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Un, deux, trois… Tour!

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Tappa 1: ciclismo saponato

Con tre soldi di dubbio e due di coraggio, il Tour de France 2020 prende il via da Nizza con l’inquietante interrogativo se arriverà mai a Parigi. Una tappa che nelle previsioni dovrebbe arridere ai velocisti presenti in gruppo: un circuito con tre passaggi sulla Promenade e due GPM di quarta categoria. Ma non tutto andrà come sperato. Nella città che ha dato i natali a Garibaldi, il primo ciclista a tentare l’avventura andando in fuga è Cyril Gautier, subito imitato da Michael Schär e Fabian Grellier. I tre affrontano il promontorio dell’Aspremont che con il nostro Aspromonte ha solo l’assonanza fonetica ma siccome siamo in terra garibaldina tutto è lecito. Un timido sole accompagna la fuga per la prima oretta di corsa ma è un’illusione, minacciose nubi incombono nel cielo della Provenza e annunciano che tra poco il proscenio verrà rubato da una poco gradita ospite: la pioggia. Il cielo si chiude, la luce scompare e le strade diventano sdrucciolevoli torrenti d’acqua.  Le gocce insistenti picchiettano sulle verdi piscine olimpioniche delle ville sparse lungo il percorso mentre le ruote dei ciclisti slittano beffardamente sull’asfalto che non vede pioggia da settimane. Il fondo è viscido, sporco, qualcuno dice anche insaponato da un furgone della carovana pubblicitaria incaricato di promuovere un detersivo. Sembra quasi che tutto l’olio d’oliva prodotto da queste parti si sia riversato sulle strade del Tour. E così, la discesa dalla Cote de Rimiez da tecnica diventa pericolosa. I ciclisti cadono come birilli. Prima uno poi dieci poi cento, mezzo gruppo finisce a terra.

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Alcune vittime della Cote de Rimiez cercano di rimettersi in carreggiata. (cyclingtips.com)

I capitani si parlano, i gregari solitamente abituati a portare borracce portano il messaggio: rallentare. L’Astana è l’ultima squadra ad accordarsi all’idea, serve che il loro capitano, Miguel Angel Lopez, prenda un palo che indica la fermata di un autobus dopo aver provato a domare la bicicletta imbizzarrita per far addivenire anche il team kazako a più miti consigli. Non ha senso farsi la guerra in discesa alla prima tappa del Tour, meglio andare piano. Tony Martin lo fa capire a chiari gesti muovendo le braccia mimando il volo di una poiana. A Tourrette-Levens dove nel museo cittadino di storia naturale sono conservati 5.000 esemplari di farfalle, i ciclisti transitano a passo lento con il volto livido e lo sguardo guardingo. Neppure i colori sgargianti delle loro mute riescono ad avvicinarli per associazione ai variopinti insetti. Se non altro gli organizzatori una previsione l’hanno azzeccata e l’arrivo si risolve in volata. A vincere è il norvegese Alexander Kristoff, che sprinta sulla Promenade cosparsa di salsedine evidentemente a suo agio in un clima da fiordo. Tappa e maglia gialla a distanza di 10 anni dall’ultimo norvegese, Thor Hushovd. Il Tour si è messo in moto.

Tappa 2: una dedica al cielo di Nizza

Si riparte da Nizza, stavolta c’è il sole ma prima si fa la conta dei caduti. Due non ripartono: si tratta di Philippe Gilbert e Rafael Valls che hanno riportato fratture alla rotula e al femore. Come abbiano fatto a finire la tappa il giorno prima è un mistero che la dice lunga sulla tempra dei ciclisti. Il percorso è impegnativo e del tutto non in linea con quelle frazioni narcolessiche che siamo abituati a vedere nella prima settimana di Tour con tanta pianura e raro assortimento di emozioni. Si supera due volte i 1500 metri di altitudine – Col de la Colmiane e il Col de Turini, con i suoi tornanti secchi resi celebri dal Rally di Montecarlo – prima di affrontare il Col d’Èze. Per il poeta Jean Cocteau non esiste posto più “esotico, inusuale e sospeso nel vuoto”, caratteristiche gradite da Nietzsche, che sembra abbia concepito il terzo capitolo del suo Così parlò Zarathustra passeggiando per questi pendii, ma anche da Bono Vox, che bazzica questo posto ameno dal quale si scorge la costa quando non è in tour con i suoi U2. La fuga di giornata è assorbita e si aspetta solo che qualcuno accenda la miccia. D’altro canto, l’attesa fa parte della storia di Eze visto che in origine la cittadina serviva come avamposto e luogo di riparo dalle scorribande dei saraceni lungo la costa. Sorvegliare, attendere, agire. Non è ancora tempo per un attacco ma si intuisce che qualcosa stia bollendo nella pentola del gruppo. Il Col des Quatre Chemins assume i contorni di un detonatore. Dal gruppo fuoriesce Julian Alaphilippe, ossia il francese più lontano da Godot che esista. Lui non si fa attendere anzi, rispetta sempre le previsioni. È come il Natale, arriva sempre. Guardi la strada, studi l’altimetria della tappa e sai già che partirà in quel punto preciso. Tutti lo sanno, avversari compresi, eppure ogni volta riesce a sorprenderti. Alaphilippe è un artista della prevedibilità in bicicletta: sempre uguale eppure ogni volta tremendamente efficace. Lulù, come amano chiamarlo i francesi, scatta secco alla sua maniera e lo svizzero Hirschi lo bracca. Poco dopo si aggiunge anche Adam Yates e il gruppo osserva. Stavolta sulla Promenade di Nizza c’è il sole.

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Julian Alaphilippe festeggia il successo nella seconda tappa del Tour. (road.cc)

Gli antenati inglesi che per primi scoprirono le bellezze del lungomare battendo il primo sentiero gradirebbero una vittoria del connazionale Yates, e invece è ancora lui, il prevedibile, a vincere. Alaphilippe taglia il traguardo e alza un dito al cielo che ieri ha vomitato pioggia e oggi è limpido e terso, un cielo che pochi mesi prima ha accolto il padre da lungo tempo malato. Il resto è gioia, emozione che si estrinseca nelle lacrime e una maglia gialla che cambia padrone dopo appena un giorno di corsa.

Tappa 3: gli ultimi saranno primi

Grasse, capitale mondiale del profumo. Nel XVIII secolo gli abitanti oppressi dall’olezzo che proveniva dalle concerie cittadine pressavano i fiori che crescevano intorno alla loro terra ricavandone unguenti profumati. Tramontato il commercio delle pelli, ecco fiorire quello dei profumi che resiste tutt’oggi – numeri? due terzi della produzione francese, 2.700 persone impegnate in 25 stabilimenti, fatturato di 600 milioni di euro -. Jerome Cousin passa da Grasse inseguito dal resto del gruppo. È lui il fuggitivo di giornata. Barba lunga, capello incolto, occhiali a specchio che celano lo sguardo rendendolo enigmatico. Per alcune frazioni di secondo sembra quasi fischietti mentre pedala, in realtà sta solo dettandosi il ritmo con respiri rapidi. Probabilità che arrivi al traguardo di Sisteron inesistenti, ma intanto il premio di combattivo di giornata non glielo toglie nessuno e domani ripartirà dalla cittadella con il numero rosso sulla schiena. Un bel risultato pensando che ha ripreso ad allenarsi solo il 25 giugno dopo tre mesi di lockdown passato in Portogallo. Attività principale: aiutare il vicino con la costruzione della casa. I ciclisti se non faticano un po’ non sono contenti. Il Tour si muove verso nord, ripercorrendo la strada che Napoleone Bonaparte fece nel 1815 di ritorno dall’esilio all’Isola d’Elba in direzione Parigi. Come il Tour, del resto. Siamo nelle Alpi Marittime e lungo il percorso i borghi arroccati sembrano piccoli nidi di aquile. Uno di essi, Saint-Jeannet, fu scelto da Alfred Hitchcock come set dell’inseguimento in auto che apre “Caccia al ladro”, film del 1955 con Cary Grant e Grace Kelly. La suspense di questa tappa è però riservata tutta al finale. Si arriva a Sisteron soprannominata la perla dell’alta Provenza. Tratti distintivi sono la cittadella medievale, il rinomato allevamento di agnelli e un arrivo in volata su una strada troppo stretta per accogliere tutto il gruppo. Si sgomita e si spinge fino ai -300 metri quando dai treni delle squadre evadono Sam Bennet e Giacomo Nizzolo.

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La gioia di Caleb Ewan all’arrivo della terza tappa. (france24.com)

L’irlandese e l’italiano sembrano lottarsi la vittoria di tappa, ma da dietro rinviene un proiettile di nome Caleb Ewan. Il piccolo velocista australiano della Lotto, aiutato anche dalla statura compatta, slalomeggia tra gli altri velocisti saltandoli come paletti e raggiunge il picco dello sprint proprio sul traguardo dove batte i diretti rivali. Ewan primo dopo che il giorno precedente era arrivato ultimo con 29 minuti di ritardo da Alaphilippe, che mantiene la maglia gialla. Tra le tante cose belle del Tour c’è anche quella di fornire l’occasione di rifarsi ogni giorno.

 

Leggi anche:

La Grande Boucle arriva tra i monti delle tribù celtiche” di Pietro Pisaneschi, con il resoconto della quarta, quinta e sesta tappa del Tour.

I Pirenei parlano sloveno” di Pietro Pisaneschi, incentrato sul successo di Pogacar, la maglia gialla di Roglic e le difficoltà di Aru e Zakarin.

Foto copertina – cyclingnews.com

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