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Storie all’Overtime – Vigorelli, a volte ritornano

Mentre rimaniamo attoniti per lo stato di abbandono e il non rispetto che attanagliano il glorioso stadio Flaminio di Roma, mentre siamo alla finestra speranzosi per la definitiva rinascita di un (seppur mini) sempre leggendario stadio Filadelfia a Torino, accogliamo con fervore una gradevole notizia che arriva da un’altra storica struttura sportiva milanese. Il velodromo Vigorelli, poliedrico impianto sportivo dalle bizzarre e disparate utilizzazioni nel corso dei decenni, torna ad adeguarsi per la disciplina per il quale fu pensato: il ciclismo su pista.

Una riqualificazione simbolica, intendiamoci, poiché la vocazione agonistica della struttura rimane al momento legata alla disciplina del football americano. Ma, al contempo, una ristrutturazione reale, definita e totale, concepita all’interno del progetto milanese CityLife e riguardante anche altre sezioni dell’impianto quali il manto erboso, la tribuna e la copertura. A solcare la rinnovata pista intitolata al pluridecorato pistard tricolore Antonio Maspes, un mito delle due ruote nazionali, lo “sceriffo” di Giovo Francesco Moser. Con lo stesso telaio che il 3 ottobre del 1986 gli aveva permesso di fermare il cronometro sul record dell’ora di 49 e rotti chilometri per 125 giri, l’ex campione trentino ha voluto ufficializzare il collaudo di una pista che ha la valenza di un monumento nazionale.

 

Probabilmente, infatti, non ospiterà mai più competizioni agonistiche, trattandosi di un impianto d’epoca vincolato dalla Soprintendenza ai beni culturali. Tuttavia, con la riqualificazione, torna a risplendere un glorioso passato costellato di record e imprese agonistiche di giganti dei pedali: da Fausto Coppi a Jacques Anquetil, passando per Roger Rivière. La storia del ciclismo. Della quale il Vigorelli è il tempio italiano indiscusso.

Controversa e affascinante, come dicevamo poco sopra, la storia di questo epico impianto costruito nel 1935 come sede del ciclismo su pista grazie all’impegno del corridore e politico Giuseppe Vigorelli. 397 metri con una pendenza di curva che tocca i 42 gradi, capaci di ospitare avvenimenti di primissimo livello, come gli arrivi delle grandi corse a tappe tra cui il Giro d’Italia e il Giro di Lombardia, oltre al campionato mondiale di categoria del 1939. Persino Faliero Masi lo individuò come sede naturale per la realizzazione dei suoi celeberrimi telai da competizione. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, il Vigorelli subisce il primo dei suoi tanti fermi di attività. Il bombardamento bellico di Milano colpisce infatti anche la pista e la tettoia del velodromo, rendendolo di fatto impraticabile. Occorrerà attendere la seconda metà degli anni ’50 per conseguire una sana ripresa delle attività, con il momento più florido per il ciclismo su pista in quanto a penetrazione dei gusti popolari.

In piena crescita economica, il Vigorelli apre anche a grandi eventi extrasportivi, tra i quali va sicuramente ricordato il primo concerto italiano dei Beatles nel 1965. Altro duro stop imposto invece nel 1985, con la copiosa nevicata sul capoluogo meneghino che provoca il crollo della tettoia e il conseguente danneggiamento del parquet di gara. Sono anni bui per il velodromo che si trascina nel ventunesimo secolo tra competizioni di football, hockey su prato e calcetto, oltre ad improbabili ed estemporanei confronti di sci di fondo. Sempre più sporadici gli eventi di ciclismo, con il campionato nazionale su pista del 2001 a segnare la definitiva cessazione delle attività su due ruote.

Da allora, il Vigorelli ha strizzato l’occhio unicamente al football americano, ospitando principalmente le gare e gli allenamenti dei sodalizi milanesi partecipanti alla Serie A1 dell’Italian Football League. Tra tentativi di abbattimento, di destinazione ad uso religioso e autorizzazioni di utilizzo a scopo cinematografico, la riqualificazione della pista battezzata da Francesco Moser segna il passo di un ritorno alla vocazione prettamente sportiva. E poco importa se agonistica o professionistica, il tempio del ciclismo italiano è di tutti coloro che amano mettersi in sella e sudare.

By |2017-03-15T11:33:09+00:00giugno 29th, 2016|Storie all'Overtime, Storie all'Overtime HM|0 Commenti