Tokyo 2020,
l’ennesima sfida
di Assunta Legnante

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assunta legnante

È un’autentica fuoriclasse del getto del peso e del lancio del disco. Una delle punte di diamante dell’intero movimento sportivo paralimpico italiano. Una campionessa che non si è arresa nemmeno al tempo che passa e al gravissimo infortunio al tendine d’Achille sinistro occorsole ad ottobre 2020, mentre si stava allenando in pedana a Civitanova Marche. L’ennesimo ostacolo che ha rischiato seriamente di interromperne la carriera, un nuovo brutto colpo, di fronte al quale ha dimostrato ancora una volta tutta la sua grinta, la capacità di reazione, la determinazione a non arrendersi mai. L’espressione “non mollare mai”, il termine resilienza, così esageratamente abusati nell’ultimo periodo, paiono assolutamente appropriati se accostati alla sua vicenda.

Assunta Legnante è partita con una valigia carica di sogni e aspettative alla volta di Tokyo per partecipare alla sua terza paralimpiade, ennesimo capitolo di una storia sportiva ed umana travolgente ed emozionante. Possibilmente per ribadire e confermare una supremazia già culminata nella vittoria dei due ori conquistati nel getto del peso categoria F11-12 alle Paralimpiadi di Londra 2012 – con tanto di record del mondo – e di Rio De Janeiro 2016. Sicuramente per continuare a divertirsi e fare ciò che più le piace e la entusiasma: competere e lanciare il peso e il disco il più lontano possibile, verso mete e misure sempre più ambiziose.

legnante

Assunta Legnante sul gradino più alto del podio di Londra 2012. (@ParaAthletics on Twitter)

Nonostante le tante prestigiose medaglie d’oro conquistate – le ultime due ai Campionati del Mondo di Dubai nel 2019 – la portacolori della Anthropos Civitanova Marche, campana di nascita e marchigiana d’adozione, ha ancora tanta fame di vittorie e nuove esperienze.

Assunta ha trovato nello sport una grande occasione di rinascita dopo la perdita totale della vista causata da un glaucoma congenito, che aveva drammaticamente interrotto la sua carriera sportiva costellata di tante soddisfazioni. Tra i cosiddetti normodotati “Cannoncino” è stata campionessa europea indoor a Birmingham nel 2007, capitana della nazionale ai Mondiali di Osaka 2007, ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008.

Noi di Storie all’Overtime abbiamo avuto il piacere e l’onore di conoscerla già nel 2012, durante la seconda edizione del nostro festival. Ne abbiamo apprezzato lo spirito indomabile, la spontaneità, il senso dell’umorismo, la forza di non piangersi addosso. Durante la presentazione del libro di Paolo Genovesi “Liberi di sognare” moderata dalla giornalista Elisabetta Ferri, ha raccontato alla platea e ai tanti giovani presenti la sua storia, le traversie, la voglia di non arrendersi, con semplicità, senza enfasi o frasi ad effetto, senza atteggiarsi a diva o maestra di vita. E a quanti le hanno domandato le ragioni per cui ha deciso, dopo la perdita della vista, di cimentarsi nella carriera paralimpica candidamente ha risposto: «Sono sincera, all’inizio l’ho fatto soprattutto per ragioni economiche. Mi allettavano i premi in denaro previsti per i vincitori delle gare».

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Assunta Legnante festeggia l’oro ai Mondiali di Dubai 2019. (sport.periodicodaily.com)

Come ci ha raccontato anche nel 2013 alla sua seconda partecipazione ad Overtime, da quel momento in poi sono cominciate le sfide: la voglia di migliorarsi, di non porsi limiti, di lanciare quel peso verso misure che apparivano impossibili ed essere esclusivamente alla portata di atleti normodotati.

Con in testa un sogno, quello di riuscire a gareggiare assieme ai normodotati stessi, purtroppo non ancora realizzato. Nonostante già nel 2014 la Legnante, con una continua serie di record del mondo, sia riuscita a lanciare il peso fino a 17.32, misura nettamente superiore ai 16.30 metri richiesti dalla Federazione come minimo per la qualificazione agli Europei di Zurigo riservati ai normodotati.

Comunque andrà a Tokyo, siamo sicuri che l’atleta campana ci regalerà grandi emozioni e affronterà questa nuova sfida sportiva con il sorriso, tanta generosità, l’innata sana cattiveria agonistica. Sperando di non sentirla più definire qua e là, come accaduto spesso in passato, l’Oscar Pistorius italiano: non tanto per le drammatiche vicende di cronaca nera che hanno visto protagonista l’atleta sudafricano, ma perché Assunta Legnante e la sua carriera hanno sempre brillato di una splendente luce propria.

 

Foto copertina – fidal.it

 

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