Maggio, tempo di ciclismo rosa e tricolore. Imperversa sugli asfalti d’Italia la più importante corsa a tappe della nazione, con al seguito le immancabili disquisizioni sui favoriti, sugli specialisti delle salite, sui distacchi tra fuggitivi e il gruppo della maglia rosa del leader. Un appuntamento quotidiano con lo sport e, contemporaneamente, con i paesaggi più suggestivi del belpaese, in attesa di sapere chi arriverà a Milano il 31 maggio da vincitore tra Alberto Contador, Fabio Aru e Richie Porte. Nel mentre, la riflessione a tutto tondo su tenacia, abnegazione, fatica e sacrificio, fondamenti imprescindibili per la disciplina, è quasi obbligata. Ci vogliamo avventurare anche noi di Storie all’Overtime in queste considerazioni; scegliamo, tuttavia, di non farlo da Milano e intorno alle vicende dei grandi campioni professionisti. Ci spostiamo geograficamente appena poco più in là, nel centro di Lecco, per scrivere dei ciclisti di Don Guanella.

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I ciclisti di Casa Don Guanella

A Casa Don Guanella, il ciclismo è forzatamente interpretato nella sua accezione più ampia ed estesa, ovvero come vocazione al sacrificio per il conseguimento dell’obiettivo. Fin dalla tenera età. La comunità educativa, nata come orfanotrofio nel 1910 e attualmente condotta da don Agostino Frasson, è letteralmente un’isola felice di aggregazione sociale per minori e ragazzi disagiati provenienti da tutto il mondo. Nelle sue strutture, si intrecciano vicende di marcato degrado sociale, tra i cui attori protagonisti ci sono giovani esattamente identici a quelli che inforcano un sellino, anelanti la gloria, ai piedi dello Zoncolan di turno. Semplicemente, con meno fortuna o diverse scelte nella vita. Gli attuali sessanta abitanti della comunità lecchese ricominciano la costruzione della propria esistenza da zero ogni giorno, affrancandosi dagli affanni dell’emarginazione e spendendosi con abnegazione nelle più disparate attività. La sofferenza combattuta attraverso le relazioni interpersonali ed un progetto pedagogico che si dipana in molteplici direzioni: dai laboratori professionali a quelli artistici, passando per proposte formative quali percorsi di tirocinio e borse lavoro. Minimo comun denominatore l’empowerment del sé, in una rete sociale per la quale condivisione, complementarità e apprendimento pratico risultano basilari.

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Ampliando la macro-regione semantica di comunità educativa, potremmo agevolmente traslare quest’ultimo proposito allo sport. E le lezioni dello sport, Casa Don Guanella le conosce in profondità. Tanto è vero che molti dei progetti di punta della struttura rivolti alla cura della sfera personale sono imperniati proprio sulla nobile disciplina del ciclismo. A partire dal maggio del 2012, con la produzione dello spettacolo “E poi Dio creò la bicicletta….”, attraverso il quale i ragazzi della Casa si sono cimentati con la tematica sportiva mediante le arti figurative e musicali. Proseguendo, nel tempo, con la collaborazione nell’organizzazione del Giro di Lombardia, grande classica di fine stagione sportiva, e con il pellegrinaggio su due ruote da Fraciscio a Roma in occasione della canonizzazione di Luigi Guanella. Infine, culminando nella realizzazione di una vera e propria “ciclofficina” all’interno della struttura di Lecco. Un laboratorio di e per biciclette, dove i residenti della comunità possono confrontarsi direttamente con la tecnica e la tecnologia applicate al mondo delle due ruote. Un progetto, quest’ultimo della ciclofficina, di cui il direttore Frasson e l’intera comunità vanno particolarmente fieri. Attraverso l’officina dove si costruiscono “sogni a raggi”, infatti, più di un ragazzo si sta specializzando nella realizzazione, riparazione e manutenzione delle bici. Un’arte creativa permeata di concretezza, ma soprattutto propedeutica al pieno re-inserimento in società di giovani appassionati di attività sportiva. Passione che, probabilmente, senza Casa Don Guanella non avrebbero mai avuto la possibilità né di scoprire, né tanto meno di coltivare.

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La “ciclofficina” di Casa Don Guanella

In questi ultimi anni, l’avvicinamento al ciclismo della casa educativa lecchese ha richiamato l’attenzione di giganti interpreti della disciplina. Tra gli altri, l’australiano Cadel Evans, “el diabloClaudio Chiappucci, Gianni Bugno e l’immenso Felice Gimondi. Campionissimi che hanno varcato la soglia di Casa Don Guanella per ribadire con ostinazione un concetto tanto lineare quanto irrinunciabile: per qualsiasi tipo di vittoria, è necessario alzarsi sui pedali e sudare da gregario.

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Felice Gimondi a Casa Don Guanella

Foto by http://www.donguanellalecco.it/