Il calcio, “Un gioco da ragazzi” raccontato da Bruno Conti

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Molti libri sono stati scritti e pubblicati sui protagonisti della vittoria italiana ai Mondiali di calcio 1982 giocati in Spagna. Sono stati realizzati anche apprezzabili spettacoli teatrali, tra cui Italia Mundial di Federico Buffa che ha incantato e deliziato il pubblico maceratese durante l’edizione 2022 di Overtime Festival.

Conosciamo ormai molto bene i volti, le carriere, le vicende umane e sportive di quei ragazzi che guidati, motivati e protetti da mister Enzo Bearzot riuscirono a centrare un’impresa epica, nonostante fossero stati accompagnati durante il girone di qualificazione giocato a Vigo dalla sfiducia, le critiche, gli sberleffi, le cattiverie di opinione pubblica e stampa, con poche rare isolate eccezioni.

Nemmeno la conquista del Mondiale 2006 da parte degli Azzurri di Marcello Lippi ha avuto l’effetto di archiviare, relegare in soffitta, offuscare e sbiadire il ricordo di quei campioni che nel 1982 regalarono una grande gioia a un’Italia reduce dagli affanni e dalla pesante cappa degli anni di piombo e di stragi che in alcuni troppi casi restano ancora vergognosamente impunite.

L’interesse verso quei calciatori e quella magica avventura in Spagna ha conosciuto una nuova impennata nel 2022, in occasione del quarantennale da quella impresa, e ancor prima nel 2020 dopo la prematura scomparsa di Paolo Rossi, simbolo e cannoniere di quella compagine, nelle prime fasi del Mondiale giudicato bollito e dopo i gol a Brasile, Polonia e Germania elevato ad eroe nazionale con tanti giornalisti e appassionati a praticare uno sport dalla lunga tradizione: il salto sul carro del vincitore.

Fatta questa premessa, può nascere spontanea una domanda in chi come me si sia approcciato alla lettura di Un Gioco da Ragazzi (2022, Rizzoli), libro inserito tra i 6 finalisti del Premio Bancarella Sport 2023, scritto a quattro mani da uno degli eroi di Spagna 1982, Bruno Conti, e dal giornalista e inviato di Mediaset Giammarco Menga: in questo nuovo libro sarà raccontato qualcosa di inedito rispetto alle tante cose già conosciute, emerse e scritte su Bruno Conti?

Giammarco Menga, inviato di Mediaset e autore del libro. (Foto Overtime)

È un’autobiografia che ha sicuramente il merito di descrivere la carriera e la vita di Bruno Conti da una prospettiva, un’angolazione originale. Vengono ovviamente menzionate le partite salienti, le azioni, i gol e i tanti cross sfornati dal giocatore di Nettuno per i compagni della Roma e della Nazionale. Ma centrali nel racconto sono soprattutto la vita fuori dal campo, gli affetti familiari, l’amore per la moglie Laura, il puro piacere di giocare a calcio al di là dei guadagni, gli episodi occorsi durante i tanti ritiri, gli scherzi tra compagni, l’attaccamento viscerale ai colori della Roma, il cordone ombelicale mai reciso con la sua città, Nettuno, e con gli amici di infanzia rimasti i migliori amici anche dopo i trionfi.

Ne traspare il ritratto di un uomo che ha fatto della semplicità la cifra stilistica della sua esistenza, di “un calcio di una volta” con già tante problematiche al suo interno ma fatto di fatica e divertimento, molto più genuino di quello odierno. Bruno Conti è nato in una famiglia non benestante, tutt’altro, e non ha mai dimenticato i tanti sacrifici fatti da papà Andrea e mamma Secondina per non far mancare l’indispensabile a lui e ai suoi fratelli.

La copertina del libro. (Foto di Angelo Spagnuolo)

Sorprende quasi leggere che per Bruno Conti il plus ultra era condividere le gioie dei suoi successi con la famiglia e pochi fidati amici nella sua casa di Nettuno, davanti a un piatto di fettuccine al ragù cucinate dalla mamma. E sempre a casa, nello specifico nella cantina di casa, si rifugiava per ricaricare le pile, rimarginare le ferite procurate dalle sconfitte, metabolizzare insuccessi come la finale di Coppa Campioni persa a Roma ai rigori contro il Liverpool, trarre insegnamento dagli errori – non solo quelli dal dischetto del rigore – per tornare sul campo più forte di prima.

Non aspettatevi da “Un Gioco da Ragazzi” retroscena epocali svelati, scomode verità scoperchiate. Non rientra nel solco di quelle autobiografie tanto in voga in questo periodo in cui si spara a zero su allenatori, avversari, compagni di squadra per vendere qualche copia in più con tanto di succulente e velenose anticipazioni prima dell’uscita in libreria. Ciò non toglie che ad esempio Michel Platinì sia definito da Conti il re dei provocatori, che venga raccontata con molta franchezza la poca sintonia con mister Sven-Göran Eriksson, l’assoluta incompatibilità con Ottavio Bianchi che lasciò in panchina Bruno per un’intera stagione e che non si presentò neppure alla sua partita di addio al calcio organizzata il 23 maggio 1991 adducendo di avere un appuntamento con il commercialista per la denuncia dei redditi.

Nell’opera emergono soprattutto episodi gioiosi, molti dei quali condivisi con i compagni di squadra: gli scherzi all’autista del pullman della Roma; gli avventurosi viaggi in macchina con Roberto Pruzzo nell’annata del prestito al Genoa; la strana convivenza in camera con Carlo Ancelotti che si addormentava tassativamente alle dieci mentre Bruno restava sveglio per quasi tutta la notte con TV rigorosamente accesa; il rapporto complice con mister Nils Liedholm, uno svedese atipico, ironico e scaramantico all’ennesima potenza.

L’autobiografia, impreziosita dalla prefazione di Francesco Totti, ripercorre una storia che è anche uno stimolo a non mollare, mai. A Bruno Conti non è stato regalato niente. Ha realizzato il sogno di vincere un Mondiale e uno Scudetto con la Roma con sacrificio e tenacia. Tanta tenacia, visto che da giovane non si è fatto neppure abbattere dall’esito negativo di ben tre provini con squadre professionistiche in cui fu scartato perché di bassa statura e troppo gracilino. La forza di volontà, unita al talento cristallino e innato, ha prevalso.

 

UN GIOCO DA RAGAZZI

di Bruno Conti con Giammarco Menga

RIZZOLI – 205 pagine

Euro 17,00

 

Foto copertina di autore sconosciuto/Danyele, da Franco Pagliari (February 20, 1974). “A San Siro Bruno Conti ha giurato di diventare grande”. Giallorossi: 27, in pubblico dominio)

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