Billie Jean e le sue vittorie,
dentro e fuori il campo

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billie jean king

Un’altra storia dal mondo sportivo al femminile, dove ai traguardi agonistici si sommano quelli personali, di donne pari agli uomini, uomini che nella vita fanno esattamente la stessa cosa ma guadagnano di più, hanno visibilità completamente diversa.

Questa storia arriva dagli Stati Uniti, protagonista Billie Jean King, tennista incredibile che ha saputo tradurre le sue vittorie sul campo nella vita. Uomini e donne devono avere le stesse opportunità, devono essere trattati allo stesso modo, sempre. Questo è sempre stato il pensiero di King, icona mondiale della lotta alla parità dei diritti e anche prima atleta professionista ad aver dichiarato apertamente la sua omosessualità.

Billie Jean King è nata nel 1943 a Long Beach da una famiglia fortemente tradizionalista; ha iniziato da bambina a giocare a tennis e a soli diciassette anni, in coppia con Keren Hantze Susman, ha vinto il doppio femminile di Wimbledon. Un anno più tardi, sullo stesso campo, ha battuto la numero uno del tennis femminile Margaret Court.

billie jean king

Billie Jean King, vincitrice a Wimbledon nel 1966. (AP Photo/7mogame.blogspot.it)

Non male. Non male Billie Jean. Il talento non è mai mancato, questo è evidente: dodici le vittorie nel Grande Slam, sei a Wimbledon, quattro a New York, una vittoria in Australia e una al Roland Garros, prima in classifica nel 1966, 1967,1968. Un totale di sessantasette titoli da professionista. Insomma, la grandezza tennistica della King è innegabile.

Ma a lei tutto questo non è mai bastato, i podi sono belli, ma le gratificazioni economiche devono essere all’altezza: perché gli uomini, a pari merito, guadagnano di più? Shamateurism, lo ha chiamato Billie Jean durante una conferenza stampa nel 1967, una parola che arriva da shame, vergogna. Perché vergognoso era il compenso riservato alle giocatrici. Così qualche anno più tardi ha lanciato una campagna per comparare le vincite tra tennisti e tenniste, e nonostante questo, quando nel 1972 ha vinto gli U.S. Open ha ricevuto 15.000 dollari in meno rispetto al campione del torneo maschile. In seguito a questo fatto, Billie Jean ha denunciato il sistema e minacciato di non partecipare più. Risultato: nel 1973 gli U.S. Open sono stati il primo torneo ad equiparare le vincite tra uomini e donne.

billie jean king

Billie Jean King e Bobby Riggs scherzano prima del match del 1973. (Anthony Camerano/AP Photo)

Un altro momento importante, fondamentale nella battaglia della tennista statunitense per tutte le donne, è arrivato l’anno seguente. Nel 1973, infatti il grande Bobby Riggs, disse che il gioco femminile era talmente inferiore a quello maschile che anche lui, oramai cinquantacinquenne, sarebbe stato in grado di battere la più forte giocatrice al mondo, cioè lei. Billie Jean accettò la sfida, e davanti a trentamila persone vinse 6-4, 6-3-, 6-3.

Go Billy Jean, go! King ha dimostrato tantissimo nel tempo, tantissimo, e come sempre, come ogni donna impegnata nello sport, ha dovuto impegnarsi il doppio e forse il triplo.

Le fatiche di Billie Jean però, per fortuna, non sono state vane: tante le vittorie sul campo quante quelle fuori. La sua figura è diventata così importante e centrale da ricevere molti riconoscimenti: ad esempio, nel 2001, dal Gay and Lesbian Alliance Against Defamation, un’organizzazione che lotta contro le discriminazioni per orientamento sessuale, per aver partecipato alla produzione e distribuzione di filmati educativi per la lotta contro l’Aids.

billie jean king

Elton John e Billie Jean King. (morrisonhotelgallery.com)

Elton John, suo grande amico, le ha dedicato la canzone “Philadelphia Freedom”, e nel 2017, relativamente alla partita contro Riggs, è uscito il film “La battaglia dei sessi” di Jonathan Dayton e Valerie Faris, che ha ricevuto due candidature ai Golden Globes e due al Critics Choise Award.

E, naturalmente, non va dimenticata la Billie Jean Cup, il più importante torneo di tennis per squadre nazionali femminili, il cui equivalente maschile è la Coppa Davis.

 

Foto copertina – Les Lee/Daily Express/Hulton Archive

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