URAM Extreme Park, news a Kazan

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uram extreme park

Un gigantesco parco estremo progettato e costruito nel 2020 dallo studio di architettura moscovita Legato Sports Architectur che aveva un compito molto difficile.

L’obiettivo, centrato, era infatti costruire un parco che fosse inserito nel contesto del centro storico di Kazan e che combinasse strutture sportive necessarie per preparare gli atleti estremi a competizioni di alto livello, come i Giochi Olimpici, con zone più semplici nelle quali gli atleti dilettanti avrebbero potuto sviluppare le proprie capacità.

E così l’URAM Extreme Park, il cui nome significa “strada” in tartaro, diventa uno dei rari parchi estremi al mondo che riesce a essere allo stesso tempo luogo di allenamento professionale per gli atleti olimpici e spazio pubblico completamente aperto e gratuito. Con circa 13.000 visitatori al mese è il centro della cultura giovanile di strada, il luogo in cui dove le persone possono giocare, divertirsi e trascorrere il proprio tempo in attività sportive, educative e sociali.

Creato come parte di un programma volto a migliorare la situazione ecologica della città di Kazan e ad aumentarne la biodiversità, si presenta come una struttura di circa 8.000 metri quadri in cui sono stati utilizzati materiali naturali. La facciata del parco aereo è in larice, il rivestimento duro dell’area streetball non emette elementi nocivi nell’ambiente, tutti i materiali sono durevoli e, per mettere in sicurezza il parco, al posto delle recinzioni sono state utilizzate aiuole e spazi verdi skateabile.

L’URAM Extreme Park visto dall’alto. (©Erim Sharifullin)

Un design complessivo piuttosto minimalista ma con una grande attenzione ai dettagli. Le superfici laterali degli elementi della piazza sono a mosaico; la parte superiore dell’edificio è un blocco rettangolare rivestito in acciaio inossidabile, spazzolato in alcune parti e lucidato in altre per conferirgli una lucentezza a specchio che riflette il sole o il cielo grigio e cambia anche il suo aspetto a seconda delle condizioni meteorologiche, creando uno speciale effetto astratto visibile dal lato opposto del fiume Kazanka e trasformandolo in un  punto di riferimento urbano unico e accattivante. La facciata dell’Uram Street Culture Center è scalabile, scorrevole e arrotolabile.

È un radicale paesaggio funzionale in perfetta fusione con l’ambiente circostante grazie anche alle colline sulle quali è costruito e il cui skyline riesce a offuscare i confini tra architettura e infrastruttura.

Per dare maggiore profondità e definizione negli spazi interni è stato utilizzato un colore particolare, il Volt, un verde brillante-giallo in uso anche nella circolazione navale e stradale per garantire la sicurezza. Così i visitatori vengono guidati lungo le aree più importanti di tutto il percorso dalla reception, alle zone con pannelli informativi e gli ingressi per le vie di fuga. Un colore evidenziato che permette anche di riconoscere la geometria dello spazio.

Metodi tradizionali sono quelli scelti dagli architetti per costruire lo skate park ed entrambi i pump track, tutti realizzati manualmente con il c.d. calcestruzzo proiettato – o Spritz Beton – viste le forme complesse, ma in realtà ogni singola area è progettata in modo unico e per crearla è stato utilizzato un solo tipo di materiale o tecnica.

L’airpark per esempio è completamente realizzato in compensato quasi a creare uno spettacolare ‘oceano’ e, sebbene in Europa ce ne siano parecchi in legno al coperto, URAM è qualcosa di particolare in termini di scala e diversità portando le zone di allenamento BMX freestyle a un nuovo livello.

Lo spazio dell’aula magna è formato da una nuvola di punti costituite da lampade sospese che contribuiscono a formare una geometria alternativa.

E la profonda ciotola di cemento per lo skateboarding è stata progettata per le competizioni da Vasily Borisenko, capo progettista di Legato Sports Architecture, con la collaborazione di John Magnusson, uno dei più famosi skateboarder svedesi.

E anche in questo contesto il colore volt è protagonista nelle ringhiere delle scale.

 

Foto copertina – ©Daria Samoilova

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