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Bentornata Scozia. Bentornata Tartan Army

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Dove ci eravamo lasciati, cara Scozia? Ai Mondiali di Francia 1998, l’ultima fase finale di una grande competizione internazionale calcistica cui la Nazionale scozzese sia riuscita prima di ieri a qualificarsi. Giugno 1998, una vita fa, un’era fa: in Italia c’era ancora la Lira, gli Stati Uniti erano guidati da Bill Clinton, la Russia da Boris Eltsin, il mondo non aveva ancora conosciuto l’orrore dell’11 settembre e non attendeva spasmodicamente l’arrivo di un vaccino “salvifico”, Google sarebbe stata fondata di lì a pochi mesi, nelle sale cinematografiche debuttava “Salvate il soldato Ryan”. Per noi amanti dello sport il 1998 è l’anno dell’oro di Deborah Compagnoni alle Olimpiadi invernali di Nagano, della Virtus Bologna vincitrice dell’Eurolega, della doppietta Giro-Tour – mai più riuscita a nessuno – firmata Marco Pantani.

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La Scozia scesa in campo in occasione dei Mondiali del 1998. (dailyrecord.co.uk)

La partecipazione della Scozia a Francia 1998 non passa inosservata perché la squadra allenata da Brown inaugura la manifestazione giocando la prima partita contro il Brasile allo Stade de France di Saint-Denis, davanti a 80.000 spettatori, tra cui un fischiatissimo Jacques Chirac, Havalange, Platini e Blatter. Un match molto ben giocato dai britannici, per intensità, qualità, agonismo: alla fine la Scozia perde, ma poteva anche pareggiare. Perde e impreca contro la sfortuna, come gli è capitato altre volte nel corso della sua storia sportiva: tutta colpa di una autorete e di un rimpallo di Boyd che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, quando mancano meno di quindici minuti alla fine e il pareggio è a un passo. E’ la Scozia degli attaccanti Gallacher e Durie, del portiere Leighton, 39 anni, lo Zoff di Francia 98, un viso che tradisce le mille battaglie già combattute. Il resto del Mondiale riserva meno soddisfazioni, con l’eliminazione ai gironi, complici il pareggio con la Norvegia – che poi l’Italia elimina agli Ottavi a Marsiglia con gol di Bobo Vieri – e la sconfitta per 3-0 contro il Marocco.

Ma se la squadra non primeggia, a spopolare, entusiasmare, a vincere sempre e comunque è la Tartan Army, la tifoseria al seguito della Nazionale scozzese, famosa per riuscire a combinare un entusiastico sostegno alla propria squadra e una natura particolarmente gioiosa e festosa. I supporters scozzesi, da sempre corretti e amichevoli, con i loro canti, i cori e i battimani possenti, i balli, il suono inconfondibile delle cornamuse, i loro vessilli, l’abbigliamento composto dall’immancabile kilt, accendono di entusiasmo, di passione, di colori le strade delle città francesi. Conquistano la simpatia e il rispetto di tutti.

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La Tartan Army socializza con i colleghi norvegesi per le strade di Parigi. (dailyrecord.co.uk)

In un’edizione dei Mondiali in cui peraltro non mancano scontri e incidenti provocati da altri. A descrivere quell’entusiasmo, quell’atmosfera magica, il racconto della firma del Times Henry Winter, recuperato e riproposto dalla rivista Slalom nella newsletter di mercoledì 11 novembre 2020: «La vigilia di Scozia-Brasile rimane una delle notti più famose nella storia della Coppa del Mondo. Coinvolse Sean Connery ed Ewan McGregor, sul palco del Buddha Bar di Parigi. Il cantante Martyn Bennett si esibiva con la sua band Cuillin, suonando un set da brividi con i pezzi del suo nuovo album, Bothy Culture, quando i grandi di Hollywood si sono uniti a lui, seguiti dall’ex attaccante scozzese Ally McCoist, il quale si lanciò al microfono per cantare Born To Run con i cori di Connery, McGregor, Sir Kenny Dalglish, Sir Alex Ferguson e Gavin Hastings. Quelli che erano là, ricordano bene quella serata intrisa di whisky e parlano ancora con reverenza di ciò che McCoist definisce una festa che mise fine a tutte le feste. Parigi quella notte apparteneva a Glasgow e ad Edimburgo, Dundee e Aberdeen».

Quella notte, in quei giorni, nessun componente della Tartan Army, nessun addetto ai lavori può neppure lontanamente immaginare cosa sarebbe avvenuto nei venti e più anni successivi. Inizia un periodo estremamente negativo per la selezione britannica che non riesce più a partecipare alla fase conclusiva dei Mondiali. Giunge, infatti, per ben tre volte al terzo posto del proprio gruppo, mancando, dunque, la possibilità di giocare i play-off. E non c’è maggiore fortuna né successo nei vari gironi di qualificazione agli Europei: nel 2004, guidata dal tedesco Berti Vogts, giunge agli spareggi, sconfigge per 1-0 l’Olanda all’andata, sembra la volta buona, ma poi viene travolta al ritorno col punteggio di 6-0; nel 2008 sono Italia e Francia a precluderle la strada verso l’Europeo di Austria-Svizzera. Vi ricordate la delusione enorme patita da noi Italiani dopo lo 0-0 targato Nazionale di Ventura a San Siro contro la Svezia che ha sancito la nostra mancata qualificazione ai Mondiali di Russia? Beh… pensiamo a cosa possano significare 20 anni consecutivi di simili brucianti amarezze sportive.

La Tartan Army è costretta a riporre cornamuse e kilt negli armadi. Non può esibirsi all’estero, nelle cornici più prestigiose, durante i tornei più appassionanti. Sono anni di delusioni e frustrazioni. Acuite dal vedere tutte le altre formazioni britanniche da sempre rivali partecipare a Mondiali ed Europei; dal sentire gli Inglesi cantare in massa durante Russia 2018 “Vardy on fire” sulle note della canzone “Freed from desire” della cantautrice italiana Gala; dal guardare dal salotto di casa gallesi e nord irlandesi invadere festanti –  questa volta loro – la Francia e sfidarsi nell’ottavo di finale dell’Europeo 2016.

E sullo sfondo, come lontano e sbiadito ricordo, quella sera del maggio 1978 in cui tutto era diverso, in cui all’Hampden Park di Glasgow si celebrava la partenza della Nazionale scozzese verso i Mondiali di Argentina, con almeno ventimila persone accorse per applaudire i giocatori in parata a bordo di un bus a due piani dal tetto scoperto. Con Rod Stewart che cantava “Ole ola, ole ola / we’re gonna bring that World Cup back from over tha”. Una sera in cui era l’orgoglio il sentimento prevalente: l’orgoglio di rappresentare l’intero Regno Unito, dal momento che Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord – loro quella volta – avevano fallito la qualificazione.

Orgoglio di un popolo fiero delle sue tradizioni, che si è opposto in larga maggioranza alla Brexit, che ha una gran voglia di tornare nella UE, di essere UE. Che, nello sport, rivendica di aver inventato il golf.

Bill Shankly, il leggendario allenatore scozzese del Liverpool. (diegoalvera.it)

E che al calcio mondiale ha fornito squadre come Celtic, Rangers, Dundee – che la Roma sconfisse nella semifinale di Coppa Campioni 1984 dopo un epico 3-0 nel ritorno all’Olimpico-, calciatori come Kenny Dalglish, secondo al Pallone d’Oro 1983 dietro Platini, allenatori leggendari come Bill Shankly del Liverpool, Matt Busby e Alex Ferguson, che in epoche diverse hanno creato il mito del Manchester United. La Scozia è sinonimo di Old Firm (dagli scozzesi chiamato anche Auld Firm), il derby di Glasgow Celtic-Rangers, uno dei derby più celebri e più sentiti del mondo, un match che si gioca da 130 anni, dal 1890, con tutte le sue implicazioni sportive, sociali, storiche. Una partita dalle emozioni uniche, che ci ha raccontato a Macerata, durante l’edizione 2016 di Overtime, Marco Negri, bomber per una stagione dei Rangers, compagno di squadra di un certo Paul Gascoigne.

E se la Nazionale ha arrancato per tanti anni, mai è venuta meno la passione per il calcio degli scozzesi. Che per assistere alle partite di Scottish Premiership e delle altre serie minori, sono costretti ad affrontare il freddo pungente dei pomeriggi invernali scozzesi, magari bevendo Brovil – brodo di manzo – caldo e mangiando Scotch pie – pasticcio di carne -, appena appena più pesante della nostra salamella pre-partita.

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L’Old Firm vissuto sugli spalti. (glasgowlive.co.uk)

Ovviamente, questa storia ha il lieto fine per gli amici scozzesi. Ieri hanno vinto lo spareggio per partecipare ai prossimi itineranti Europei, sconfiggendo la Serbia dopo i calci di rigori, dopo una partita controllata e condotta in vantaggio per lunghi tratti, ma che stava per fare riaffiorare antiche maledizioni e vecchi fantasmi, col gol del pareggio serbo al novantesimo minuto. I supplementari hanno allungato un’attesa lunga 23 anni. La parata decisiva dell’ultimo rigore, ad opera del portiere scozzese David Marshall, ha messo fine a un digiuno lunghissimo. I Millennial scozzesi potranno, per la prima volta nella loro vita, assaporare l’emozione di un grande evento calcistico, vivere l’atmosfera di un paese che si ferma davanti e durante le partite della propria nazionale. E soprattutto l’incubo è finito Tartan Army, è giunta l’ora di tirar fuori i tuoi vessilli. Di divertirti e di farci divertire.

P.S. Ovviamente siamo al corrente del rischio concreto che il virus rovini tutta la festa, ma almeno, durante il lasso di tempo della lettura di questo articolo, lasciamoci immaginare assordati dal suono di una cornamusa…

 

Foto copertina – fanpage.it

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