Lo sport, coacervo frenetico di letizia e sofferenza, conquiste e avversità, piena espressione dell’esistenza o del dramma. Un saliscendi di emozioni, che afferiscono alle più disparate vicende ed imprese. Le cui impronte indelebili sono impresse tanto da veri uomini protagonisti, quanto da semplici comparse dell’affascinante proscenio sportivo. E se, come vaticinava Gianni Mura, “il vero sport è quello praticato sulla Provinciale”, quale miglior esempio pratico del nobile ciclismo. Nessuna retorica compassata e da pochi euro concernente la fatica intrinseca alla disciplina, per carità. Oggi vogliamo ricordare Fabio Casartelli. Ma anche qualche comparsa e molti protagonisti.

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Sono passati esattamente vent’anni. Oggi come allora, in pieno torrido luglio, va in scena uno degli appuntamenti sportivi più celebri del globo: il Tour de France. Oggi come allora, dobbiamo farci carico di drammi come quello di Ivan Basso, recentemente ritiratosi dalla corsa “gialla” in seguito alla scoperta di una terribile malattia. Approfittando per sostenere da lontano l’atleta varesino, omaggiamo la memoria della “Grande Boucletargata 1995. La quindicesima tappa del 18 luglio di quell’anno vede tra i protagonisti ai nastri di partenza un giovanissimo Fabio Casartelli, comasco fresco di investitura e contratto da parte della Motorola, squadra statunitense di primissima fascia. E l’ora di pranzo, il gruppo dei corridori è partito da poco. Nel percorrere la discesa che collega il Colle di Portet-d’Aspet a Ger-de-Boutx, il “peloton” incappa in una caduta di gruppo alla velocità di oltre ottanta chilometri l’ora. Una caduta molto simile alle diverse a cui abbiamo assistito in questi giorni nel corso dell’edizione 2015. Una scivolata sull’asfalto che, tuttavia, risulterà fatale a Casartelli. Perso il controllo della bici, il venticinquenne comasco va ad impattare violentemente la testa (priva di casco, non obbligatorio all’epoca) contro un blocco di cemento ai bordi della strada. Esanime e privo di conoscenza, viene immediatamente soccorso e trasportato all’ospedale di Tarbes, dove morirà alcune ore dopo. Tre arresti cardiaci consecutivi e una limpida carriera sportiva distrutta. Non sappiamo cosa sarebbe successo dopo il traguardo di Cauterets di quella tappa; sappiamo per certo di come Casartelli fosse un ottimo ragazzo e un giovane talento, segnalatosi per la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992.

Fabio Casartelli (ITA) J.O Barcelone  Mort le 18/07/95 au  Tour de France Ronde van Frankrijk

Fabio Casartelli ai Giochi Olimpici di Barcellona – 1992

Lo shock per la scomparsa di Fabio, così come quel suo sangue rimasto sull’asfalto del Colle di Portet-d’Aspet, è un ricordo indelebile per ogni appassionato italiano di ciclismo. Una memoria vivida che neanche le imprese piratesche del caro Marco Pantani o i recenti, feroci attacchi dello squalo Nibali possono intaccare. Integrare, semmai, l’epica storia delle due ruote tricolori, come dicevamo in apertura. Laddove si discerneva di attori protagonisti e di comparse. Ebbene, nel nostro omaggio a Fabio Casartelli, vogliamo spendere alcune battute di questo testo sia per l’una che per l’altra categoria.

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Tra i primi, ci è di fatto obbligo celebrare tutti i partecipanti all’ “insubordinazione” del giorno successivo alla scomparsa di Fabio. Contravvenendo alle disposizioni della Direzione Corsa del Tour, che imponeva ai corridori di gareggiare come se nulla fosse mai successo, l’intero gruppo in competizione optò per una semplice tappa di trasferimento a bassa andatura, con alla testa il team Motorola e, subito dietro, i capitani delle altre squadre Bugno, Zulle, Cipollini, Rominger e Indurain a far da balia ai rispettivi compagni. All’arrivo, gli “ammutinati” scelsero all’unanimità di lasciar sfilare davanti a tutti Andrea Peron (che con Casartelli divideva la stanza al Tour); un altro, eccellente protagonista, non c’è alcun dubbio. Tra le comparse, oltre alla già menzionata Direzione Corsa, si segnalò per distacco (è proprio il caso di dirlo…) il team Festina che, quel maledetto 18 luglio 1995, scelse di non avvisare dell’accaduto il proprio atleta in fuga (Richard Virenque), lasciandolo beatamente fregiarsi di un minuscolo alloro al traguardo di Cauterets.

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19 luglio 1995 – La partenza dopo la morte di Fabio. In giallo Miguel Indurain

Siamo oltre l’etica sportiva. Qui ci avventuriamo su percorsi in cui la distinzione tra l’essere capitani o gregari, protagonisti o comparse, non è stabilita dalla strada. Ma è una condizione propria dell’esistenza.

TDF13-19980722-LUCHON, FRANCE: Italian cyclist Diego Ferrari touches the memorial to Italian cyclist Fabio Casartelli in the Col d'Aspet where the cyclist died in 1995, during the 11th stage of the 85th Tour de France between Luchon and Plateau de Beille 22 July 1998. (ELECTRONIC IMAGE)     EPA PHOTO        AFP/PASCAL PAVANI/se/no/nk/kr

L’omaggio del Tour de France alla Stele Casartelli