Fortunatamente gli atleti italiani ci hanno regalato spesso grandi emozioni e splendidi successi, non in una sola disciplina ma in tanti sport. Pur essendo pressoché impossibile e ingeneroso stilare una classifica, tra le vittorie che più ci hanno entusiasmato ed esaltato includiamo l’oro vinto ai Mondiali di atletica leggera di Helsinki 1983 sulla distanza dei 10.000 metri da Alberto Cova che quinto a 60 metri dal traguardo riuscì sul rettilineo finale a sopravanzare tutti ma proprio tutti, compreso l’idolo e beniamino di casa Martti Vainio.

Alberto Cova.
Colonna sonora di quel trionfo fu l’urlo “Covaa!!! Covaa!! Covaa!!!” con il quale l’indimenticato e solitamente compassato telecronista Paolo Rosi commentò e accompagnò dal microfono RAI quella rimonta senza riuscire a trattenere un entusiasmo che contagiò i milioni di Italiani incollati davanti alla TV a seguire quella gara di mezzofondo.
Cova, dopo molti anni dalla conclusione della sua carriera, ha voluto ripercorrere non solo quel successo ma l’intera sua vicenda agonistica, rivelando i pensieri dell’atleta e le emozioni dell’uomo, nel libro “Con la testa e con il cuore” (2020, Sperling & Kupfer), scritto insieme a Dario Ricci, autore di saggi di storia dello sport e una della voci di Radio24-IlSole24Ore, dove è ideatore e conduttore del programma “Olympia”.

La copertina del libro.
L’opera racconta i primi approcci all’atletica di Alberto, con la qualità e la sensibilità dei suoi piedi notate dal suo professore di educazione fisica Carlo Pozzoli e dal primo allenatore a Mariano Comense, Sergio Colombo; la grinta con cui concluse la sua prima gara in assoluto, una corsa campestre nel gelo e nella pioggia, nonostante avesse perso una scarpa intrappolata nel fango; la scelta di provare a fare di quello sport il suo lavoro comunicata non senza esitazioni e titubanze, dopo il conseguimento della maturità, ai genitori e soprattutto alla madre che lo vedeva già ragioniere assunto in una banca della Brianza.
Tra le primissime competizioni internazionali cui ha partecipato, nel 1977, con la maglia dell’Italia, gli Europei Juniores, a Donetsk, a quel tempo territorio dell’Unione Sovietica. Una città che – è bene ricordarlo in questi tragici tempi di guerra – ha rivestito un ruolo significativo nella storia dell’atletica in quanto vi si allenava un certo Sergej Bubka, fuoriclasse ucraino autore di 35 record del mondo tra outdoor e indoor nel salto con l’asta.
Momento chiave della carriera di Cova il passaggio alla Pro Patria Milano sotto la guida dell’allenatore Giorgio Rondelli, grande tecnico stratega e motivatore, che lo affiancherà in tutte le sue vittorie. Sottoponendolo a dure sessioni di allenamento svolte alla Montagnetta di San Siro, luogo sportivamente conosciuto anche per l’impresa di Alberto Tomba che, ancora giovanissimo e appartenente alla nazionale B di sci, il 23 dicembre 1984 si rivelò per la prima volta all’attenzione generale proprio là, vincendo lo slalom parallelo di Natale e battendo tutti gli atleti italiani più accreditati che partecipavano alla Coppa del Mondo.

I due autori del libro insieme all’ex fisioterapista della Nazionale italiana di atletica leggera Nazareno Rocchetti. (Foto Overtime)
Il trionfo che invece consacrò il mezzofondista lombardo a livello internazionale fu la vittoria dell’oro agli Europei di Atene 1982 conquistata lasciando alle sue spalle quelli che saranno i rivali di una vita: il tedesco dell’est Schildhauer, il finlandese Vainio e il portoghese Lopes. Un risultato ottenuto da outsider, essendo arrivato in Grecia semplicemente come talento di belle speranze, pronto, se ce ne fosse stata l’opportunità, a cogliere l’occasione giusta.
Con ben maggiori responsabilità, pressioni e aspettative coltivate dai mass media e dall’opinione pubblica si presentò ai Mondiali 1983 di Helsinki, considerato tra i più seri e papabili candidati all’oro dell’intera spedizione azzurra in Finlandia. Non tradì le attese e raggiunse l’obiettivo, consapevole della sua forza, in stato di grazia psico-fisico, demiurgo di ogni aspetto della sua condotta.
Si riconfermò primo della classe anche un anno dopo, alle Olimpiadi di Los Angeles, quando avvertì con ancor maggiore pesantezza tutta la pressione di essere considerato l’uomo da battere sui 10.000 metri, sia per le vittorie conseguite nei mesi precedenti a Oslo e in altri prestigiosi meeting, sia per l’annunciata assenza alla competizione a cinque cerchi dei mezzofondisti sovietici e della Germania dell’Est a causa del boicottaggio. Il 6 agosto 1984, nel prestigioso contesto del Memorial Coliseum di Los Angeles, riuscì a scrollarsi di dosso ben presto tutta la tensione accumulata nei giorni di vigilia e a battere nettamente ancora una volta Vainio che pure aveva cercato di sorprenderlo cambiando invano tattica, anticipando la volata di cui Cova era assoluto maestro, provando ad aumentare progressivamente il ritmo. Una nuova memorabile impresa quella vittoria americana che accrediterà Alberto come primo e unico italiano nella storia del mezzofondo sul gradino più alto del podio europeo, mondiale e olimpico. Il tutto realizzato in appena tre intensissime esaltanti stagioni.

Alberto Cova e Dario Ricci durante una presentazione promossa dal Panathlon Club di Pesaro. (Foto Panathlon Pesaro)
La sua carriera sportiva, come quella di tanti altri atleti che gareggiano a così alti livelli, è stata costellata di infortuni, difficoltà, amarezze e sconfitte che vengono ripercorse senza reticenze e con serenità, perché seppur dolorose lo hanno aiutato a crescere, a migliorarsi come corridore e come uomo, a trovare dentro sé stesso nuovi stimoli e motivazioni. E’ purtroppo stata anche turbata da accuse velate ma pesanti, come quella di aver fatto uso di pratiche dopanti, peraltro assolutamente mai corroborata da prove o fatti e respinta con assoluta fermezza da Cova anche nelle pagine del libro. E’ stata caratterizzata anche da rivalità accese, tra le quali spicca per spigolosità quella con un altro grande campione dell’atletica italiana, Stefano Mei, con il quale non ci fu mai empatia né dentro né fuori la pista.
Terminata l’attività sportiva, Cova non si è adagiato sugli allori e gli antichi successi, non ha voluto vivere di ricordi e nostalgia, ha intrapreso nuove strade, accumulando esperienze professionali di successo in molti settori, forte della sobrietà e della misura cui è stato educato. L’atletica è stata una parentesi molto importante della sua vita, ma non assolutizzante, totalizzante. A dimostrazione di ciò ha rimesso in palio i trofei vinti in una miriade di competizioni amatoriali, mettendoli generosamente a disposizione degli organizzatori di turno. E per dare un taglio ancora più netto con il passato si è sbarazzato dei suoi celebri baffi, con cui aveva convissuto una vita ma che all’improvviso gli erano diventati stretti.
CON LA TESTA E CON IL CUORE
di Alberto Cova con Dario Ricci
Sperling & Kupfer – 211 pagine
Euro 17,90
Foto copertina – I due autori del libro insieme all’ex fisioterapista della Nazionale italiana di atletica leggera Nazareno Rocchetti. (Foto Overtime)











