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Sotto rete, i social vanno forte

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In attesa di riaffollare i palazzetti, i tifosi italiani si “sfidano” sportivamente davanti a tastiere e device. In che maniera? Misurando online l’amore per il proprio club. I social network sono e saranno sempre più importanti nel rapporto atleta/supporter, cercando di mantenere il senso di appartenenza. Consideriamo infatti come sia sempre più mortificato il racconto dello sport sui nostri quotidiani. Tutto quello che non si chiama calcio è relegato a qualche paginetta il lunedì e a qualche trafiletto durante la settimana.

Non dobbiamo però dimenticare che l’uomo-supporter è un “animale” in grado di adattarsi a ogni difficoltà, in grado di superare la sindrome dell’abbandono da match, in grado di innamorarsi di blog di settore e di seguire in maniera compulsiva ogni notifica sui canali social.

Qualche giorno fa ho letto alcuni dati pubblicati da Il Sole 24 Ore a firma del Marcello Frisone, redattore di Sport&Business. Un grande amante della corsa, con all’attivo anche tre maratone. Molto interessante il suo confronto fra la penetrazione social di pallacanestro e pallavolo in Italia.

Su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube le squadre della serie A di volley superano in media quelle di pallacanestro per follower (+21%), engagement (+14,6%) e contenuti postati (+18,3%).

Ma andiamo con calma. Sono d’obbligo alcune considerazioni di fondo.

Negli ultimi anni gli uffici stampa dei club di pallavolo hanno lavorato con grande professionalità, cercando di agire “in prima persona”. I blog e i siti specializzati sul volley non si occupano in maniera approfondita delle tematiche legate al gioco. A differenza della pallacanestro. Decine infatti i siti per feticisti della palla a spicchi. Veramente per tutti i gusti. Ed è proprio su questi siti che “passa” l’informazione sui cestisti. Molto meglio di quanto facciano i siti dei club e della Lega basket. Una lega che ha – a mio modesto parere – delle vedute un po’ “vintage”. Una comunicazione ante-millennial. Proprio questo uno dei motivi della scarsa interazione dei più giovani con gli account dei club di basket della massima serie.

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Il duello stellare andato in scena nell’ultimo confronto tra Virtus Bologna e Olimpia Milano: da una parte Marco Belinelli, dall’altra Gigi Datome. (tv.fanpage.it)

A supporto di questa analisi, le parole di Sandro Giorgetti, responsabile dell’Osservatorio Digitale sulle attività delle 12 squadre del campionato di Super Lega Serie A Pallavolo e delle 16 del campionato Lega Serie A Basket 2020/21: «Se i club di basket producono volumi maggiori su Facebook, quelli di pallavolo lo fanno su Instagram e YouTube (irrisori per entrambi i volumi su Twitter). Ciò dimostra come la pallavolo sia più seguita da una fascia giovane di utenti (più inclini a seguire lo sport su questi ultimi due social) e sia apprezzata maggiormente l’immagine videografica che dà di sé, spesso curata e ben rappresentata».

I dati riportati su Il Sole 24 Ore meritano però un approfondimento. I numeri di follower, engagement e contenuti pubblicati sono più alti nella pallacanestro italiana. Ma è studiando invece la media di questi valori che la pallavolo domina la pallacanestro in maniera netta. Per i meno smanettoni questo si traduce con una maggior capacità di produrre volumi e quindi opportunità di contatto e di business.

E allora vediamoli questi numeri.

“In termini assoluti nel basket – scrive Marcello Frisone – il numero dei follower è di 1.402.162 (+9,6% rispetto alla pallavolo a quota 1.279.642), il valore dell’engagement (cioè la capacità di un brand di creare rapporti attivi con i propri utenti stabilendo così il successo di un’attività di social media marketing) è di 1.152.368 (+16,3% a 990.830), mentre i contenuti postati sono 4.794 (+12,4% a 4.265). Se guardiamo alla media dei numeri, invece, nella pallavolo i follower per squadra sono mediamente di 106.637 (+21,7% sul basket a quota 87.635), il valore dell’engagement è di 82.569 (+14,6% a 72.023), mentre i contenuti postati sono 355 (+18,3% a 300). È dunque il confronto tra i valori medi (anziché appunto quelli assoluti) a dire che la pallavolo ha la capacità di produrre volumi maggiori di quanto faccia il basket”.

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Osmany Juantorena, schiacciatore della Lube e della Nazionale italiana. Dall’alto dei suoi 265.000 follower su Instagram, la “Pantera” punta a doppiare la sua stessa società, “ferma” a quota 158.000 (lubevolley.it)

Il profilo più seguito nella pallavolo maschile è quello della Leo Shoes Modena (284.373 follower) che precede di pochissimo i marchigiani della Cucine Lube (269.066), l’Itas Trentino (263.733) e la Sir Safety Conad Perugia (205.929). Nel basket soltanto due società, Milano e Bologna, raggiungono (e superano, nel caso dell’Olimpia) questi livelli. I motivi del successo di Modena? Una grande fidelizzazione dei suoi tifosi, ieri al botteghino, oggi sui social. E poi una pubblicazione oculata dei post. In numero inferiore rispetto a quelli della concorrenza, ma sempre efficaci e significativi. Parola d’ordine il “less is more” di Ludwig Mies van de Rohe.

E in campo femminile? È un testa a testa tra il calcio e il volley. A testimoniarlo è il rapporto medio engagement/follower delle calciatrici (1,47) molto vicino a quello delle pallavoliste (1,45). Seguono molto staccate le cestiste (1,05).

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Le ragazze dell’Imoco Volley Conegliano festeggiano la vittoria della terza Supercoppa. (imocovolley.it)

Le “best practice sotto rete” sono quelle di Busto Arsizio, Conegliano, Scandicci e Novara.

Nel calcio la squadra che la fa da padrona è Juventus Woman, con le sue Sara Gama e Barbara Bonansea. Nata soltanto tre anni fa, oggi conta oltre 150mila seguaci e 312mila interazioni negli ultimi 60 giorni. Un ottimo rapporto tra engagement e follower (2,05)! Bene anche Napoli, Empoli Ladies e Fiorentina Women’s.

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Barbara Bonansea, attivissima sui social, è il volto della campagna lanciata da Juventus Women in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Immancabile l’hashtag #bb11. (@barbarabonansea on Instagram)

Il football rosa è spinto dalla passione dei supporter per le proprie squadre del cuore (quelle maschili). Fan in grado di tifare per uomini e donne. L’importante è la maglia. Un’appartenenza che vede solo un colore sociale, solo una città. Ma non tutti i club hanno account o pagine dedicate esclusivamente alle squadre femminili. Anzi in molti casi i contenuti di quest’ultime sono inseriti tra le attività social dei maschi. Risultato? Ovviamente i club femminili sono cannibalizzati. Eppure un movimento comunque in grande crescita, partito dall’hasthag #RagazzeMondiali durante i Mondiali del 2018, e oggi in grado di attrarre attenzione e sponsor sui brand sportivi femminili italiani.

E i numeri del calcio maschile?

Ve li racconto prossimamente con una diretta Facebook!

 

Foto copertina – federvolley.it

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