Quante volte abbiamo scritto e parlato delle peculiarità sociale e aggregativa dello sport? Ancora troppe poche per lasciar passare inosservata una notizia che arriva da Padova. E, precisamente, dal carcere euganeo di Due Palazzi. Nasce la nuova polisportivaPallalpiede”, associazione sportiva costituita dai detenuti della prigione patavina, intenzionata a confrontarsi agonisticamente sul terreno da calcio e sui parquet del basket e del volley.

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Si partirà col calcio nella prossima stagione sportiva. Con l’organizzazione a firma della direzione della casa circondariale e con la benedizione del Ministero della Giustizia e della Lega Nazionale Dilettanti, è stata allestita una rosa di trenta giocatori, pronti a confrontarsi con il campionato di terza categoria della Provincia padovana. La squadra dei detenuti di Due Palazzi si esibirà su di un campo omologato adiacente alla prigione e parteciperà al torneo da “fuori classifica”, in piena sicurezza per tutti gli addetti ai lavori e nel rispetto accurato e preventivo dei passaggi burocratici necessari. In pole per la conduzione tecnica dalla panchina il tecnico federale Valter Bedin. Lo stesso selezionatore, tra settanta candidati, dei giocatori tesserati, che saranno a maggioranza stranieri immigrati nel nostro Paese. Piena soddisfazione per il Comitato regionale veneto della Figc e il suo presidente Giuseppe Ruzza, per il quale la nascita della nuovo team di Due Palazzi rappresenta un forte segnale e un importante spot dell’intero movimento calcistico italiano.

Pallalpiede è il compimento di un percorso intrapreso ufficialmente due anni fa di concerto tra la polisportiva San Precario e l’associazione umanitaria Nairi Onlus. Un progetto denominato “Rimettiamoci in gioco”, che ha individuato nella stretta collaborazione tra gli istituti di San Precario e Due Palazzi il suo nucleo fondante. Una collaborazione suggellata e ufficializzata dall’incontro di calcio amichevole dello scorso 3 giugno.

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Quello di Padova non è certo il primo caso sportivo di partecipazione agonistica ai campionati federali u$T2eC16VHJHQE9nzEymDqBQBslqJC6Q~~60_35fficiali da parte di una selezione di detenuti. In prima fila, la nobile e sempre attenta disciplina del rugby, con le avventure dei “Bisonti” della casa circondariale di Frosinone o dei detenuti torinesi de “La Drola”. Illustre predecessore calcistico, invece, il carcere milanese Opera, tramite il progetto “FreeOpera”. Progetto ormai interrotto ma comunque vincente, data la “scalata” alla seconda categoria da parte dei detenuti di Milano sud. Una vicenda che ha fatto letteratura, grazie al libro “Un carcere nel pallone” di Francesco Ceniti, uno dei prossimi, prestigiosi ospiti di Overtime 2014.

Non vogliamo entrare nel merito delle spinose questioni riguardanti la riforma della giustizia italiana e la conseguente ricaduta della stessa sull’organizzazione detentiva del Paese. Non sarebbe certo questo lo spazio più idoneo; vogliamo inoltre lasciare al lettore una libera riflessione sui margini di “manovra” e le potenzialità di miglioramento del degente sistema carcerario nazionale. Qui ci preme salutare con favore l’iniziativa di Due Palazzi che, tramite la preziosa chiave dello sport, si presenta al molto più lussuoso portone del recupero sociale. L’attività fisica, già di per sé stessa basilare a livello corporeo, finalizzata al miglioramento della condizione mentale e all’accrescimento dell’autostima. L’incameramento, l’applicazione e il rispetto delle regole per la condivisione del gioco in vista dell’agognato overtime in società.

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