Ci sono campioni del calcio che cambiano mille volte casacca in relazione all’entità dei contratti di volta in volta propostigli. Uomini che restano nel cuore delle persone che li sostengono unicamente per i risultati che contribuiscono a far conseguire. Un amore “statistico”, verrebbe da dire. E poi ci sono quei campionissimi che sono uomini prima che calciatori; quelli che possono anche cambiare mille volte casacca, ma i cui ingaggi onerosi  non sono sempre peculiarità prioritarie nelle proprie scelte. Questi atleti innescano passioni trasversali, risultando fuoriclasse e vincitori nel cuore dei tifosi di ogni colore. Se ne contano sulle dita di una mano, ma lasciano segni indelebili del proprio passaggio. In Italia, uno di essi ha sfoggiato per lungo tempo un divin codino, è nato a Caldogno in provincia di Vicenza ed è stato uno dei più grandi numeri 10 del pallone nazionale.

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Roberto Baggio era ed è prima di tutto un ragazzo per bene, serio e dignitoso, dotato di una tecnica sopraffina e una sapienza calcistica fuori dal comune. Nella sua carriera, ha conosciuto gli allori del successo più scintillante come i margini dell’attenzione mediatica, dopo l’allontanamento dal celeberrimo “calcio che conta”. Su una cosa possiamo comunque essere tutti concordi: lo spessore del Codino può essere al limite mal sopportato in quanto personaggio scomodo, ma non può essere assolutamente ignorato. E non parliamo certo di imprese come quella dei mondiali statunitensi del 1994, quando trascinò la Nazionale in finale praticamente da solo, partendo dalla panchina.

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Codino Baggio è lo juventino che si rifiutò di calciare un rigore alla “sua” Fiorentina, Società che lo ha lanciato e consacrato nel calcio professionistico. Così, in segno di rispetto per la gente viola. Soprattutto, è l’ex campione quarantottenne di oggi che esce dall’anonimato per rendere omaggio ad un semplice tifoso, scomparso nel 2013. Un ex parrucchiere torinese di nome Pasquale Ozimo, di origine calabrese e appassionato della Fiorentina. A Città Giardino, rione sabaudo nei pressi di Mirafiori dove Pasquale lavorava dal 1969, è stata posta nei giorni scorsi una panchina di colore viola in sua memoria. Un gesto semplice degli amici di una vita, che ricordano la sua parrucchieria come una sorta di bar dello sport e che, tramite la panchina, hanno voluto così impreziosire quel marciapiede dirimpetto che Pasquale aveva contribuito a far costruire per ausilio agli anziani del quartiere. Il Divin Codino, appresa la vicenda e la predilezione di Pasquale per le sue giocate, ha deciso senza indugi, e in punta di piedi, di ritornare a Torino. A metà di una cerimonia assai umile, l’ex campione della Nazionale si è stretto attorno ai familiari di Pasquale ed ha lasciato un autografo sulla panchina viola appena deposta. “Non lo conoscevo – ha ammesso Baggio – ma ho voluto essere presente perché ho capito che si trattava di una persona di valore“.

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Su Roberto Baggio si sono spesi fiumi d’inchiostro sportivo, alcune volte anche propedeutici a critiche negative. Noi di Storie all’Overtime sfidiamo chiunque a trovare qualche (vero) amante del calcio a cui il Divin Codino era inviso. Il motivo? Nella risposta di Pasquale Ozimo a chi gli chiedeva conto della sua passione per Roberto Baggio: “È una persona per bene. E nel mondo c’è bisogno di persone per bene“.

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