/, Storie all'Overtime HM/Storie all’Overtime – Tutti i colori del tramonto: gli addii di Tina, Bradley e Ashton

Storie all’Overtime – Tutti i colori del tramonto: gli addii di Tina, Bradley e Ashton

L’edizione 2017 dello slalom gigante di Maribor passerà alla storia per l’addio allo sci agonistico di Tina Maze, campionessa slovena, una delle interpreti più rappresentative ed affascinanti di questo sport. Tra i tanti attestati e tributi ricevuti dopo la gara, il più emozionante e significativo è arrivato da una sua avversaria, Sofia Goggia, nuova stella dello sci azzurro, che l’ha omaggiata con questa toccante dedica: “Ho sempre voluto essere come te, una piccola Maze: non solo per i risultati, ma per il modello di atleta che eri. Per il tuo addio ho pianto. E non ho mai pianto così tanto per qualcuno”.

Tina Maze – Repubblica.it

Tina, davanti a migliaia di tifosi assiepati lungo la pista, ha scelto un modo originale e del tutto inaspettato per salutare il circo bianco. Per la prima volta in carriera non è uscita dal cancelletto per centrare il successo con la feroce determinazione che l’ha sempre caratterizzata, per “sbranare” pista ed avversarie limando ogni centesimo di secondo con grinta e classe. Mettendo da parte la sua incontenibile e insaziabile fame di vittoria, ha preferito condividere le emozioni del suo ultimo ballo con le due persone che più di ogni altre hanno contribuito ai suoi trionfi. Dopo aver sciato fino al primo intermedio veloce e decisa come sempre, è arrivato il  colpo di teatro: si è rialzata e fermata a salutare con un abbraccio il suo ex allenatore Valerio Ghirardi e il suo compagno di vita Andrea Massi. Uno di quegli abbracci forti ed intensi, che valgono più di mille grazie. Poi, visibilmente emozionata, ha ripreso il ritmo gara fino a pochi metri dalla fine quando si è nuovamente fermata, ha tolto gli sci e attraversato la linea del traguardo a piedi tra l’ovazione del pubblico. Un’uscita di scena ad effetto e di gran classe.

 

Ci mancherà la Maze. Ci mancheranno le sue sfide con Lindsey Vonn e Anna Fenninger, altre regine dello sci moderno.  Tre campionesse che si sono sfidate in tutte le discipline, facendo di tutto per battersi a velocità folli, che non si sono mai arrese di fronte a gravi infortuni, che hanno conquistato Coppe del Mondo, medaglie olimpiche e mondiali. Tre atlete che hanno regalato emozioni e saputo toccare le corde del cuore degli amanti dello sport.

Fenniger, Maze e Vonn – FISA

Pochi giorni prima della sciatrice slovena, ha annunciato il ritiro un altro campionissimo, il ciclista inglese Bradley Wiggins, il più grande pistard di tutti i tempi con sette medaglie olimpiche vinte, tra cui quattro ori. In uno sport in cui pista e strada vengono considerate attività inconciliabili e antitetiche (anche i nostri Silvio Martinello ed Elia Viviani in realtà hanno dimostrato il contrario) “Wiggo” è riuscito in un’impresa fantascientifica: ha rimodellato e trasformato il suo corpo, si è convertito alla strada e alla montagna, fino a realizzare il sogno più desiderato ed ambito, conquistare la maglia gialla, il Tour de France 2012. Un Tour, ha sottolineato qualcuno, appositamente disegnato per le sue caratteristiche, con tanti chilometri di crono e poche asperità. Ma pur sempre un Tour, con tutte le sue insidie e i migliori atleti del mondo a contenderselo.

Wiggins – toscananews24.it

Lascerà un grande vuoto nel mondo del ciclismo Wiggins, campione ma anche grande personaggio mediatico ed icona di stile col quel basettone anni settanta, la frangia e il capello squadrato, i tatuaggi, perfetta quintessenza dello stile Mod, che in Gran Bretagna fa rima con la musica degli Who, la moda dei parka, le polo Fred Perry, la Lambretta. Uno spirito libero Wiggins che, subito dopo la cerimonia di conferimento del titolo di cavaliere a Buckingham Palace ad opera della Regina Elisabetta, non ha esitato a dichiarare: “È imbarazzante essere qui visto che ho vinto solamente alcune gare in bicicletta, e mi sento seriamente inferiore alle altre persone che hanno ottenuto questo titolo per riconoscimenti storici o scientifici“.

 

Bradley Wiggins in versione Mod – www.unsexsymbolallasettimana.blog.it

Ci sono ritiri dall’attività agonistica previsti o prevedibili, altri molto più sorprendenti, come quello della leggenda del decathlon Ashton Eaton, che ha letteralmente sconvolto e scioccato tutto il mondo dell’atletica leggera annunciando il 4 gennaio via twitter il suo improvviso addio a soli 28 anni. Statunitense di Portland, Eaton è stato due volte Campione del Mondo, Campione Olimpico a Londra 2012 e Rio 2016, è primatista mondiale con 9045 punti oltreché icona e punto di riferimento assoluto della sua disciplina. Un fuoriclasse, idolatrato e celebrato in patria e in ogni parte del mondo (un po’ meno in Italia dove purtroppo il decathlon ha meno attenzione mediatica e praticanti di quanto meriterebbe).

Ashton Eaton – gazzetta.it

La scelta dell’abbandono della carriera è stata condivisa con sua moglie, conosciuta fin dai tempi del college, la canadese Brianne Theisen, anche lei atleta, medaglia di bronzo nell’eptathlon a Rio de Janeiro. Alla soglia dei trent’anni, la coppia d’acciaio dell’atletica leggera, più unita che mai, ha deciso di dire basta, di ricercare nella vita nuovi stimoli e nuove sfide. Così Ashton ha spiegato la decisione: È giunto il momento che io mi ritiri. Non c’è molto di più che possa fare nel mio sport. Ho dato gli anni fisicamente migliori della mia vita alla ricerca e al miglioramento dei miei limiti in questo sport. Se li ho raggiunti? Non so se qualcuno può saperlo”.

Al pari di altri atleti Eaton è stato probabilmente capace di chiudere con lo sport una volta raggiunto il massimo delle proprie possibilità ed evitare l’umiliazione di quanti non sanno gestire la propria parabola discendente. A ben vedere, è la stessa scelta compiuta in tempi recenti da Flavia Pennetta, che si è ritirata all’apice della carriera dopo la vittoria degli US Open 2015; la stessa di Nico Rosberg che ha abbandonato la Formula 1 dopo aver realizzato quel sogno che accarezzava fin da bambino, diventare Campione del Mondo come papà Keke. E anche Alberto Tomba, pur potendo ancora continuare per qualche stagione a calcare le piste, optò di chiudere la sua avventura sportiva con una vittoria, lo slalom speciale di Crans-Montana del 1998.

Flavia Pennetta agli US Open 2015 -allon.it

Noi di Storie all’Overtime siamo comunque convinti che sia profondamente ingiusto giudicare le scelte degli atleti, pontificare se il momento del ritiro poteva o doveva essere posticipato o anticipato. Oggi più che mai per essere campioni occorrono obiettività, dedizione al lavoro, costanza, grinta, forza fisica e mentale, capacità di resistere a stress e pressioni. Tutte qualità che per svariate ragioni nel corso degli anni possono venire meno perché, è sempre bene ricordarlo, i campioni non sono delle macchine da guerra, ma persone con le loro debolezze. Solo il campione dentro di sé possiede gli strumenti per capire quando non sente più il fuoco vivo, la motivazione, la fame di vittoria, la voglia di primeggiare, quando la pancia diventa piena, quando non c’è più la voglia di soffrire e prende il sopravvento la voglia di dedicarsi ad altro. E’ quello il momento di smettere, che arrivi a 28 o a 50 anni. Perché lo sport agonistico è favoloso ma nella vita c’è pur sempre altro di bello ed interessante.

Nico Rosberg iridato nel 2016 – corrieredellosport.it

By |2017-02-06T23:36:22+00:00febbraio 2nd, 2017|Storie all'Overtime, Storie all'Overtime HM|0 Commenti