? Trequartista-paracarro, altro non può fare. A fine stagione se ne va. L’Ascoli – allenato da Ilario Castagner – si salva di un pelo, piazzandosi davanti ad Avellino ed Empoli, penultima e ultima, perché quell’anno la ristrutturazione della Serie A prevede solo due retrocessioni. Contributo di Hugo alla salvezza: nullo. Pace. La carriera dell’altro Maradona continua, lontano dagli occhi e dal cuore. Spagna, col Rayo Vallecano, è il suo periodo migliore e coincide con la promozione della squadra nella Liga. Austria, Rapid Vienna. Venezuela, col Deportivo Italia. Giappone, con Avispa Fukuoka. Canada, col Toronto Fc. E ancora Giappone, stavolta con il Consadole Sapporo. Hugo fa il giro del mondo. E gli anni passano. Il fine carriera arriva – azzardiamo – come una carezza. Fine. Basta paragoni, basta confronti. Lui – Diego – è lui, Hugo è Hugo. Tutti si aspettavano da lui qualcosa di diverso da quello che in realtà è riuscito a fare. Ma fa niente.

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Hugo Maradona oggi, mentre allena i suoi ragazzi a Napoli. (gianlucadimarzio.com)

In questi giorni di lacrime per l’addio a Diego Maradona l’abbiamo visto dalla D’Urso e dalla Venier. Si è sposato con una donna di Bacoli, Paola Morra, è rimasto a vivere a Napoli, allena i ragazzini. Sembra felice, sereno, soddisfatto della sua vita. Lo è, probabilmente. L’affetto per il fratello è rimasto solido nel corso degli anni. Hugo parla di Diego con l’amore che si ha verso chi ha il tuo stesso sangue. Gli amici argentini lo chiamano ancora “El Turco”, il soprannome che aveva quando era ragazzo e la vita era una promessa. E quando qualcuno gli ricorda ciò che Diego disse di lui all’epoca in cui costrinse l’Ascoli a ingaggiarlo – «È più forte di me» – sorride, dà una scrollata di spalle e considera che in fondo ogni vita è la nostra, e di nessun altro.

 

Foto copertina – chenews.it

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