Chris Amon, molto più di un pilota sfortunato

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Overtime Festival ha dedicato una sua edizione di qualche anno fa e il titolo di un libro realizzato a sostegno delle popolazioni terremotate di Castelsantangelo sul Nera alle storie degli sconfitti e vincenti. Quegli sportivi che non sono riusciti ad imprimere spesso i loro nomi negli albi d’oro, che non hanno portato a casa tanti memorabili trofei, ma che ciò nonostante si sono ritagliati un ruolo significativo nell’ambito delle discipline che hanno praticato. A partire da Dorando Pietri, il maratoneta emiliano che a distanza di decenni ancora ricordiamo, nonostante a vincere quella celeberrima maratona olimpica di Londra 1908 a causa della squalifica ricevuta alla fine non sia stato lui ma uno statunitense, tal Johnny Hayes, finito viceversa ben presto nel dimenticatoio.

Nel libro Chris Amon. La sfortuna non esiste (2022, Minerva), vincitore del premio selezione Bancarella Sport 2023, l’autore faentino Emiliano Tozzi ha ripercorso, restituendole piena e meritata giustizia, la vicenda umana e sportiva di un pilota neozelandese, Chris Amon, che in tanti anni di carriera non è mai riuscito ad aggiudicarsi un Gran Premio di Formula Uno ma che per tanti diversi fattori è stato un grande protagonista dell’automobilismo mondiale. Al di là delle vittorie che pure ha ottenuto in altre competizioni e categorie.

Tozzi ha voluto rivolgere lo sguardo e orientare l’attenzione del lettore oltre il luogo comune collettivo del “pilota sfortunato” che ha finito per oscurare virtù, capacità, imprese, storia stessa di Amon. Un luogo comune particolarmente fomentato da una frase lapidaria, implacabile, senza appello, del pilota italo statunitense Mario Andretti: “Se Amon facesse il becchino la gente smetterebbe di morire”.

La copertina del libro di Emiliano Tozzi. (Foto di Angelo Spagnuolo)

Di certo non si vogliono tacere le peripezie, i favori del pronostico non rispettati, le rotture meccaniche che tante volte hanno frustato sul più bello, durante gli ultimi giri di gara, proprio quando sembravano poter essere finalmente soddisfatte, le ambizioni di vittoria di Chris. Ma si intendono rimarcare anche gli altri aspetti della sua vita agonistica, i segni indelebili che ha lasciato in eredità al mondo del motorsport.

Vengono raccontati gli esordi nella sua terra di origine fino all’approdo in Europa, spinto e incoraggiato a intraprendere la carriera professionistica di pilota da un grande scopritore di talenti, Reg Parnell. E se in Formula Uno la vittoria proprio non voleva arrivare, le corse di endurance, all’epoca molto in voga e seguite dagli appassionati, gli regalarono maggior gloria.

Nel 1966, in coppia con Bruce McLaren, pilota poi divenuto anche celebre costruttore, ha condotto la Ford alla conquista della 24 Ore di Le Mans, un successo che prima di allora il colosso di Detroit, in forte contrapposizione con la Ferrari, aveva tanto agognato ma non era ancora mai riuscito a centrare.

Dopo il passaggio in Ferrari – primo e a tutt’oggi unico corridore ufficiale neozelandese a guidare le auto del Cavallino Rampante – si aggiudicò nel 1967 a bordo della meravigliosa P4 la 24 Ore di Daytona e la 1000 km di Monza. Imprese storiche condivise con Lorenzo Bandini, pilota con cui aveva trovato un feeling eccezionale, costruito un rapporto solido e simbiotico, dentro e fuori la pista. E chissà, probabilmente ora staremmo a raccontare un’altra storia, arricchita da altri e importanti successi, se quella coppia avesse potuto continuare ad esprimersi, se Bandini non avesse trovato la morte a seguito del terribile incidente sul circuito cittadino di Montecarlo nel maggio 1967.

Ad Amon e a Furia Mauro Forghieri, l’ingegnere di casa Ferrari che con il suo estro sopperiva al minor budget a disposizione rispetto alla concorrenza e che molto apprezzava la sensibilità di guida e le capacità di collaudo del driver neozelandese, si deve l’introduzione di un elemento tecnico fino ad allora mai utilizzato che avrebbe rivoluzionato la Formula Uno: l’alettone.

E fu proprio Amon a segnalare al mondo Ferrari, incoraggiandone l’ingaggio, un giovane, minuto e sconosciuto pilota canadese, approdato alle corse in auto dopo le gare in motoslitta fra neve e ghiaccio con le snow mobile: un certo Gilles Villeneuve che entrerà ben presto nel cuore di Enzo Ferrari e ti tutti i tifosi del Cavallino Rampante.

Il libro descrive quindi a 360 gradi tutte le sfaccettature della carriera di Chris, un pilota dal talento sconfinato, probabilmente frenato più che dalla sfortuna da una certa mancanza di consapevolezza nei propri mezzi, spesso schiacciato dal peso di mille dubbi e dalla concorrenza di compagni di squadra più sfrontati e sfacciati di lui come il belga Jacky Ickx.

A quanti gli chiedevano del suo rapporto con la buona e la cattiva sorte, Amon, morto nel 2016 all’età di 73 anni per cause naturali e sopravvissuto a un’epoca in cui l’automobilismo mieteva vittime in pista generando eroi, una volta rispose: “Molti hanno detto che sono sfortunato. Ci sono due modi per valutare questo: alcuni dei fortunati oggi non sono qui. Io ho sempre bilanciato entrambi gli aspetti”.

 

CHRIS AMON. LA SFORTUNA NON ESISTE

di Emiliano Tozzi

MINERVA – 287 pagine

Euro 18,00

 

Foto copertina di Anefo, CC0 1.0 Universal

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