Ammettiamolo: quando la storia dello sport incrocia sulla sua strada la storia dalla “s” maiuscola, è pressoché impossibile rimanere apatici o, quanto meno, indifferenti. Alla fine, si finisce sempre col farsi blandire dal fascino di vicende dal retrogusto epico. Anche quando si tratta di semplici aneddoti di gioco. Ed è proprio un episodio realmente accaduto su di un terreno di gioco quello che, questa volta, vogliamo ricordare. Un gesto tecnico estemporaneo, certamente maldestro agli occhi di un esteta del calcio. Questa volta vogliamo ricordare la rocambolesca punizione di Joseph Ilunga Mwepu.

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Joseph Ilunga Mwepu

22 giugno 1974. Sono in corso le gare del mondiale di calcio in Germania e, a Gelsenkirchen, va in scena un atipico BrasileZaire. Atipico poiché la squadra africana (oggi Repubblica Democratica del Congo) è alla sua prima, storica partecipazione al leggendario torneo per nazionali denominato “Coppa Rimet”. Lo Zaire, fresco vincitore della Coppa d’Africa, si trova a vestire i panni di un novello Davide che incoccia le proprie velleità contro il muro eretto dal Golia verdeoro. Questa volta, però, l’episodio biblico che vede il debole prevalere sul più forte non può essere proverbiale. Troppo divario tecnico tra i giocolieri brasiliani e i “leopards” africani. Troppa esperienza internazionale tra i “carioca”. Enorme disparità di organizzazione a tutti i livelli. Il Brasile stende gli avversari con un secco 3-0, grazie alle marcature dei campionissimi Jairzinho, Rivelino e Valdomiro. Un risultato che non ammette discussioni. Agli occhi di uno sportivo disattento ed inconsapevole, il finale più scontato nelle mani degli atleti più dotati, preparati e blasonati. E Davide? Schiacciato come da copione dal gigante filisteo? Neanche per idea: a Gelsenkirchen, quella sera, ha comunque prevalso il coraggio. Trionfando, a mani basse, sulla preponderante forza degli avversari.

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Fin dal 1965, quello Zaire è assoggettato alla ferocia dello spietato dittatore Mobutu Sese Seko, capace di prendere il Paese con le armi cinque anni prima attraverso un colpo di Stato. Storicamente ricordato per le atrocità inflitte e per il programma di “autenticità africana”, che lo condusse fino alla trasformazione della denominazione da Repubblica Democratica del Congo a Zaire, Mobutu aveva estrema cura della propaganda nazionalista. La squadra di calcio del Paese in vetrina davanti agli occhi del mondo, non poteva che rappresentare un’ottima occasione per dare piena soddisfazione al fetido sfoggio del sé. Impotente di fronte alle disfatte delle due precedenti gare dei leopards (0-2 con la Scozia all’esordio e, addirittura, 0-9 con l’ex Jugoslavia), Mobutu pensa bene di minacciare di morte i propri giocatori, promettendo loro di fargli trovare un’adeguata sepoltura in Patria in caso di sconfitta dal Brasile con più di tre gol di scarto.

Gelsenkirchen 1974, 85esimo minuto di Brasile – Zaire. I funamboli verdeoro hanno già violato per tre volte la porta del portiere africano Kazadi. Al momento di una punizione dal limite dell’area in favore dei brasiliani, è tutto pronto per l’esecuzione dello specialista Rivelino. L’arbitro fischia il riprendere delle “ostilità”, ma Davide Joseph Ilunga Mwepu si stacca inaspettatamente dalla barriera africana e, con rapido scatto, si avventa sul cuoio, calciandolo con violenza e scaraventandolo esattamente dalla parte opposta della propria area di rigore. Pubblico tra l’esterrefatto e il divertito, avversari attoniti, calciatore ammonito e partita che scivola beatamente alla conclusione con lo stesso risultato fin lì maturato.

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Tutti i media del mondo deridettero Mwepu, traducendo il suo gesto con la manchevole padronanza del regolamento di gioco. Persino lo stesso calciatore africano, sul posto, finse inettitudine al cospetto del direttore di gara, adducendo l’erronea percezione del fischio arbitrale. Da qualche anno, sappiamo cosa realmente celava la stravagante punizione battuta al contrario da Mwepu. All’ombra di quel cartellino giallo sciorinato all’aria teutonica, si eclissava la paura di una patria troppo crudele per essere accostata alla gioia dello sport. Da qualche giorno, il protagonista di quel beffardo calcio di punizione è venuto a mancare: Joseph Ilunga Mwepu, dopo una lunga malattia, è morto a 65 anni a Kinshasa. A Kinshasa, non in Zaire, bensì nella Repubblica Democratica del Congo.

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