4 maggio, c’è ancora nebbia sulla collina

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toro-a-lisbonaC’è ancora nebbia sulla collina. Intorno Superga, sessantacinque anni dopo, sembra non diradarsi quella confusione che impedisce la piena valorizzazione dei principi fondanti dello sport. Deve essere molto confusa la Lega Calcio, non c’è dubbio, se ha ritenuto di rigettare la richiesta del Torino Football Club di modificare la data della gara con il Chievo il 4 maggio. Non una data qualunque e non una richiesta qualsiasi. In questo giorno, nel 1949, il Grande Torino pluriscudettato andava a concludere la sua mirabile parabola sportiva, lasciando orfani tutti gli sportivi d’Italia. L’aereo che riportava la squadra, i dirigenti accompagnatori e i giornalisti a Torino dalla trasferta di Lisbona, dopo una partita amichevole di solidarietà, andò a schiantarsi sulla collina di Superga, alle porte della città sabauda. 31 morti, nessun sopravvissuto. Lo sgomento immediato da parte di tutta una nazione che, grazie alle imprese sportive dei granata, era tornata ad assaporare l’orgoglio della rivincita dopo le devastazioni e le gravi privazioni della guerra.

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torinoIl Grande Torino: un collettivo meraviglioso, costituito da grandi personalità, giocatori fuoriclasse e dirigenti sopraffini. Gare memorabili, record imbattibili, primo stadio di proprietà italiano (oggi ridotto a latrina) in cui crescevano uomini, anziché esercizi commerciali. Prima di tutto il resto, una famiglia in cui venivano privilegiati i valori etici alla base non solo dello sport, ma del vivere quotidiano. Un team entrato nella leggenda col suo celeberrimo “quarto d’ora granata”; un gruppo che ha avuto la capacità di stimolare ed ispirare letteratura, cinematografia, musica. I loro tifosi amano condensare il tutto con una sola, significativa espressione: “Solo il fato li vinse”.

Nel tempo, molti hanno tributato il proprio omaggio al capitano Valentino Mazzola e ai suoi compagni. Intitolazioni di strade, piazze, stadi e centri sportivi. C’è persino chi, dal quel fatale 4 maggio, ha adottato il granata come proprio colore sociale. La Fifa ha istituito in questo giorno la Giornata Mondiale del Giuoco del Calcio. Per questi motivi, vogliamo credere che la confusione in Lega Calcio sia il prodotto di una miopia transitoria. L’attuale Società torinese aveva semplicemente manifestato l’intenzione di rinnovare, come ogni anno, il rito della cerimonia di commemorazione a Superga. Facendo naturalmente partecipare la squadra. Certo non un atto dovuto, quello atteso dalla Lega, ma probabilmente un accoglimento da valutare con positività, anche alla luce di tutti gli improbabili anticipi e posticipi cui si assiste costantemente lungo tutta la durata del campionato.

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funerali-grande-toroPrima della supremazia gestionale tedesca, ci si è riempiti la bocca per più di un ventennio con il “modello inglese”. Espressione con la quale si era e si è soliti indicare l’esemplare organizzazione della macchina calcistica in terra albionica. Ebbene, in Inghilterra, qualche giorno fa sono state ritardate di sette minuti tutte le partite della Premier League e della coppa nazionale. Il motivo? La commemorazione della strage di Hillsborough a Sheffield, dove morirono sugli spalti dello stadio 96 persone. Un segnale forte per tutta la comunità calcistica inglese, non solo per le tifoserie e le famiglie coinvolte direttamente nella tragedia. Non ci addentriamo nei dettagli e nelle responsabilità dell’accaduto sul campo di Sheffield, per altro individuate solo dopo molti decenni. Né vogliamo redigere improponibili classifiche del dolore. Solo ci chiediamo, se l’occasione del 4 maggio italiano non sia una di quelle buonissime opportunità da sfruttare per la rivisitazione della cultura sportiva nazionale. Tema caldissimo sì, ma solo sui media e soltanto per poche ore da qualche infamante gesto da parte del microcefalo di turno. Così, tanto per portare a casa titolo e reprimenda.

“Tutto quello che hai lasciato resterà, scritto nel sangue della nostra identità”, cantavano i Bull Brigade in un motivo dedicato al Grande Torino. Noi crediamo che un buon futuro si costruisca nel rispetto del passato. Con buona pace del “modello inglese”, sbandierato in casa nostra ad uso e consumo delle occasioni più redditizie in termini economici e propagandistici. Ciao ragazzi granata, siete solo in trasferta.

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