Le Paralimpiadi di Londra 2012 hanno segnato una svolta, rotto un tabù: per la prima volta la televisione pubblica ha trasmesso ore e ore di diretta di questo evento sportivo globale, permettendo a milioni di telespettatori di avvicinarsi a questo movimento, di conoscerlo meglio. Grazie alle immagini prorompenti provenienti da Londra si è passati, nei confronti di questi atleti, dalla compassione all’ammirazione. E’ aumentato il desiderio di conoscere le loro imprese e le loro storie. Finalmente, dopo tanti anni di dura battaglia culturale, pur restando tuttora molto da fare e da migliorare, gli eventi con protagonisti sportivi paralimpici non vengono più seguiti solo da una ristretta nicchia di appassionati, ma da una platea molto più numerosa, variegata e generalista.
Non bisogna mai dimenticare però come le Paralimpiadi rappresentino solo la punta di un iceberg: vi partecipano pochi atleti che raggiungono risultati di vertice assoluto, rappresentando un movimento in realtà molto più vasto, composto da ragazze e ragazzi che praticano quotidianamente sport con molta passione, nessuna notorietà, zero emolumenti, tante difficoltà personali e logistiche. Per questo abbiamo trovato molto interessante “Non siamo normali”, un libro dal titolo volutamente provocatorio che racconta vicende sportive e umane di atleti di provincia, che trovano nello sport fondamentale ragione di vita, occasione per superare barriere fisiche, mentali, sociali.

La copertina del libro. (Foto di Angelo Spagnuolo)
Il libro è stato scritto dalle grandi appassionate di sport e giornaliste marchigiane de Il Resto del Carlino Beatrice Terenzi e Elisabetta Ferri che durante alcune presentazioni hanno spiegato: «Conoscendo per lavoro il mondo dello sport paralimpico abbiamo capito che un articolo di giornale non bastava per raccontare le storie di questi atleti. Non ci bastava scrivere dei successi ottenuti, volevamo raccontare quello che c’era dietro, cos’era successo, come la loro nuova condizione, invece di diventare una debolezza, li ha resi più forti. Raccontando lo sport per il giornale ci siamo rese conto che lo sport più puro non è quello professionistico».

Elisabetta Ferri intervista il campione di para-taekwondo Marco Manzini. (Foto di Angelo Spagnuolo)
Tra le storie raccontate quella di Giordano Cardellini, un ragazzo pesarese diventato cieco dopo un incidente in motorino a 19 anni. Ora è completamente autonomo, ha una famiglia e un figlio, tira con l’arco a livello nazionale grazie alla società Sagitta Arcieri e si è già infilato al collo diverse medaglie ai Campionati Italiani nella categoria Visual Impaired 1, quella riservata ai non vedenti. Nel libro, ripercorrendo con molta onestà anche la sua vita precedente all’incidente caratterizzata da scarso impegno scolastico, ore piccole in giro per locali, carenza di stimoli e obiettivi futuri, racconta: “Il 13 agosto di ogni anno faccio una festa. È il giorno del mio incidente: lo festeggio perché è un giorno che non va dimenticato. Le mie colleghe mi hanno scritto un biglietto che conservo con affetto: da una vita ferita a una vita fiorita. Penso che racchiuda bene cosa sono diventato”.
Michele Baldelli è un atleta di Borgo Massano: fin dalla nascita ha dovuto fare i conti con una terribile malattia, un glaucoma congenito che ha colpito tutti e due gli occhi. Le sue specialità sono i 10.000 metri, la mezza maratona e la maratona, distanze sulle quali si è laureato campione italiano. Grazie allo sport e al supporto dell’Unione Ciechi ha superato complessi momenti di sconforto e di crisi interiore che durante la sua giovinezza lo stavano conducendo in uno stato di abbondono e cupa depressione.
Riccardo Tondi, nato a Pesaro il 7 settembre 1978, dopo aver perso il piede sinistro in un incidente con la moto, entra a far parte della Nazionale paralimpica di snowboard e della Nazionale italiana di calcio amputati, con cui disputa nel ruolo di difensore due Mondiali e un Europeo. Nel momento più buio fu una trasmissione tv, Gli Invincibili, che raccontava le storie di persone diversamente abili che avevano compiuto delle imprese, a dargli l’ispirazione più grande, facendogli crescere coraggio e speranza. Suo compagno di avventura nella Nazionale amputati durante i Mondiali di Messico 2018 Lorenzo Marcantognini, giovanissimo ragazzo fanese che ha subito l’amputazione di una gamba a soli 2 anni per una malformazione.

La maglia a tema di Marco Manzini. (Foto di Angelo Spagnuolo)
Un volume a parte meriterebbe il racconto della vicenda di Marco Manzini, campione di para-taekwondo, convocato in Nazionale per partecipare a un Campionato Europeo: dopo un incidente in scooter occorsogli per non investire un cane senza guinzaglio, entra in coma da cui si risveglia anche grazie alla voce di Dino Zoff, il campione da lui tanto amato che incise un cd nel quale gli parlava promettendogli che sarebbe venuto presto a trovarlo. Cosa che ha puntualmente fatto, raggiungendolo all’ospedale romagnolo di Torre Pedrera dopo il risveglio. Nonostante le permanenti difficoltà di equilibrio e la perdita pressoché totale della memoria breve, Manzini non si abbatte e a chi gli chiede dove trovi la forza per andare avanti e fare sport risponde: “La forza più solida è quella mentale, la più grande che c’è al mondo: se vuoi qualcosa vallo a prendere. Spesso mi fa male tutto, ma non penso mai alla mia malattia e non voglio far compassione a nessuno, cerco di essere sempre sorridente, perché è un segno di forza, oltre che di pace. Io voglio vivere, non sopravvivere”.
Foto copertina – Giordano Cardellini e Michele Baldelli con le autrici del libro Beatrice Terenzi ed Ellisabetta Ferri. (Foto di Angelo Spagnuolo)











