Fabrizio Castori e l’elogio della genuinità

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fabrizio castori

Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo e conoscerlo. E di apprezzarne le indiscusse qualità umane e morali. Fu infatti il grande protagonista dell’edizione 2016, presentata dal giornalista Rai Riccardo Milletti, del Galà dello Sport della Provincia di Macerata, la manifestazione organizzata da Pindaro Eventi per premiare e valorizzare le eccellenze sportive di quel territorio. Mentre alcuni premiati – comportamento che abbiamo sempre fatto fatica a comprendere e accettare – dopo essere saliti sul palco e aver ritirato il proprio riconoscimento abbandonarono la sala, mister Fabrizio Castori rimase in platea fino alla conclusione della serata, per rispetto di noi organizzatori e soprattutto desideroso di conoscere le tante storie di ragazze e ragazzi di provincia che non godono delle luci della ribalta ma che fanno dello sport ragione di vita, ottenendo nelle più svariate discipline ottimi risultati mai abbastanza celebrati, non valorizzati come meriterebbero. Fece “le ore piccole” con noi al Teatro Don Bosco di Macerata, nonostante l’indomani avrebbe dovuto raggiungere l’Emilia per dirigere la sessione di allenamento del “suo” Carpi, la squadra che condusse nel 2015 a centrare una storica promozione in serie A.

Raccontò alla platea la lunga gavetta, come e dove tutto ha avuto inizio, sui campi della Seconda Categoria marchigiana, subentrando alla guida della Belfortese, presa ultima in classifica e condotta a un’insperata salvezza, primo dei tanti miracoli sportivi di cui è stato artefice. Non nascose le difficoltà insite nell’allenare piccole squadre così svantaggiate dalle logiche dei diritti tv, rivendicò con orgoglio di essere tra i due o tre soli allenatori della massima serie a recarsi in tuta al campo di allenamento, individuò il duro lavoro come il segreto principale dei suoi successi.

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Fabrizio Castori al Galà dello Sport Provincia di Macerata 2016. (cronachemaceratesi.it)

Fabrizio Castori, nato a San Severino Marche e tolentinate d’adozione, si dimostrò anche in quell’occasione un uomo semplice e genuino, estraneo a qualunque strategia e logica di marketing, che ha fatto dell’umiltà un’arma vincente, fieramente consapevole dei propri mezzi, forte e convinto del proprio credo calcistico ma mai presuntuoso o arrogante. Uno sportivo non succube del politicamente corretto, uno che non se la tira neanche un po’, uno dei pochi protagonisti del nostro calcio che siamo riusciti a contattare personalmente, senza gli interminabili ed estenuanti filtri di procuratori e uffici stampa.

Dopo la promozione della Salernitana in Serie A, oggi tutti lo celebrano, tutti lo intervistano ma Castori per lunghi tratti della sua carriera è stato abbandonato dalle luci dei riflettori, rilegato nel cono d’ombra dell’oblio. Ha avuto, come è naturale che sia in tanti anni di lavoro, alti e bassi, conosciuto promozioni e retrocessioni, ha imparato a gestire le vittorie senza farsene travolgere ed esaltare troppo, tratto preziosi insegnamenti dalle inevitabili sconfitte.

Soprattutto non ha mai cercato scuse, non gli è mai appartenuta la cultura dell’alibi, ha sempre riconosciuto senza drammi le serate storte delle proprie squadre. «Stasera abbiamo commesso molti errori. Siamo stati in balia dei nostri avversari e abbiamo perso meritatamente» ha dichiarato molto onestamente ad esempio dopo la sconfitta per 2-0 a Ferrara contro la Spal, uno dei pochi passi falsi della sua Salernitana in questa esaltante stagione.

Nel 2004 ha saputo chiedere genuinamente scusa dopo la celebre rissa della finale playoff di C1 Lumezzane-Cesena, un episodio che lo vide negativo protagonista. Scontò la maxi squalifica di due anni in silenzio e senza vittimismo, soffrendo, circondato dall’affetto incondizionato di Cesena, con una grande forza interiore, convinto che quella sarebbe stata solo un’infelice parentesi in attesa di nuovi esaltanti capitoli della sua carriera. Durante quel periodo e tutte le stagioni romagnole, tra il 2004 e il 2007, senza mai cercare visibilità o farsi pubblicità, ha svolto anche un’intensa attività di volontariato presso la comunità di San Patrignano, divenendone testimonial. Un impegno sociale duraturo che ha concretizzato costituendo e allenando una squadra di calcio della comunità che, iscritta al campionato di Terza Categoria, grazie ai suoi consigli dalla tribuna ha conquistato – neanche a dirlo – la promozione in Seconda.

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Tutta la grinta di Castori, con la sua inseparabile tuta, ai tempi del Carpi. (ansa.it)

Dopo annate altalenanti, nel 2014 l’arrivo a Carpi. L’obiettivo prefissato e dichiarato della stagione era la salvezza e per raggiungerlo Castori non chiese al direttore sportivo dell’epoca, Cristiano Giuntoli, l’acquisto di fenomeni o di giocatori dal nome altisonante, ma semplicemente quello di ragazzi con una gran voglia di lavorare, possibilmente non “fighetti”. Castori trasmise tutta la sua grinta e la sua filosofia di gioco alla squadra, sempre compatta, unita, mai doma e disposta a mollare. Come nel 3-3 contro il Brescia, agguantato in rimonta dall’1-3, nonostante fosse rimasta in 9 a causa di due espulsioni e malgrado tre rigori fischiati contro. Alla fine dell’anno, dopo una cavalcata trionfale, arrivarono, assolutamente inaspettate, la conquista del campionato e la conseguente storica promozione con il marchio di fabbrica della miglior difesa del torneo. Castori e il Carpi, squadra di una città non capoluogo di provincia di appena settantamila abitanti, si affacciavano così per la prima volta in serie A.

In questa stagione la nuova fantastica impresa con la Salernitana. Facciamo un giochino e andiamoci a rivedere le griglie stilate dai principali quotidiani sportivi durante l’estate. Chi pronosticava la promozione della squadra campana in Serie A? Risposta semplicissima: nessuno. Un campionato condotto sempre nelle prime posizioni, un rendimento migliore rispetto a quello di vere e proprie corazzate molto più accreditate e costruite per vincere come Monza, Lecce, Spal, Frosinone, Chievo e sicuramente ne dimentichiamo qualcun’altra. Merito di un gruppo fantastico plasmato da un allenatore che non segue le mode ma che, fedele alla cultura del lavoro e dell’abnegazione, impartisce ai suoi calciatori direttive chiare ed efficaci.

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Castori portato in trionfo dopo la vittoria di Pescara e la matematica conquista della serie A. (lapresse.it)

La rivincita del gioco all’italiana rivisitato in chiave moderna, una fase difensiva curata nei minimi dettagli con pochi gol subiti e la porta di Belec rimasta inviolata per ben diciassette partite. Tanta corsa, organizzazione capillare, allenamenti durante i quali nulla è lasciato al caso. Lo sterile possesso palla lasciato agli altri, così come la costruzione del gioco dal basso che espone a tanti rischi e a cui Castori preferisce, in caso di necessità e pericolo, un bel pallone calciato in tribuna. L’attacco della profondità, la rapidità di esecuzione, la verticalizzazione sono i cardini, gli elementi essenziali, lo scopo stesso del suo gioco. Concetti che ha sintetizzato benissimo in una intervista alla Gazzetta dello Sport del 12 maggio scorso: «A me viene sonno quando vedo squadre che fanno cento passaggi senza mai tirare in porta. Io mi ritengo moderno, faccio il calcio di Klopp, di Simeone, dello stesso Guardiola. Il mio è un calcio efficace, per me il passaggio orizzontale in difesa non serve a niente […]. Il pallone se lo possono portare anche a casa, io mi prendo i 3 punti. Me ne frego delle mode».

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Una delle celebri coreografie allestite dalla Curva Sud allo Stadio Arechi. (salernitanalive.it)

Non vediamo l’ora di vederlo all’opera nella prossima stagione in una città, Salerno, che ritrova la serie A dopo 22 anni, in cui il calcio è sempre stata questione importante, di pancia, di identificazione, con lo stadio Arechi pronto, pandemia permettendo, ad accendersi di passione, colore granata, tifo incandescente. Comunque andrà la nuova avventura, Castori resterà sempre fedele ai valori della provincia italiana in cui è cresciuto, che lo fanno sentire così simile e vicino a quelle ragazze e a quei ragazzi che si è fermato ad ascoltare e a onorare fino all’ultimo istante del nostro Galà dello Sport.

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