Amy Pejkovic, la testa oltre l’ostacolo

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amy7Perché lo sport? Non perché ti metta di fronte a delle sfide difficili da superare, quelle sono altamente democratiche con l’esistenza di tutti. In particolare, perché costituisce un robusto incentivo, o un ottimo espediente se vogliamo, per far in modo che quelle stesse sfide vengano affrontate a muso duro. Amy Pejkovic lo sa. Amy Pejkovic può raccontare la sua, di storia sportiva.

Bressanone, anno 2009. Amy riversa la sfrontatezza dei suoi sedici anni sull’asticella del salto con l’asta, ai Campionati Mondiali d’atletica leggera, categoria allievi. Il risultato finale è tra quelli da incorniciare e ricordare: il secondo gradino del podio e la medaglia d’argento grazie ad un ottimo salto a 1,85 metri. L’eccellenza è solo a pochi centimetri, come direbbe Al Pacino. E’ in quell’1,87 fatto registrare nella stessa gara dalla nostra connazionale Trost. Ma ad Amy poco interessa, c’è tempo. In fondo, la ragazzina australiana è solo all’inizio di quella che sembra proprio essere una sfavillante carriera. Tra l’altro, Amy è già abituata da anni a farla da protagonista. Fin dai 12 anni, fa parte di una agenzia di modelle di Sidney per servizi e sfilate di alto profilo, che l’hanno portata persino sulla copertina di Vogue.

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amy5Sydney, anno 2012. Amy è priva di conoscenza in un letto d’ospedale, in attesa di venire operata per l’asportazione di un tumore al cervello di 5 centimetri. Poco tempo prima, durante gli allenamenti, l’atleta e modella australiana aveva accusato lancinanti mal di testa, nausee e vomito, uniti a difficoltà nelle più semplici funzioni della deambulazione degli arti. La notizia scioccante della presenza tumorale le era arrivata proprio nel momento in cui stava preparando i Giochi Olimpici di Londra 2012. Un colpo durissimo per chiunque, figuriamoci se inferto nelle pieghe di una giovane vita serena, già ricca di podi e successi a molti livelli. L’avvio di un iter curativo sfiancante fisicamente e devastante mentalmente, a cui non si riesce a dare un significato di prospettiva, ma nel quale si possono soltanto rifugiare le più preziose speranze. E’ raro che chi lo abbia vissuto, anche indirettamente, riesca a parlarne con lucidità. Ma chi lo ha vissuto, anche indirettamente, lo sa bene.

amy4Aprile 2014. Amy Pejkovic è tornata alle gare di atletica leggera. L’asportazione del male è andata a buon fine, mentre la spossante, fisiologica riabilitazione, fatta anche di nove sedute a settimana, è stata superata brillantemente. Riconquistate capacità motoria, forza e tonicità, Amy è ripiombata nelle normali attività pre-intervento con una determinazione prima sconosciuta, conscia di avere a disposizione una seconda possibilità per dare il meglio. La disperazione ha lasciato il campo all’entusiasmo di godere di ogni attimo concessole. La pigrizia negli allenamenti, uno sbiadito ricordo. Prima a Sydney, poi a Brisbane e ancora alle qualificazioni per i prossimi Giochi del Commonwealth a Glasgow in estate. Di nuovo in sospensione, proprio con la testa oltre un ostacolo sempre più alto, a fulgido esempio degli ultimi, terribili quattro anni trascorsi.

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Amy oggi sente di poter spaccare il mondo e punta decisa alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Decisa, certo, ma con serafica tranquillità: il salto più alto e la copertina più prestigiosa li ha già conquistati.

Link al blog e al diario di Amy Pejkovicblog_amypejkovic

Foto by amypejkovic.wordpress.com e dailytelegraph.com

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