Devi averle di ghisa, per provare a fare quella cosa lì. Il cucchiaio, altresì detto scavetto. Elogio della lentezza straziante, voce del verbo «cucchiaiare»: colpo irridente e beffeggiante. L’ultimo a provarci è stato Icardi, al San Paolo. Il Wando Naro del nostro calcio beatamente lo ignora, ma il suo cucchiaio ha radici che affondano nel comunismo degli anni 70, perché l’inventore del colpo fu un centrocampista paffutello, con il baffo d’ordinanza e un mestiere di tornitore alle spalle: si chiamava Antonin Panenka, era cecoslovacco quando ancora la geografia non era un mistero buffo e la notte in cui decise di rendere pubblica la sua invenzione fu quella della finale degli Europei, si era nel ‘76. Germania Ovest contro Cecoslovacchia, Maier in porta, Panenka dal dischetto.

European Nations Cup Final 1976

Antonin Panenka – L’Archimede del cucchiaio

 

Rivelò più tardi l’Archimede del cucchiaio: «Mi allenavo in campionato da due anni». Il problema era che il campionato cecoslovacco – a quei tempi – non se lo filava nessuno (sai oggi, invece) e – per esempio – nessuno vide che Panenka un mese prima della finale aveva provato il cucchiaio in un Bohemians-Dukla Praga. Per dire: oggi il rigore di Panenka finirebbe tra le notizie più cliccate di un qualsiasi sito, prima dell’uomo che alza il piatto con le orecchie e subito dopo la modella che si è simpaticamente rifatta le tette seguendo lo skyline della Marmolada.

Noi italiani il cucchiaio l’abbiamo (ri)scoperto il 29 giugno del 2000, Italia-Olanda a Rotterdam, Europei anche quella volta. Fate largo che passamo noi. «Mo je faccio er cucchiaio» disse Totti a Di Biagio. Uno sbiancò, l’altro prese coraggio.

Totti (cucchiaio)

Olanda vs Italia Euro 2000 – «Mo je faccio er cucchiaio»

 

Incoscienza ci vuole, quella sana follia che ti fa pensare: why not? Da allora ci hanno provato un po’ tutti. Sia in Italia che all’estero il cucchiaio è diventato una moda persino democratica, perché di questo colpo da scroccati piace il lampo di vanità di chi tira, non certo la presa di posizione (fermo come un portiere del Subbuteo) di chi para. Il dramma di questi colpi è che – una volta sdoganati – diventano di tutti, come le brettelle, che una volta erano naif e ora fanno parte del guardaroba del più brufoloso dei diciassettenni che si si mette in tiro per la festicciola del sabato. Tanti cucchiai per tutti: è la democrazia.

Furio Zara, giornalista al Corriere dello Sport-Stadio, segue la serie A e i più grandi avvenimenti sportivi, dai Mondiali alle Olimpiadi. Ha vinto i premi Ussi, Coni e Beppe Viola. Quando ce la fa, scrive libri. Il primo: «Bidoni» (ed. Kowalski). Il penultimo: «Da Abatino a Pupone, tutto il calcio soprannome per soprannome» (ed. Rizzoli, con Nicola Calzaretta). La sua passione: il cinema. Il suo motto: solo chi cerca verrà trovato.